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Controllo Popolare: l’Ispettorato su lavoro nero e Napoli Sotterranea-jesopazzo.org

Ieri siamo tornati all’Ispettorato del lavoro, per la serie ”non ti scordar di noi”. Ci siamo presentati alle porte del direttore quest’oggi per complimentarci dell’avvenuta Ispezione a Napoli Sotteranea!

Direte voi, ”Evvai! tutto funziona e procede” ebbene: NO. E’ si vero infatti che i nostri ispettori hanno proceduto all’ispezione dopo la sollecitazione di una pressante campagna pubblica, peccato però che i nostri imprenditori locali siano più arguti e furbi di quanto l’ispettorato potesse prevedere perchè, con una rapida ”magia”, proprio sotto gli occhi dell’ispettore, sono riusciti a far sparire i loro lavoratori… ah no… i loro volontari!

Proprio per questo abbiamo pensato che all’ispettorato non sarebbe dispiaciuto un nostro piccolo aiuto, frutto dell’intelligenza collettiva. Le abbiamo chiamate le tre regole d’oro, ossia dei semplici suggerimenti, diciamo pure dei ”trucchetti”, che gli ispettori potrebbero usare per arginare le nefandezze (o prodezze) dei datori di lavori. Sicuri delle grandi potenzialità dei nostri ispettori e fiduciosi che possano accogliere i nostri modestissimi consigli.. gli auguriamo ancora un buon lavoro, con la promessa di rivederci presto.

Controllo popolare sul lavoro nero e Napoli Sotterranea

Facciamo un’ispezione sul lavoro dell’Ispettorato del lavoro

Prologo: Napoli Sotterranea

Come Camera Popolare del Lavoro dell’ex-OPG “Je so’ pazzo” da mesi portiamo avanti la campagna contro il lavoro nero #nonesistomacisono. Abbiamo conosciuto tanti lavoratori che lavorano a nero o “a grigio” e tante situazioni in cui, sullo sfruttamento del lavoro nero, i datori di lavoro riescono a fare enormi profitti. Tra i tanti luoghi dello sfruttamento che abbiamo inchiestato ci siamo trovati di fronte al famoso e (ormai famigerato) sito di Napoli Sotterranea e della pizzeria ad esso collegata “Le Sorelle Bandiera”. Un luogo dove colui che gestisce il sito, Enzo Albertini, da anni fa dello sfruttamento del lavoro nero di guide e camerieri il suo core business. Il clima di ricatto e intimidazione, i lavoratori costretti a lavorare senza contratto e senza le minime norme di sicurezza e il senso di impunità in cui avveniva e avviene tutto questo sono stati messi allo scoperto da una video-inchiesta fatta insieme a lavoratori ed ex-lavoratori e da una serie di articoli usciti sui giornali.

Abbiamo ben in chiaro che il lavoro nero non è un “malcostume” che vede lavoratori e padroni uniti nel fare le cose al di fuori della legge ma un ricatto, un abuso e un furto che “il più forte” (il datore di lavoro) commette contro “il più debole” (chi è costretto a lavorare per vivere e spera sempre di farlo nelle migliori condizioni possibili).


Ieri: l’Ispettorato del Lavoro.

Dopo l’inchiesta e l’invio di ben 15 lettere di messa in mora contro Napoli Sotterranea da parte di chi ci ha lavorato, ci siamo naturalmente rivolti insieme ad altre associazioni di tutela dei lavoratori (in particolare la Cgil) all’Ispettorato del lavoro di Napoli. Eravamo ben consapevoli che il polverone mediatico avrebbe permesso a Enzo Albertini di correre completamente ai ripari (o almeno così pensavamo) e abbiamo potuto testimoniare noi stessi come stesse mettendo in campo una frenetica “corsa a fare contratti” che sono poi magicamente spuntati tutti con la medesima data successiva all’uscita dello scandalo. Nonostante questo tentativo di “ripulita” e nonostante l’assurdità dell’esistenza di un posto di lavoro nel quale i contratti avessero tutti “casualmente” (!!!) come giorno di inizio una data di poco successiva all’uscita dell’inchiesta contro il lavoro nero a Napoli Sotterranea, per noi rimaneva giusto, necessario e sacrosanto rivolgerci, incalzare e pretendere dalla principale istituzione adibita a effettuare controlli sulla regolarità dei contratti e delle condizioni di lavoro un confronto, una presa di posizione e un riscontro: quindi, siamo andati all’Ispettorato del Lavoro di Napoli.


Oggi: il lavoro dell’Ispettorato del Lavoro

L’Ispettorato del Lavoro di Napoli manda così, pochi giorni fa e dopo pochi giorni dalla nostra visita, gli ispettori alla pizzeria Le Sorelle Bandiera e al sito Napoli Sotterranea.
Con nostro grande stupore (ma si fa per dire… evidentemente la sensazione di impunità alla quale Enzo Albertini è stato abituato non ha limiti) nei due posti di lavoro non è ancora (!!!) tutto in regola ma ci sono lavoratori senza contratto e lavoratori che lavorano più ore di quelle previste da contratto.
E sempre con “nostro grandissimo stupore” l’Ispettorato del Lavoro di Napoli non si accorge di niente.

Qualcosa di sicuro non funziona all’Ispettorato del Lavoro di Napoli e alcuni luoghi dove avviene lo sfruttamento sistematico del lavoro nero di fatto godono su tale inefficacia.
Non parliamo delle fabbriche nei sottoscala o della giungla di cantieri edili (che ovviamente spesso hanno una loro difficoltà oggettiva ad essere colpiti dai controlli) ma di posti sotto gli occhi di tutti, attraversati da migliaia di persone, rispetto ai quali è risaputa la violazione delle norme contrattuali sul lavoro ma nei quali nulla cambia. Facciamo due esempi su tutti, giusto perché fanno parte della nostra concreta esperienza di inchiesta e sportello di supporto legale: i tanti locali della movida che costellano le piazze e le vie del centro storico di Napoli e i luoghi della ristorazione e della fruizione turistica di cui esempio lampante sono proprio la pizzeria Le Sorelle Bandiera e Napoli Sotterranea.

Qualcosa non funziona all’Ispettorato del Lavoro e il problema nasce da lontano.
Da anni i governi che si sono succeduti e chi ha occupato la sedia di Ministro del Lavoro hanno smantellato il funzionamento dell’Ispettorato del Lavoro; hanno svuotato le leggi che permettevano un sanzionamento forte e incisivo di chi sfrutta il lavoro nero o lede i diritti dei suoi dipendenti; hanno via via depenalizzato importanti violazioni in materia di lavoro e di sicurezza; hanno spinto perché si cercasse, anche a prescindere dalla gravità della situazione riscontrata, una “conciliazione a tutti i costi” per cercare così di chiudere ogni contenzioso tra chi ha subito un torto (il lavoratore) e chi lo ha commesso (il datore di lavoro) con una transazione economica che al modico prezzo di una esigua multa permettesse una tantum al datore di lavoro di ricevere una sorta di “condono”. E così, scurdammece ‘o passato e via a continuare a far profitti come se nulla fosse successo.
Inoltre nei singoli uffici dell’Ispettorato diminuisce il personale ma aumentano le mansioni e le “scartoffie”; vengono tagliati i fondi necessari per fare attività ispettiva; soprattutto diminuisce il concreto lavoro ispettivo (specie quello statisticamente più efficace, cioè quello fatto non dopo una segnalazione ma “a sorpresa”, random o interessato a inchiestare una zona e\o un settore su iniziativa dello stesso ispettorato); viene depotenziata la possibilità dell’ispettore di approfondire il quadro delle violazioni in un singolo posto di lavoro, gli ispettori vengono costretti a evitare di “portarla per le lunghe” e ogni conciliazione raggiunta è considerata un bene in sé a prescindere dalle violazioni che sana; viene imposto, con una precisa disposizione ministeriale, agli ispettori di essere soprattutto dei “consulenti dei datori di lavoro”, di occuparsi solo di quantificare il lavoro a nero – mentre si deve sorvolare sulle tante e varie violazioni contrattuali, contrastando ogni prolungato approfondimento sulle condizioni e diritti dei lavoratori. Tutto questo nel tempo ha portato anche a deprofessionalizzare l’Ispettorato e i singoli ispettori, sempre meno motivati a portare a fondo e a fare bene un sopralluogo.
Chi cerca di opporsi a questo “andazzo” viene bombardato dalle circolari interne, dalle chiamate a colloquio dai direttori, fino ad arrivare alle vere e proprie contestazioni disciplinari. Tutto ciò al fine di rispettare la “procedura” che, seppur non completamente formalizzata, assomiglia  al tentativo di trasformare l’attività di chi dovrebbe scovare e sanzionare il lavoro nero, nell’attività di un controllore che una tantum “fa cassa” e “fa statistica” con le sue innocue multe e conciliazioni finitea buon fine (nel caso del datore di lavoro, a ottimo fine).


Da domani: Tre regole d’oro

Dal nostro piccolo lavoro portato avanti nella campagna contro il lavoro nero, dal confronto con quegli ispettori che non hanno perso l’aspirazione a tutelare i diritti di chi lavora in condizioni ricattabili e dalla nostra esperienza di contrasto al lavoro nero dentro Napoli Sotterranea vogliamo fornire all’Ispettorato del Lavoro di Napoli questo piccolo vademecum.
Non vogliamo insegnare il lavoro a nessuno, ma solo suggerire qualche dritta per permettere a una istituzione importantissima come l’Ispettorato del Lavoro di essere un organo che i lavoratori possano sentire dalla loro parte e non una sorta di agenzia pubblica di consulenze che appiani i guai per i datori di lavoro
Queste tre regole d’oro sono quello che chi concretamente si trova a lavorare a nero vorrebbe e quello che molti ispettori del lavoro per fortuna continuano a fare:


Regola 1) : “Che sorpresa! Un ispettore!!!”

Cosa fare.
Abbiamo imparato dagli stessi ispettori (ed è anche intuitivo) che  annunciarsi da lontano con un  “Udite! Udite! Sta arrivando l’ispettore!” molto spesso permette ai datori di lavoro di allontanare i lavoratori senza contratto, ed avere il tempo di minacciarli affinché raccontino che sono al loro primo giorno di lavoro, o che lavorano solo alcune ore, ecc… Abbiamo visto ispettori, invece, entrare nei luoghi di lavoro senza palesarsi immediatamente, attraverso il tentativo di mimetizzarsi o attraverso un’osservazione esterna, e procedere così a farsi un’idea della realtà da ispezionare: contare gli ipotetici lavoratori, cercare di inquadrare la loro mansione, tentare di capire quali sono i lavoratori ‘‘semplici’’ e quali invece i responsabili, e solo successivamente annunciare che “è arrivato l’Ispettorato!”, cioè una volta forti delle informazioni preliminari già acquisite.

Cosa NON fare.
Quello che è stato fatto nell’ispezione alla pizzeria Le Sorelle Bandiera e a Napoli Sotterranea.
Che ha permesso al datore di lavoro di allontanare i lavoratori senza contratto dalla pizzeria e di nascondere tra i turisti le guide a nero di Napoli Sotterranea.

Regola 2) :  “Il lavoro nero è invisibile e va cercato”

Cosa fare.
Sentire i lavoratori, interrogarli, incalzarli, spingerli a superare la pressione e il ricatto più o meno esplicito che i datori mettono in campo al fine di far dire ai lavoratori la versione preparata a tavolino. L’Ispettorato del Lavoro è una istituzione di controllo sul lavoro nero, il suo operato non può ridursi a “buttare un’occhiata” e chiedere se tutto procede secondo le regole perché il suo obiettivo dovrebbe essere quello di scovare il lavoro nero e sanzionarlo.
Come già detto, nessuno sceglie di lavorare a nero, il lavoro è un torto che si subisce. Spesso i lavoratori non hanno il coraggio di cogliere l’occasione di una visita dell’Ispettorato per denunciare la loro condizione di lavoratori senza contratto o a cui vengono negati i diritti; non è un caso che una parte importante del lavoro  quello di rimarcare la necessità di denunciare. Ma viviamo nella realtà concreta del lavoro nero e sappiamo che non è affatto facile, soprattutto se si ha la palese sensazione che il rappresentante di una istituzione non sia in grado di tutelarti o fermare il ricatto che stai subendo.

Cosa NON fare.
Quello che è stato fatto nell’ispezione alla pizzeria Le Sorelle Bandiera e a Napoli Sotterranea.
Entrare in un posto di lavoro e interfacciandosi quasi esclusivamente con il datore di lavoro, qualche altro responsabile e controllando solo le carte che vengono presentate (per definizione, non è certo dalla documentazione aziendale che può emergere il “lavoro nero”…).  Sappiamo benissimo che questa modalità operativa non è frutto della mente dei singoli ispettori ma, anche in questo caso, fa parte di uno standard e di uno stile ispettivo che è stato imposto nel tempo dalle poltrone del Ministero del Lavoro alle scrivanie dei Direttori dell’Ispettorato, fino ad arrivare, come circolari e direttive, nei corridoi e negli uffici degli ispettori. Ma questo modo di fare non permette certo di trovare le irregolarità sui posti di lavoro, al massimo permette ad un controllore dell’autobus di controllare chi non ha fatto il biglietto.

Regola 3) : “Prevenire è meglio che (non) curare”

Cosa fare.
Per i motivi che abbiamo detto in precedenza grande efficacia hanno le ispezioni fatte non per segnalazione ma come iniziativa dell’Ispettorato che, in maniera casuale o secondo un piano che vuole impattare su una zona e\o un settore, effettua una serie di ispezioni nei luoghi che pensa siano soggetti a irregolarità. Il settore della ristorazione e turistico nella città di Napoli è notoriamente in fortissima espansione, ma è altrettanto noto che una gran parte di questa crescita poggia sulla scarsa tutela dei lavoratori che concretamente la portano avanti. È un settore a rischio dal punto di vista della tutela dei lavoratori e si sa, specie alcuni suoi luoghi simbolo.
Ispezioni improvvise, quindi, ma anche pianificate prima, secondo la effettiva realtà da ispezionare.

Cosa NON fare.
Quello che è stato fatto nell’ispezione alla pizzeria Le Sorelle Bandiera e a Napoli Sotterranea.
Cioè aspettare una inchiesta dall’enorme risalto mediatico e una segnalazione di una organizzazione sindacale e di alcuni lavoratori ed ex-lavoratori direttamente interessati per andare a vedere se il “segreto di Pulcinella” che tutti sapevano tranne negli uffici dell’Ispettorato del lavoro fosse vero: a Napoli Sotterranea si sfrutta il lavoro nero.
Arrivare in tal modo quasi “annunciati”, dopo aver aspettato così che Enzo Albertini si sentisse a tal punto “sotto i riflettori” da correre a fare i contratti, oltre che prepararsi in generale ad una eventuale visita dell’Ispettorato del Lavoro.

La vicenda Napoli Sotterranea è, ripetiamo, la prova che qualcosa non funziona all’Ispettorato del Lavoro di Napoli. Se sappiamo che le cause sono varie e a tutti i livelli, che molte delle indicazioni, delle riforme e dei provvedimenti che vengono da Roma frenano le effettive possibilità di intervento da parte di questa istituzione, è vero anche che proprio la vicenda Napoli Sotterranea dimostra come sia comunque possibile fare molto di più di quello che è stato fatto. Queste regole d’oro che abbiamo provato a sintetizzare sono il frutto del concreto tentativo di organizzare i lavoratori a nero in questa città, e frutto del confronto con quegli ispettori che non adeguandosi allo smantellamento del proprio compito pongono al centro delle loro mobilitazione il problema della qualità del loro lavor e continuano a testa bassa ad utilizzare tutti i margini concessi per porre un concreto argine.
Vorremmo invitare il Direttore dell’Ispettorato del Lavoro a un confronto su tutti questi temi con chi vive, suo malgrado, la condizione di lavoratore a nero. Vogliamo portare le nostre informazioni, i dati sulle situazioni di lavoratori a nero, di irregolarità nella realtà di Napoli sotterranea e non solo.
Siamo così tanti in questa condizione che una “delegazione” sarà sempre disponibile, lasciamo al nostro interlocutore la scelta del momento in cui aprire questo confronto che speriamo il più largo e pubblico possibile. Certi di una sua pronta risposta vista l’urgenza delle problematiche sollevate.
Noi, nel frattempo, continueremo l’attività di controllo popolare e mobilitazione contro il lavoro nero e sul funzionamento degli organismi di controllo.

La lotta al lavoro nero è solo all’inizio
Usciamo dal sottosuolo #nonesistomacisono

Sorgente: Controllo Popolare: l’Ispettorato su lavoro nero e Napoli Sotterranea

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