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ILVA: COMUNICATO DEL PARTITO OPERAIO | Operai Contro

ILVA di Taranto

Un colpo di spada

 Parliamo chiaro, fra operai.

Se lavorare all’Ilva deve essere una morte anzitempo per noi e per coloro che ci stanno più vicino, che l’ILVA chiuda, e finisca fra le macerie.

Come mangeremo? Si chiede l’operaio sconfitto che a testa bassa, con la morte sulle spalle vuole il lavoro ad ogni costo. Qualcuno dovrà pensarci! Rispondono gli operai che ancora hanno sangue nelle vene. Se 20.000 operai si presentano alla società compatti e minacciosi, pronti a ribellarsi non è facile ricattarli.

I probabili nuovi padroni, i signori di Arcelor Mittal e il loro fido portavoce, l’isterico ministro Calenda, non fanno certo un favore agli operai continuando ad avvelenarli sul lavoro. Lo fanno solo per i loro interessi: profitti per gli investitori e tangenti per la banda di Calenda. Viviamo nel mondo rovesciato delle chiacchiere televisive dove i padroni ci fanno un favore a sfruttarci, ma si è creduto per 2.000 anni che la terra fosse piatta…

Emiliano, presidente della regione Puglia, per prendere voti o per favorire altri aspiranti padroni, ha fatto ricorso contro l’allungamento dei tempi di bonifica della fabbrica, deciso dal Governo, per favorire la nuova proprietà. Qualunque siano le ragioni di Emiliano e del sindaco di Taranto rimane il fatto che il Governo, con la prepotenza che si manifesta bene nel comportamento isterico e ricattatorio del ministro Calenda, ha deciso di spostare avanti la bonifica, condannando operai e abitanti di Taranto a continuare ad avvelenarsi per anni, per un pezzo di pane.

I sindacalisti sono finiti male, ancora una volta si schierano con i padroni. Sono i portatori diretti del ricatto o il lavoro o la fame. Per anni hanno fatto da megafono al ricatto o la produzione senza le dovute garanzie di sicurezza o la chiusura della fabbrica e la condanna alla miseria. Per anni ce lo hanno ripetuto nelle assemblee e ci hanno spinto col ricatto del lavoro ad accettare qualunque condizione. Anche i più ciechi scoprono oggi la schiavitù degli operai.

Il nemico è Emiliano che fa ricorso contro la decisione del Governo, o Calenda e i nuovi padroni di cui è portavoce? Per i geni dei cosiddetti “rappresentanti dei lavoratori” il nemico è Emiliano, invece di organizzare scioperi, proteste dure contro le minacce del ministro ed i suoi cari imprenditori, danno vita ad una sparuta protesta sotto la Regione Puglia.

Gli operai prigionieri di un ricatto, schiacciati fra le diverse forze borghesi sono tirati per la giacca in ogni direzione, ma una cosa la sanno, non ci si può fidare di nessuno. I nuovi padroni sono pronti a 4.000 licenziamenti, il governo è pronto a favorirli con decreti legge che prorogano la messa in sicurezza. La regione, che per anni si è compromessa con i Riva e poi con i commissari straordinari, non da certo garanzie.

Il nodo a questo punto può essere sciolto solo dagli operai con un colpo di spada, come Alessandro Magno. Una ribellione di massa contro tutti i responsabili di questa situazione. L’insorgenza degli operai dell’ILVA dentro e fuori lo stabilimento, per strada, metterà tutti in allerta, impedirà loro di giocare sulla pelle di chi, dentro quella fabbrica, deve lavorare. Costringerà tutti a confrontarsi con un nuovo soggetto: gli operai rivoltosi e trattare con i loro diretti portavoce.

E’ troppo facile per Calenda, sindacalisti venduti e politici ruffiani dividersi la pelle dell’orso che non dà segni di vita, addormentato, ma se si sveglia?

Sorgente: ILVA: COMUNICATO DEL PARTITO OPERAIO | Operai Contro

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