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Giocare per gioco – m@cwalt – un colpo di remo

Immagine correlatauncolpodiremo – Giocare per gioco – di m@cwalt

Domenicale del 3 dicembre 2017

Una pagina che é quasi un editoriale, historia di una settimana tra cose serie, seriose e ridicole del nostro Purgatorio Comunitario.

I ragazzini oggi non giocano più ai sassolini come facevamo noi in tempi ormai lontani, la moda si è ormai orientata verso giochi elettronici con tablet e telefonini sempre più tecnologici e complessi. Ultimamente però il giocare degli adolescenti e anche dei più piccoli è con i social-network. Giocano a messaggiarsi le più strane delle cose e le notizie più strampalate mai verificate che spesso risultano essere solamente fake… False notizie messe in giro per divertimento per sbalordire nel gioco del chi la racconta più incredibile.

E’ diventata una pratica così diffusa che in quasi tutto il mondo i governi stanno elaborando leggi per contrastare le bufale; bugie raccontate per gioco che diventano velocemente virali e arrivano a migliaia di persone incredule e “bamboccione” pronte a credere alla qualunque, alla qualsiasi e appunto più “grossa appare” meglio spendibile diventa. Fake un po’ per stupire e un poco per affibbiarsene la paternità.

E’ un gioco a chi é “più scemo” d’altra parte vivendo in un periodo dove tutto è diventato possibile, é possibile dire ed é possibile fare. Della qualunque non c’è più da stupirsene.

Questo è un percorso dei più piccoli e dei ragazzotti, ma i grandi grandi a cosa giocano? Sempre che abbiano ancora intatta la capacità di giocare.

Se per esempio non è stata coltivata con i figli questa capacità di giocare è molto difficile che una persona grande giochi per il gusto di ridere e divertirsi, per cui li troviamo sempre più a “grattare e cercare di vincere” oppure li vediamo ammassati in piccoli spazi a pigiare pulsanti di una slot-machine, deprimento di un gesto che almeno un dì si esplicava con una leva laterale che sembrava poter influire sul risultato.

Oggi come in molte altre attività non solo ludiche, basta pigiare un pulsante e fai, e avviene, e … giochi. Che “gioco” es-traneo è questo, non si può dire sia veramente un gioco pigiar bottoni o pulsanti, appare a me che guardo una forma di esaurimento motivazionale. Con la speranza, la voglia di vincere che davvero capita molto di rado, insita nel semplice gesto.

Ogni tanto, lavorando in uno spazio pubblico sento lo scrosciare di monete e penso che qualcuno stia in fine vincendo. Infili due euro in una macchinetta e ne puoi vincere 100 e già si può ben dire: che fortuna hai vinto. Così mi sono messo a domandare ai giocatori quale il senso e il gusto di un gesto pagato.

Le risposte avute non sono incoraggianti. Ho trovato il ragazzoto contento di aver speso due euro e di averne vinti 50 ma la maggioranza mi ha risposto che gioca per il gusto di giocare non per vincere e allora li vedi perdere non solo la posta iniziale ma anche i denari vinti, in una compulsione gestuale che è divenuta malattia ludica causata da una “compulsione a perdere”.

Mi chiedo quale motivazione abbia questo voler perdere, una motivazione può essere di natura circonflessa al denaro, come se questo non sia veramente importante. Un “dazio” pagato nel gran gioco della vita o per troppa fortuna o per gusto del “saper perdere”. Ma comunque per molti giocatori non è vincere denaro la motivazione più importante.

In generale vedo e sento che la voglia di giocare, il giocare vero è andata persa. Bon dieu ci sono tante persone che si ritrovano la domenica mattina ai campini per giocare insieme. Giocano partite di calcio sempre molto divertenti, gioco fatto non solo per spremersi un po’ di sudore e mantenere la forma fisica, ma anche stare assieme e il poter ridere in compagnia. Un piacere di ritrovarsi bambini a giocare match interminabili e mai in parità sia numerica di squadra sia di risultato.

Questo anche perchè nel nostro strampalato tempo presente le possibilità di giocare non sono molte così come sono poche le occasioni di stare insieme senza troppi problemi esistenziali, che di quelli è bastante l’oggettiva difficoltà che attraversa tutti gli aspetti del vivere comune d’ogni persona.

Che bello giocare per il gusto semplice di giocare dove non solo ci si ritrova ragazzini ma si scoprono anche velleità e amicizie calorose e il sudare è complicità semplice, di persone che per una mattina possono dimenticare gli altri molto più complessi fatti della vita.

Ecco che per gli adulti giocare è come dimenticare le difficoltà della vita, alcuni si lasciano trasportare da momentanea spensieratezza, altri purtroppo seguono un sentiero difficile dove il giocare è spesa che alle volte si trasforma in dramma… perché giocare pagando può essere caro e alcune persone sono in cura medica per aver dilapidato denari non solo propri che hanno rovinato la vita di mogli e figli per ipoteche e conti bancari scoperti, esauriti, pignorati.

Brutto dover affermare che il massimo responsabile di questa nuova “malattia” è lo Stato che permette queste attività economiche, mascherate da gioco, ricordo di un proibizionismo americano novecentesco dove Casinò e semplici sale da gioco erano appaltate e controllate da organizzazioni criminali.

Ludico e mafiosa questa possibilità di “giocare a rovinarsi” è autorizzata da quello Stato che dovrebbe invece salvaguardare piccoli e adulti a mantenere una qualità della vita soddisfacente per se’ e per la propria famiglia.

Pensiamo tutti che i “gangster” siano personaggi cinematografici, imago letterarie oggi scomparse alla guida di auto rombanti, imbracciando mitragliatori a carica rotonda, sigaro sulle tre e bourbon clandestino… Invece trasformati in “moderni uomini d’affari” oggi i gangster sono simili a personaggi di Gomorra, ‘ndrangheta, camorristi e clan mafiosi senza scrupoli, come sempre pronti ad approfittare delle debolezze umane e delle permissioni legali.

Complessa e strana organizzazione statuale generata da un “lasser faire” specchio di umanità diventata in breve tempo organo dello Stato, uomo politico senza scrupoli, appunto come malavitoso che cura soltanto i propri interessi affaristici.

E che nessuno più si lamenti della confusione generata dai giochi dei bambini sulla strada. Buona domenica.

La colonna sonora che accompagna questa lettura é di  Ray Charles – Georgia On My Mind

m@cwalt

Sorgente: Giocare per gioco – m@cwalt – un colpo di remo

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