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La geopolitica dei gasdotti – Sputnik Italia

L’esplosione avvenuta all’impianto del gas di Baumgarten in Austria ha destato molta preoccupazione in Europa e in Italia, ma ha anche risollevato la questione della partita del gas, in cui gli Stati Uniti ostacolano ogni riavvicinamento fra Russia ed Europa. La geopolitica dei gasdotti.

L’incidente all’hub austriaco di Baumgarten, snodo fondamentale per la distribuzione di gas proveniente dalla Russia ha provocato un blocco delle forniture verso l’Italia solo per qualche ora, ma ciò è bastato per creare panico sui giornali e per ritornare al vecchio dibattito sulla diversificazione energetica e sulla dipendenza dal gas russo.Negli anni molti grandiosi progetti come il South Stream, il Turkish Stream e il Nord Stream hanno fatto rosicare gli Stati Uniti che in tutti i modi, anche ricorrendo a sanzioni, cercano di allontanare l’Europa dalla Russia impedendo la costruzione dei gasdotti. Possiamo parlare di una vera e propria guerra del gas, anche se la costruzione dei gasdotti porterebbe posti di lavoro, cooperazione fra governi e industrie.

Marco Valerio Solia
© Foto: foto fornita da Marco Valerio Solia
Marco Valerio Solia

La partita del gas non ha quindi un valore solamente economico, ma anche geopolitico ed è l’Europa il terreno di scontro. Una cosa è certa: il gas russo a tutti gli effetti è quello più conveniente per l’Europa e difficilmente sostituibile. I gasdotti, capaci di unire Paesi lontanissimi, sono una necessità e un’opportunità per tutti, russi ed europei. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Marco Valerio Solia, storico, studioso della politica mediterranea italiana, autore di “Mattei, obiettivo Egitto”.— L’incidente a Baumgarten in Austria ha risollevato la questione dell’approvvigionamento del gas italiano. È bastato un piccolo blocco per creare panico mediatico, ma anche qualche riflessione. Marco Valerio, che ne pensi?

— Quest’incidente ci ha ricordato che la diversificazione energetica è sempre positiva. L’Italia si è vista venir meno, seppur per poche ore, l’approvvigionamento da uno dei canali più importanti, cioè dalla Russia via Austria. Ovviamente si è riaperto il dibattito sulla diversificazione e sulla necessità di saper rispondere anche ad emergenze simili. Fortunatamente tutto si è risolto in poche ore, peraltro l’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di scorte in Europa.

Da un punto di vista geopolitico il caso di Baumgarten ci mostra come non possiamo affidarci esclusivamente ai corridoi esistenti. Qualsiasi ipotesi di nuovi rifornimenti sia dalla Russia sia dal settore mediorientale è positiva. In Italia al momento vi è un grosso dibattito su quello che riguarda la Trans Adriatic Pipeline, l’arrivo potenziale di 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaigian. È un gasdotto che collegherebbe Grecia, Albania e Italia, ma a sua volta si connetterebbe ad altri gasdotti che stanno prendendo piede in Turchia, in Georgia, in Azerbaigian per collegare il Mar Caspio con l’Italia.

— Al momento il gas russo è quello che prevale nelle forniture all’Italia, parliamo di un tasso maggiore del 40%. Il gas russo quindi è fondamentale per l’Italia?

— Il gas russo è difficilmente sostituibile. Per quanto riguarda il petrolio, l’Italia lo importa dalla Russia in discreta percentuale, per quanto riguarda il gas le cifre invece raddoppiano. Oltre al gas russo va aggiunto che un quarto delle importazioni italiane provengono dall’Algeria. Ci rendiamo conto di come oltre due terzi delle importazioni italiane di gas provengano da appena due Paesi. Questo deve farci riflettere dal punto di vista della diversificazione. Se i Paesi importatori di gas hanno una dipendenza rispetto al Paese che esporta, c’è da dire che anche il Paese esportatore è dipendente dagli altri. Il 70% del gas che la Russia esporta lo manda infatti verso l’Europa. È un rapporto di interdipendenza.

— Qual è l’importanza geopolitica del gas e del petrolio?

— Non si tratta infatti solo di questioni energetiche ed economiche, ma qui tocchiamo anche un ambito prettamente geopolitico, dove subentrano altre dinamiche. Esiste una forte tendenza da parte dell’establishment statunitense a impedire che si possano saldare le materie prime russe con l’industria europea. Si cerca in altre parole di dividere il territorio dell’Eurasia, che sarebbe in grado ipoteticamente di congiungere il continente europeo alla Russia ed alla Cina. Si creerebbe quindi un blocco che potenzialmente sarebbe in grado di rivaleggiare con gli Stati Uniti. Molte delle crisi attuali derivano da queste tensioni. Ci ricordiamo le pressioni contro il raddoppio del Nord Stream che legherebbe ancora di più la Russia alla Germania, ancora prima le pressioni contro il South Stream e la preferenza per il TAP. Parliamo di pressioni per dividere l’Europa dalla Russia. Non solo economia quindi, ma anche geopolitica.

— Il gas russo fra l’altro è quello più conveniente per l’Europa, soprattutto se lo confrontiamo allo shale gas americano? Anche il gas di scisto rientra nel disegno per dividere Europa e Russia?

— Sì, non a caso si parla del 2018 come dell’anno della guerra del gas, in senso lato ovviamente. Sicuramente esistono delle pressioni verso un allontanamento fra Russia e Europa, allo stesso tempo le condizioni geografiche impongono che Russia ed Europa collaborino. È una collaborazione che difficilmente si potrà arginare. Nonostante esistano forti criticità nei confronti dei diversi progetti infrastrutturali in campo, il mio parere è che alla lunga non potrà che prevalere la prossimità geografica.

La Russia ha la necessità di esportare idrocarburi, l’Europa ha bisogno di gas. Il gas inoltre ad un prezzo conveniente serve. Quando poi parliamo di Unione europea dobbiamo ricordarci che non abbiamo a che fare con un soggetto che agisce in maniera univoca e compatta. Parliamo di diverse sensibilità nei confronti della Russia. È quasi banale sottolineare come i Paesi dell’Europa orientale, paradossalmente quelli più dipendenti dal gas russo, sono quelli più distanti di fatto dalla Russia. È un approccio diverso alla Russia rispetto a quello del cosiddetto “club di amici della Russia”, come la Francia, l’Italia e per certi versi la Germania. Sarà interessante vedere come si delineeranno queste esigenze con le pressioni di cui parlavamo prima su un’area che dovrebbe essere un unicum fra materie prime e industrie.

— I gasdotti dovrebbero unire i popoli e non dividerli, dare possibilità di lavoro, no?

— Sì, innanzitutto un’opera come la costruzione di un gasdotto su tratte così lunghe è un progetto che dura anni. Solo questo crea una serie di passaggi di conoscenze tecnologiche, un aumento della professionalità, contatti fra governi e industrie. È qualcosa che unisce a livello infrastrutturale aree geograficamente non vicinissime. Il gasdotto è la porta preferenziale per trasportare il gas, i russi lo sanno molto bene. È un’esigenza di tutti, anche di noi europei, fermo restando ovviamente che è necessario diversificare.

Sorgente: La geopolitica dei gasdotti – Sputnik Italia

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