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Disabilità, la scienza è (quasi) nulla senza una rivoluzione culturale – Lettera43.it

L’innovazione avrà una ricaduta depotenziata se chi ne usufruirà incontrerà persone con uno sguardo limitato. Fermo alla valutazione dei rischi che potrebbero derivare da una relazione (di qualsiasi tipo) con loro.

di Adriana Belotti

Vi sono due modi secondo cui la scienza influisce sulla vita dell’uomo. Il primo è familiare a tutti: direttamente ancor più indirettamente la scienza produce strumenti che hanno completamente trasformato l’esistenza umana. Il secondo è per sua natura educativo, agendo sullo spirito. Per quanto possa apparire meno evidente a un esame frettoloso, questa seconda modalità non è meno efficiente della prima»: così si esprimeva Albert Einstein a proposito della scienza. Trovo che questa frase descriva perfettamente gli obiettivi di Make to Care e Maker Faire Rome. La prima, ovvero una selezione delle soluzioni più innovative e utili per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, è l’iniziativa lanciata dalla Sanofy Genzime, la divisione specialty care del gruppo farmaceutico Sanofy. Alcune delle tecnologie in concorso sono state successivamente rese visibili al pubblico durante la manifestazione Maker Faire Rome, organizzata nella capitale dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera. L’evento, che ha avuto luogo dall’1 al 3 dicembre scorsi, ha raccolto le invenzioni create in diversi settori – scientifico e tecnologico, biomedicale, alimentare, relativo alla manifattura digitale e all’internet delle cose, al clima, all’automazione e anche a nuove forme di artigianato, musica arte, spettacolo. Anche in questo caso, un’area della manifestazione era dedicata ai progetti tecnologici per supportare l’inclusione sociale delle persone con disabilità.

INNOVAZIONI IN ARRIVO. Non c’è alcun dubbio che i capolavori mostrati in entrambe le iniziative soddisfino più che adeguatamente la prima delle due modalità suggerite da Einstein, secondo cui il progresso scientifico influisce sulla vita dell’uomo: tutte le soluzioni hi-tech presenti trasformeranno e miglioreranno la vita delle persone da cui saranno utilizzate. I progetti vincitori di Make to Care sono Optical Wheelchair, una sedia a rotelle comandata dal movimento degli occhi e dalle espressioni facciali e ideata da Federico Gualdi, Roberto Lucchisani e Nicholas Silvestri, tre studenti poco più che ventenni (ulteriore merito dell’iniziativa è offrire possibilità e visibilità ai giovani talenti, che non è poco) e Orion, un esoscheletro, applicabile agli arti e comandato da impulsi muscolari attraverso un elettromiografo, che aumenta la forza di chi lo indossa, permettendone i movimenti. Chi ha visitato la Maker Faire Rome i giorni scorsi ha potuto ammirare, tra le altre innovazioni, una serie di capi d’abbigliamento utili a chi soffre di disturbi d’ansia, come una maglietta dotata di sensori che rileva i dati vitali e li trasmette ad altri vestiti, quali, ad esempio, una giacca gonfiabile “che abbraccia” o un poncho musicale. Oppure Talking Hands, un guanto che traduce la lingua dei segni in voce, permettendo alle persone sorde di comunicare con gli udenti.

Sono anch’io convinta che la scienza raggiunga il suo massimo valore quando ha ricadute pragmaticamente utili nella nostra quotidianità ed è indubbio che le “invenzioni” descritte sopra, così come tutte le altre, potranno apportare migliorie concrete alle persone disabili che ne beneficeranno. Gli esempi citati lo dimostrano perfettamente. Penso però che tutto ciò non sia sufficiente se il progresso scientifico non riesce, parafrasando le parole di Einstein, ad agire sullo spirito. Detto in altri termini, se l’high technology non è accompagnata da una profonda e radicale rivoluzione del modo in cui guardiamo, pensiamo, ci approcciamo al mondo della disabilità. A poco servirà infatti, per quanto sofisticata sia, Optical Wheelchair se le strade, gli edifici e le infrastrutture delle città continueranno ad essere stracolme di barriere architettoniche perché l’accesso ai luoghi pubblici rimarrà comunque appannaggio esclusivo dei deambulanti.

UN PROGRESSO DOTATO DI SENSO. Orion piuttosto che la giacca gonfiabile “che abbraccia”o “Talking Hands” avranno una ricaduta depotenziata se chi li indosserà incontrerà persone che non sapranno riconoscere e valorizzare le peculiarità degli utilizzatori di quest’ausilio, fermandosi solo alla valutazione dei possibili (ma non certi) rischi che potrebbero derivare da una relazione amicale, sentimentale, professionale o di altro tipo con loro. Diversamente da Einstein non definirei “educativa” la seconda modalità con cui la scienza influisce sulle nostre vite in quanto penso che, soprattutto se ci riferiamo a persone adulte, l’educazione dovrebbe aver già svolto il suo compito. Tuttavia concordo con lui nell’affermare che, per quanto meno evidente, una rivoluzione socio-culturale e politica della nostra modalità di valutazione e approccio alle persone con disabilità non solo sia altrettanto efficiente del progresso scientifico ma costituisca la condizione sine qua non affinché tale progresso possa essere dotato di senso.

Sorgente: Disabilità, la scienza è (quasi) nulla senza una rivoluzione culturale – Lettera43.it

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