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Camusso: «Questa piazza ci dice che la manovra può cambiare»

Le manifestazioni della Cgil . La segretaria dal palco di Roma al governo: «Di più su pensioni e lavoro o torneremo presto a mobilitarci». Secondo il sindacato l’esecutivo ha tradito gli impegni, e ha dimenticato giovani e donne. «Non capiamo Cisl e Uil, ma proviamo a riannodare i fili»

«Il governo non ha rispettato gli impegni sulle pensioni, ha chiuso le porte sui giovani e le donne: la legge di Bilancio è un’occasione persa, ma noi non vogliamo perderla». Susanna Camusso parla a schermi unificati dal palco di Piazza del Popolo, a Roma: il suo discorso è proiettato anche a Torino, Bari, Cagliari e Palermo. Il popolo Cgil, insieme agli studenti, ai migranti, è sceso in piazza per chiedere interventi più incisivi su previdenza e lavoro, e la segretaria lancia un messaggio chiaro all’esecutivo: «La prossima mobilitazione generale non è lontana».

CON LA CGIL sfilano anche i dirigenti della sinistra, esponenti di Mdp, Sinistra italiana e Possibile che oggi ufficializzeranno la nascita di un soggetto unitario che correrà alle prossime elezioni con Pietro Grasso. Presente pure una delegazione di Campo progressista.

Ampiamente prevista l’assenza del Pd, bersaglio polemico della Cgil per le leggi varate dai governi Renzi (la liberalizzazione dei contratti a termine, il Jobs Act) e Gentiloni (l’ultima manovra, inadeguata appunto sulla previdenza).

LA LEGGE DI BILANCIO, comunque, non è ancora stata approvata definitivamente, e infatti Camusso si è appellata ai gruppi parlamentari – dopo gli incontri svolti nelle ultime due settimane – perché possano migliorarla ulteriormente. Nessuna facile illusione, naturalmente, ma per la Cgil «è solo la prima mobilitazione: continueremo a esserci, rispetto al Parlamento e in piazza».

«Ci ripetono che il sentiero è stretto – ha proseguito la segretaria Cgil – ma come mai per gli evasori non lo è, e si continuano a fare condoni? Il sentiero sarà sempre stretto, se non si decide di cambiare un fisco iniquo verso chi ha meno, mentre non si interviene sulle grandi ricchezze».

LE DISUGUAGLIANZE, crescenti, come la povertà, la precarietà, il disagio dei più deboli e degli anziani, sono il grande rimosso dalle politiche degli ultimi governi, «per questo sarebbe stato importante, ora che ci dicono che c’è la ripresa – prosegue la segretaria Cgil – restituire a chi ha pagato negli anni della globalizzazione».

Intanto, però, alcune acquisizioni nella manovra ci sono, ma si dovrà vigilare perché le promesse vengano realizzate: «Ci sono le risorse per i contratti pubblici – dice Camusso – ma non ci bastano gli annunci: bisogna fare i rinnovi». Lo stesso per la ricerca e le assunzioni dei precari: «Non si potranno fare se non si mettono risorse».

MANCA DEL TUTTO, secondo la Cgil, «il capitolo sanità: il Def prevede di diminuire la percentuale delle spese sul Pil. Cosa diciamo agli 11 milioni di persone che rinunciano a curarsi e ai non autosufficienti?».

Malissimo il capitolo lavoro. «Non ci sono investimenti per far crescere l’occupazione, si continua con la logica della decontribuzione – denuncia Camusso – Licenziare costa meno di attivare gli ammortizzatori». La cassa integrazione, che aveva salvato tante aziende e posti di lavoro nel picco della crisi, oggi sembra un lontano ricordo e le imprese hanno gioco facile a licenziare e riassumere con contratti precari.

«L’ARTICOLO 18 NON è un totem ideologico, come dice l’ex presidente del consiglio – dice la leader Cgil riferendosi a Renzi – è una tutela concreta che permette di superare le divisioni nei luoghi di lavoro». Il sindacato continua a ritenere che vada reintrodotto, come è scritto nella Carta universale dei diritti.

Naturale il riferimento alle tante vertenze aperte: «Amazon, Ikea, Castelfrigo, Froneri, Ideal Standard», solo per citare quelle più attuali. Camusso attacca frontalmente il colosso delle vendite sul web: «Ringraziamo i lavoratori di Amazon – dice – perché hanno squarciato il velo sulle condizioni di lavoro nella nuova economia. Se otto bianchi detengono una ricchezza pari a quella di 3,6 miliardi di persone, e uno di loro è il proprietario di Amazon, forse possiamo dire che non è obbligato a fare lavorare male la gente, ma dovremo dire con onestà che vuole arricchirsi sulle spalle di quei lavoratori».

IDENTICHE CRITICHE a Ikea, dove «i lavoratori hanno rialzato la testa: si licenzia una madre che deve accudire i suoi figli, ma non vogliamo credere che non esista un turno che le permetta di conciliare tutto». Casi che dimostrano che «il vento sta cambiando» e che «non si può discutere con i lavoratori, presi uno per uno, ma bisogna confrontarsi con il sindacato».

I conti del governo sulle pensioni non tornano, dice lo slogan delle cinque manifestazioni: «Ogni volta si annunciano platee che poi non ci sono. Per l’Ape ci era stato detto che sarebbero state accolte il 75% delle domande, e l’ultimo dato parla del 39% per la social e del 34% per i precoci». Un governo che, «se non mantiene gli impegni, perde credibilità».

MA C’È ANCHE UN messaggio per Cisl e Uil: «Non abbiamo capito come possano dire “ok così, se ne riparla alla prossima puntata», critica Camusso. Ma poi lancia un appello a «riannodare i fili»: «Stabiliamo regole comuni per verificare le vertenze, a partire dalle piattaforme». Porte aperte dalla Uil: il segretario Carmelo Barbagallo dice che è «sempre pronta la saletta unitaria, la Cgil però non prosegua in azioni solitarie».

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