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Esorcismo Catalogna -3 al voto, silenzi da paura – Remocontro

Strana disattenzione delle stampa mondiale alla vigilia, solo tre giorni al voto in Catalogna, il vero referendum sulla ipotetica secessione, partiti separatisti catalani, diverse anime, partiti unionisti catalani, e i tradizionali partiti nazionali spagnoli, alcuni spaccati al loro interno proprio sulla Catalogna.

Comunque vada sarà un pasticcio

Dopo l’overdose dei Catalogna ovunque, crisi informativa d’astinenza. O disattenzione stampa da scaramanzia.
Secessionisti contro Unionisti, a volerla semplificare all’americana.
Partiti secessionisti catalani, diverse anime, partiti unionisti catalani, e i tradizionali partiti nazionali spagnoli, alcuni spaccati al loro interno proprio sulla Catalogna.

I Popolari di Rajoy, con gli alleati di Ciudadanos, hanno fatto la campagna sul rispetto della legalità.
I Socialisti puntano a diventare il partito della riconciliazione.
Catalunya en Comù, il movimento che si presenta assieme a Podemos propone una soluzione concordata, con un referendum da organizzare dentro i limiti di legge, potrebbe mediare tra Madrid e Barcellona.

Carles Puigdemont, fuggito a Bruxelles per evitare l’arresto, si presenta come ‘presidente legittimo della regione’, ma nel suo partito tutta la vecchia guardia, legata al mondo bancario e imprenditoriale, si è spostata su posizioni più moderate mettendo da parte, forse per sempre, le scelte di secessione. Oriol Junqueras, leader irriducibile della Sinistra repubblicana resta invece in carcere ed è diventato il vero riferimento di chi ancora crede nell’indipendenza di Barcellona dalla Spagna.

Previsioni riportate da Luca Veronese sul Corriere della sera: «Né gli unionisti, né gli indipendentisti sembrano avere la possibilità di conquistare i consensi che permetterebbero loro di avere la maggioranza assoluta. E così lo scenario più probabile è un Parlamento sospeso con un governo di minoranza nel quale il ruolo di Catalunya en Comù potrebbe essere decisivo».

Catalogna lacerata, regione perdente

Catalogna lacerata ed elezioni quasi certamente non risolutive. E ’incertezza continua a spingere le imprese fuori dalla Catalogna. Dal referendum del primo ottobre sull’indipendenza, sono oltre tremila le imprese che hanno spostato la sede legale in altre regioni spagnole. Dall’inizio di novembre mille società hanno trasferito anche il domicilio fiscale in altre zone del Paese. Il trasloco delle 62 maggiori imprese -precisa il Sole24ore- ha un impatto diretto sul Pil catalano di 11,5 miliardi, il l 5,4% dell’intera economia catalana.

L’orgoglio catalano a costi altissimi, nelle scelte dei secessionisti. Oltre ai costi indiretti di fiducia, nel clima economico generale, nel turismo, e le tensioni sociali che rimarranno. Ma anche la Spagna subirà le ripercussioni dello scontro istituzionale. Sempre dalla stampa economica, la Banca centrale ha confermato per quest’anno la crescita del 3,1% dell’economia spagnola; ma ha appena tagliato dello 0,1% le stime sul Pil del 2018 e del 2019 rispettivamente al 2,4 e al 2,1% indicando tra le cause «l’incertezza in Catalogna» oltre all’incremento dei prezzi del petrolio.

Dettagli di vigilia elettorale

Il premier spagnolo Mariano Rajoy spera di tagliare l’erba sotto ai piedi degli indipendentisti, ma il suo Partito popolare rischia di uscire dallo scrutinio con le ossa rotte: la gestione della crisi catalana è stata criticata praticamente da tutti. Una che invece sembra avere tutto da guadagnare dalle urne è Inés Arrimadas, candidata di Ciudadanos. Fortemente sostenuta dal leader nazionale del partito, Albert Rivera, molto popolare in Spagna.

Anche i socialisti catalani e il loro candidato, Miquel Izeta, si sono fatti spalleggiare dal leader nazionale Pedro Sánchez e addirittura è sceso in campo anche l’ex primo ministro Zapatero. I socialisti sanno che, pur non aspirando a risultati eccelsi potrebbero diventare l’ago della bilancia per la formazione di un’eventuale coalizione all’indomani del voto. Coalizione catalana ma con rimbalzi nazionali su Madrid.

Candidati e carcerati. Nel campo indipendentista, il presidente uscente Carles Puigdemont potrebbe non risultare il leader separatista più votato. A Barcellona la leader della Sinistra repubblicana, Ezquerra de Catalunya, Marta Rovira, ha tenuto un comizio con alle spalle una gigantografia di Oriol Junqueras, ex vice presidente del governo catalano, candidato e carcerato, e più popolare dello stesso Puigdemont.

Sorgente: Esorcismo Catalogna -3 al voto, silenzi da paura – Remocontro

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