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Buone notizie dall’Europa, ma nessuno se ne accorge – Noi, europei – Blog – castaldi.blogautore

Immagine correlatacastaldi.blogautore.espresso.repubblica.it – Buone notizie dall’Europa, ma nessuno se ne accorge @RobertoCastaldi

Nell’ultima settimana sono arrivate diverse buone notizie dall’Unione Europea, che però non hanno trovato grande eco sui media italiani, che spesso sugli stessi temi sono pronti a battere la gran cassa quando le decisioni sono percepite o vendibili come negative.

Questo contribuisce a non far comprendere fino in fondo l’Unione Europea, le sue dinamiche e i suoi processi politici, e la principale posta in gioco alle prossime elezioni italiane tanto ai cittadini quanto alle forze politiche.

Inizierò da alcune notizie all’apparenza “minori”. La Commissione ha reso nota la lista degli Stati che saranno deferiti alla Corte di Giustizia per inadempienze varie rispetto alle norme europee.

In Italia si è parlato quasi solo del deferimento dell’Italia per i sistematici e cronici ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione, spesso dando voce al governo che si lamenta del deferimento a fronte dei miglioramenti ottenuti finora.

Mi domando quanto stiano festeggiando tutte le aziende che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione e che grazie al ricorso della Commissione potranno finalmente ottenere in futuro in tempi più ragionevoli il proprio compenso. Gli italiani hanno bisogno della Commissione per difendere i loro diritti (di cittadini europei) nei confronti dello Stato italiano.

Pochi hanno notato che la Commissione ha deferito la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca per il rifiuto di accogliere i rifugiati provenienti da Italia e Grecia, sebbene in passato non siano mancati i titoloni sul tema quando si trattava di denunciare la scarsa solidarietà europea – in realtà la solidarietà dell’Unione c’era, dato che aveva deciso le quote di ripartizione, mancava quella di alcuni Stati membri, che ora vengono sanzionati per questo.

Quasi nessuno ha citato il deferimento dell’Irlanda perché non ha ancora provveduto a incassare i 13 miliardi di imposte dovute da Apple, sulla base della decisione dell’Antitrust europea – cioè sempre la Commissione – rispetto ai benefici fiscali illegalmente concessi dall’Irlanda in passato.

La lotta contro i privilegi fiscali delle multi-nazionali oggi la fa soprattutto l’Unione Europea attraverso la Commissione.

E nemmeno il deferimento dell’Ungheria per le norme contro le università internazionali, che prendevano in particolare di mira la Central European University, una delle più prestigiose università europee, con il vizio agli occhi di Orban di essere stata inizialmente fondata da George Soros.

Ci sono poi molti altri casi, tra cui il deferimento di Francia e Germania per la mancata piena applicazione delle norme sul riconoscimento delle qualifiche professionali, a testimonianza che la Commissione non fa differenza tra Stati grandi e piccoli, ma agisce per far rispettare le regole europee.

Si sbloccano i negoziati sulla Brexit, e si potrà avviare la trattativa sulle future relazioni tra l’UE e il Regno Unito. Un passo indispensabile per la May per cercare di salvare il suo governo. D’altronde la Brexit è una scelta ed un problema britannico. Ogni giorno che passa ci si rende conto dei danni enormi che sta portando e ancor più porterà alla Gran Bretagna. Ma intanto ha permesso agli europei di avviare l’integrazione sulla difesa e di far ripartire la riflessione sulla riforma dell’Unione senza dover temere e tener conto delle idiosincrasie britanniche.

Così si sta aprendo sul serio la partita sulla riforma dell’Eurozona e dell’Unione.

La Commissione Juncker ha presentato le sue articolate proposte sul completamento dell’Unione Economica e Monetaria (su cui tornerò in un altro post). Martin Schulz ha risposto dal congresso della SPD – che l’ha confermato leader e ha approvato l’avvio di trattative con la CDU di Merkel sulla possibile formazione di un nuovo governo in Germania – rilanciando l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa (su quanto ci servano rimando a Report) da raggiungere entro il 2025 con una nuova Costituzione europea tra gli Stati disponibili.

È il modo di indicare che la riforma dell’UE sarà il tema centrale della trattativa, e che la SPD non accetterà di proseguire sulla linea pragmatica e attendista che ha caratterizzato la Merkel in passato.

Anche sotto la spinta di Schulz, fu il Parlamento Europeo a rilanciare questo tema nel febbraio scorso con 3 Rapporti sul futuro dell’Unione: uno su cosa si può fare a Trattati costanti, uno su ciò che è necessario ma richiede una riforma dei Trattati, e uno sul completamento dell’Unione Economica e Monetaria e il bilancio dell’Eurozona. Poi la Commissione l’ha portato avanti con una serie di proposte specifiche.

In sostanza l’obiettivo è realizzare entro le elezioni europee del 2019 tutte le riforme che si possono fare a Trattati vigenti, per poi avviare una riforma dei Trattati “definitiva”. Perché è questo il significato del discorso della Sorbona di Macron e del rilancio di Schulz. Questa è la sfida per il progressismo europeo.

In pratica è arrivato il momento di realizzare molte delle proposte che l’Italia ha portato avanti in questi anni, e di cui abbiamo assoluta necessità per rilanciare crescita e occupazione, e per affrontare al meglio le sfide geopolitiche e i flussi migratori. Fu Renzi a portare Hollande e Merkel a Ventotene.

E le proposte appena fatte dalla Commissione riprendono molte delle posizioni espresse dal governo italiano in vista del Rapporto dei 5 Presidenti sul completamento dell’Unione Economica e Monetaria. Ora si apre una partita decisiva, ma in Italia non si riesce ad avere un dibattito pubblico su questo.

Eppure la principale posta in gioco alle prossime elezioni è la posizione che l’Italia prenderà in questa partita e con quale credibilità – e grado di fiducia da parte dei partner europei – potrà giocarla.

Se l’Italia non riuscirà a dotarsi di un credibile governo europeista, in grado di spingere con Macron, Juncker e Schulz nella direzione della condivisione di sovranità su economia, difesa e migranti, non sarà possibile dare risposte efficaci alle principali preoccupazioni dei cittadini.

E si rafforzeranno fino a vincere le preoccupanti tendenze nazionaliste, di cui i rigurgiti fascisti non sono che il riflesso che annuncia i tempi che rischiano di venire. Ma i media parlano d’altro. Il centro-sinistra si divide su questioni di portata infinitamente meno rilevante.

Il rischio è che tra pochi anni gli storici si debbano interrogare sulle ragioni per cui le forze democratiche e progressiste non abbiano visto il pericolo nazionalista-populista ed unito le forze per offrire un argine efficace e non abbiano colto l’opportunità storica che la situazione offre di completare il processo di unificazione europea, condizione per delle efficaci politiche per la crescita, l’occupazione e contro le disuguaglianze.

Dubito che si arrovelleranno sulle ragioni della non candidatura di Alfano o Pisapia, sugli effetti del carattere di Renzi o dei rancori di D’Alema, come fanno molti media italiani.

Sorgente: Buone notizie dall’Europa, ma nessuno se ne accorge – Noi, europei – Blog – L’Espresso

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