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La Polonia verrà salvata dalle donne – l’Espresso

espresso.repubblica.it – Reportage – La Polonia verrà salvata dalle donneIn un paese sempre più xenofobo e autoritario, un nuovo movimento femminista rappresenta la resistenza politica e culturale. In prima fila nei cortei per la democrazia, minacciata da fascisti e dal governo in carica   – di Wlodek Goldkorn foto di Maciek Nabrdalik per L’Espresso

Era meno di un anno fa, l’11 novembre, festa nazionale della Polonia. Mentre 60 mila fascisti, protetti dai cordoni della polizia al servizio del presidente, dove per il presidente si intende il capo del Partito diritto e giustizia (Pis) Jaroslaw Kaczynski, marciavano nelle strade principali di Varsavia fra tripudi di bandiere e nell’acre odore della polvere dei razzi sparati; ecco, mentre 60 mila seguaci delle dottrine di Francisco Franco e Benito Mussolini mostravano i muscoli nella capitale polacca, quattordici donne, manager e infermiere, psicologhe e bibliotecarie e qualche pensionata, si sedevano in mezzo alla strada con un semplice e candido striscione in mano: “Faszyzm stop”. Stop al fascismo.

Finirono calpestate, picchiate, insultate («Brutta puttana, che ci fai qui? Tuo marito non ti scopa a casa?»).

Senza perifrasi, oggi, in Polonia la resistenza è la Resistenza delle donne. A partire dai loro corpi, dal linguaggio, dai metodi di lotta. Sono state loro, un anno fa, a scendere in piazza contro una legge che voleva rendere l’aborto impossibile, ed erano milioni di donne.

E ci sono sempre le donne nelle primissime file delle manifestazioni in difesa dell’indipendenza della magistratura e per la democrazia, minacciata non solo dai fascisti, ma anche dal governo in carica.

foto – Polonia, la protesta del movimento femminista

La Storia talvolta è capricciosa e sorprendente: in Polonia, un Paese in cui per decenni mancava ogni pensiero femminista, oggi è il linguaggio femminista l’unico idioma in grado di rappresentare un futuro che non sia di razzismo e oppressione.

E forse questa vicenda, la costruzione di un nuovo linguaggio sulle macerie di ogni idioma di sinistra, non riguarda solo la Polonia. Joanna Scheuring-Wielgus la incontriamo in un ristorante di fronte al Parlamento. Deputata, ha 45 anni e tre figli.

È nata in una famiglia cattolica; padre ex marinaio, seguace di Kaczynski. Lei è il volto più popolare della resistenza parlamentare.

A volte, con voce calmissima, chiede ai rappresentanti della maggioranza: «Non costringeteci a mandarvi in galera per aver violato la Costituzione, quando non sarete più al potere». Dice che «in Polonia le donne sono minacciate nella loro sicurezza personale» e quindi «la difesa dei loro corpi coincide con la difesa della democrazia».

Poi, man mano che la conversazione si fa meno formale, racconta quanto le famiglie siano spaccate in due, con fratelli e sorelle che non si frequentano più; come ai tempi dell’affaire Dreyfus in Francia.

E dice che l’unico modo per ripristinare un minimo di coesione sociale è l’azione delle donne, perché «abbiamo la capacità di tessere reti, di dialogare». E poi: «Ricordiamoci che quasi la metà dei polacchi è a favore della libertà di scelta per quanto riguarda l’aborto».

Annuncia una proposta di legge in tal senso, che verrà presentata al parlamento e anche se non passerà «sarà un atto politico importante».

Aveva 17 anni Scheuring-Wielgus quando la Polonia divenne democratica. La nuova libertà aveva un nome e cognome, Lech Walesa, maschio, cattolico, leader leggendario di Solidarnosc.

E oggi, per una donna che per ragioni anagrafiche non ha fatto la Resistenza al comunismo, chi è Walesa? «Un simbolo, un uomo cui bisogna essere grati».

Un modo per dire (e lo ripeteranno quasi tutte le nostre interlocutrici): un uomo del passato. Krystyna Kacpura invece di anni ne ha sessanta. Dirige la Federazione per le Donne, un’organizzazione che si occupa di contraccezione, diritti sessuali e pianificazione familiare.

Dice: «I politici di Solidarnosc assieme agli ex comunisti, nei primi anni Novanta decisero di far pagare alle donne il prezzo del servizio che la Chiesa ha reso alla Polonia (fu la Chiesa a garantire la transizione di potere nell’estate ’89). L’aborto fu proibito, se non in pochissimi casi, e le donne private dei diritti».

La frase appena citata spiega perché le donne per difendere se stesse abbiano dovuto inventare parole nuove, fuori dalla politica istituzionale. O meglio, l’illusione allora era che l’incontro tra una sinistra liberale e un cattolicesimo democratico, sotto l’egida di Karol Wojtyla (e che diede l’origine a Solidarnosc), potesse rifondare la società e la Chiesa.

Rappresentanti del movimento Women in...
Rappresentanti del movimento Women in Strike

E invece non è andata così. Caduto il comunismo, la Chiesa è tornata nazionalista. La politica di destra, invece, ha recuperato il vecchio linguaggio xenofobo e autoritario, mentre la sinistra ha perso la parola.

Ambedue hanno tradito le donne. E allora alle donne non è rimasto altro che organizzarsi e reinventare il linguaggio dell’avvenire.

Di organizzazioni femminili ce ne sono a dozzine, dai nomi fantasiosi e prosaici. La più grande: Kongres Kobiet, il Congresso delle donne, arriva fin ai piccoli villaggi dove ci si riunisce, si discute, ci si oppone agli anatemi dei parroci.

Al raduno nazionale quest’anno hanno partecipato seimila donne. Ma c’è di più. Uno dei miti più cari alla retorica patriottica e maschile è quello dell’Insurrezione di Varsavia del 1944. Una sollevazione armata contro i nazisti, finita con la distruzione della città e la morte della meglio gioventù (poeti, musicisti, scrittori).

Un esempio di eroismo disperato, che oggi viene messo in discussione da storici e non solo. Dice Kacpura: «È grazie al linguaggio femminista che l’idea del martirio per la Patria non è più tabù». E spiega: «Le donne sanno che l’importante è sopravvivere e dar vita».

«Sì, le donne sono il motore della rinascita della società civile», conferma Agata Diduszko-Zyglewska. Trentacinquenne, è la penna più importante di Krytyka Polityczna, rivista di sinistra e radicale. Parla di cose concrete.

L’aborto è una questione di classe: le donne benestanti possono permettersi di andare all’estero; quelle più povere devono arrangiarsi.

Ma anche: una donna su quattro ha almeno una volta interrotto la gravidanza; sempre più numerose sono le donne che lasciano la Chiesa (si parla di due milioni di persone); un fenomeno che però non porta i vescovi a un ripensamento, ma anzi verso posizioni sempre più rigide. Cita vicende di giovani madri indotte a portare la gravidanza fino in fondo, al costo della vita. Insiste: non c’è rassegnazione; c’è la rivolta.

Iwona Wyszogrodzka, attivista di...
Iwona Wyszogrodzka, attivista di Obywatele RP

Iwona Wyszogrodzka, 45 anni, è uno dei volti più conosciuti di questa rivolta. Alta, bionda, ha un corpo imponente, che mette in gioco spesso. Più volte, da sola, ha tentato di fermare le marce dei fascisti.

Anima i sit-in davanti al parlamento, regolarmente conclusi con la polizia che la porta via di peso. Dice che alla politica è arrivata poco più di un anno fa e subito ha collegato la questione della democrazia a quella del corpo femminile («Pensi al processo per stupro davanti a un tribunale che dipende dal partito al governo»).

Legge molto («con la Bustina di Minerva di Eco ho scoperto quanto ero ignorante»). La paura? Una volta sola, quando qualcuno le si è messo davanti e le ha detto: «Tu non esisti». Sorride: «Io sulle barricate ci vado truccata, tacchi alti e unghie laccate di rosso. La nostra è una rivoluzione delle donne».

Le foto La protesta del movimento femminista

#IoSonoAntifascista

Stefania Spanò

Sorgente: La Polonia verrà salvata dalle donne – l’Espresso

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