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Etruria, è scontro

E’ scontro tra Pd e Bankitalia su Banca Etruria. Con la sua deposizione davanti alla Commissione Banche, il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ieri ha innestato la scintilla che ha fatto esplodere la bufera tra i dem e Palozzo Koch. Nella sua deposizione, Rossi ha ricordato che è stata la Banca d’Italia “in seguito a una serie di ispezioni” e dopo aver avanzato soluzioni “per risolvere una situazione deteriorata” a proporre il commissariamento per Banca Etruria, nel febbraio del 2015, avvenuto attraverso un decreto del Tesoro.

Il procuratore ha sostenuto che il giudizio di “partner di elevato standing” della Banca d’Italia nei confronti di Banca Popolare di Vicenza per l’aggregazione con Banca Etruria è stato “singolare”, considerando come a via Nazionale avessero “appreso già nel 2012 da fonti aperte la situazione” della banca veneta, “anche peggiore di quella di Banca Etruria.

Nella vicenda di Banca Etruria, ha detto ancora Rossi, Banca d’Italia e la Consob, “in casi documentali, hanno assunto atteggiamenti contrastanti e divergenti”. “Ma – ha precisato – non voglio esprime giudizi” però “il mio auspicio è che quando le attività di due autorità si incrociano, anche se con finalità diverse, operino congiuntamente per non giungere a decisioni difformi”.

IL CAPITOLO BOSCHI – Quanto alla questione Boschi, il padre della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi ed ex vicepresidente dell’istituto, Rossi ha di fatto ‘scagionato’ Pier Luigi Boschi, sottolineando che il non rinvio a giudizio per Boschi padre “non è un caso singolo”. “Inoltre – ha aggiunto – le sanzioni contro di lui da parte di Bankitalia sono diverse dalle azioni penali”.

“Bankitalia – ha continuato Rossi – ha sanzionato tutti i membri dei consigli di amministrazione, ma dei membri degli ultimi due cda non ne sono stati rinviati a giudizio 14. Quello del signor Boschi non è quindi un caso singolo”. L’ex vicepresidente di Banca Etruria, ha aggiunto il procuratore di Arezzo, “non ha mai partecipato a delibere per finanziamenti che fondano il reato di bancarotta”.

IL PD ESULTA – Gli ultimi risvolti dell’inchiesta della Commissione parlamentare sulle banche hanno fatto sussultare i renziani, che hanno seguito con attenzione l’audizione di Rossi. A fine giornata, non si è fatta attendere l’esultanza del Pd. “La verità, prima o poi, viene a galla” ha detto il senatore dem Andrea Marcucci, il primo a uscire allo scoperto. Su Twitter, Marcucci ha scritto: “Alla fine anche su Banca #Etruria stanno emergendo chiaramente le responsabilità di #Bankitalia. La verità, prima o poi, viene a galla”. Nello stesso momento, Matteo Renzi si trovava sul treno del Pd in giro per il Piemonte, per l’occasione con Maria Elena Boschi.

Nessun entusiasmo, ma dobbiamo dire la verità – ha detto oggi Renzi ai microfoni di Circo Massimo, su radio Capital -. L’ultima audizione della Commissione d’inchiesta sulle banche dimostra che ci sono responsabilità di mancato dialogo tra Bankitalia e Consob e che ci sono incongruenze di Bankitalia”. “Ieri – ha sottolineato Renzi – è emerso con chiarezza che non era il Pd il problema delle banche. Oggi chi è onesto riconosca che il tempo è galantuomo”. Il segretario del Pd si è poi rivolto alla commissione Banche invitandola a mettere “nero su bianco le cose che non hanno funzionato”.

Anche il presidente del Pd, Matteo Orfini ha detto la sua: “Inizia a sgretolarsi il castello di strumentalizzazioni con cui in questi mesi è stata raccontata la vicenda di Banca Etruria – ha evidenziato -. Ed iniziano ad emergere le vere responsabilità, a cominciare da quelle di Banca d’Italia, sia nella mancata vigilanza sia nell’immaginare di riorganizzare parte del sistema intorno alla Popolare di Vicenza, le cui difficoltà pure erano abbastanza evidenti già allora”.

LA REPLICA DI BANKITALIA – Banca d’Italia “non ha mai sostenuto il matrimonio con popolare di Vicenza” hanno evidenziato fonti di via Nazionale. Dopo le ispezioni del 2013, e le irregolarità emerse, spiegano, Bankitalia “ha chiesto ad Etruria di adottare una serie di misure correttive e di ricercare l’aggregazione con un partner di elevato standing”. La scelta del partner “è stata rimessa all’autonoma valutazione degli organi aziendali”. E, puntualizzano, “non poteva che essere cosi, perché nell’ambito dell’autonomia imprenditoriale che caratterizza qualsiasi banca, la scelta del partner è di competenza della banca stessa”.

In linea con ciò, l’ipotesi di aggregazione “è stata avanzata autonomamente da Vicenza nel 2014”. Il negoziato tra le due banche, ricordano le stesse fonti, “non è andato a buon fine perché non si sono messe d’accordo e quindi non è stata avanzata alcuna richiesta di aggregazione”. Bankitalia, quindi, “ha contestato ad Etruria non la mancata aggregazione con Vicenza ma il fatto che l’unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell’Assemblea, unico organismo cui spettava la decisione”.

Si trattava, si osserva ancora, di “un comportamento sintomatico di un impegno del tutto inadeguato nell’affrontare le difficoltà segnalate dalla Vigilanza, riconducibile all’esigenza di preservare a qualsiasi costo radicamento territoriale e autonomia della banca”. Banca Etruria, dunque, “fu commissariata non perché non si fece acquisire da Vicenza, ma in quanto sono state rilevate gravi perdite patrimoniali (tali da portare il patrimonio significativamente al di sotto dei minimi regolamentari) e irregolarità”.

Sorgente: Etruria, è scontro

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