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BUENOS AIRES: AGENTI IMPEDISCONO A DEPUTATI DI ENTRARE IN PARLAMENTO, DISORDINI – ALGANEWS

di Francesca Capelli

Deputati dell’opposizione a cui la gendarmeria ha impedito con la violenza l’accesso al parlamento. Tentativi di falsificare i risultati della votazione. Il centro di Buenos Aires, trasformato per nove ore in uno scenario di guerra. Al centro degli scontri, la riforma del sistema pensionistico, che avrà un impatto soprattutto sulle pensioni minime di anzianità, i sussidi alle famiglie a basso reddito e i trattamenti di invalidità, riducendo l’adeguamento all’inflazione e, di conseguenza, la somma percepita dai cittadini più deboli e il loro potere d’acquisto. L’operazione consentirebbe allo stato un risparmio di 100 miliardi di pesos (quasi 5 miliardi di dollari), necessari a compensare i mancati introiti fiscali legati alla diminuzione delle imposte per le grandi imprese.
Il governo si è assicurato il voto a favore del Senato promettendo le risorse generate dai tagli ai governatori delle provincie (gli “stati” che compongono le repubblica federale argentina). In più, ci sono da pagare gli interessi sul mega prestito (il più grande mai emesso nella storia mondiale) lanciato da Mauricio Macri poco dopo la sua elezione presidente, a cui ha fatto seguito, nel 2016, un’ulteriore emissione in dollari con scadenza a 100 anni.
Oggi il paese è tornato ai livelli di indebitamento che portarono al default del 2001, mentre nei 15 anni precedenti si era scelto di privilegiare il debito interno su quello estero. Una scelta politica eterodossa e criticabile, come tutte le scelte politiche, ma non priva di sostenitori illustri, soprattutto tra gli economisti di scuola neokeynesiana.
Le avvisaglie di quanto sarebbe successo ieri, c’erano già state martedì, quando il centro di Buenos Aires è stato letteralmente tagliato in due da una grande manifestazione contro la riforma pensionistica. A un tentativo della gendarmeria di disperdere i manifestanti, peraltro pacifici, alcuni deputati dell’opposizione si sono interposti tra la folla e gli agenti. Questi ultimi hanno approfittato del trambusto per compiere atti di violenza. La deputata Victoria Donda (dell’opposizione non kirchnerista) è stata malmenata ha dovuto farsi medicare per un colpo alla caviglia. Colpito a una costola il peronista Leonardo Grosso, mentre contro il sindacalista Jean Grabois sono stati addirittura aizzati i cani.
Ancora prima, martedì sera, si erano verificati tafferugli durante la marcia contro il Wto, riunito nei giorni scorsi a Buenos Aires.
Nessuno però poteva immaginare il livello di violenza della giornata di ieri. Tutto inizia nel primo pomeriggio, quando è in programma alla Camera dei deputati la votazione sulla riforma pensionistica. Il Congresso è blindato dalle forze dell’ordine, per evitare che i manifestanti si avvicinino. È così che ad alcuni deputati dell’opposizione viene impedito di entrare in parlamento proprio dagli agenti. Malmenato con violenza – come testimoniano i giornalisti presenti, anch’essi vittime della gendarmeria – il settantunenne Leopoldo Moreau, ex radicale, passato all’area kirchnerista dopo l’appoggio dato dal suo partito alla coalizione con cui Macri ha vinto le presidenziali del 2015. La deputata kirchnerista Mayra Mendoza viene soccorsa a causa del gas urticante tiratole in pieno viso, mentre il suo compagno di partito Matías Rodriguez perde conoscenza per un forte colpo alla testa.
Dopo forti insistenze e spinte, i deputati riescono a raggiungere un’entrata laterale del parlamento.
Le cose, però, non vanno meglio all’interno. Anzi, i lavori parlamentari devono essere sospesi per l’accusa di brogli, quando la coalizione di governo annuncia di possedere la maggioranza, contando due nuovi deputati che non hanno ancora prestato giuramento. A quel punto la seduta è sospesa perché il livello di conflittualità è così elevato da rendere impossibile il proseguimento dei lavori.
Inizia a questo punto la repressione, nelle zone del centro adiacenti al Congreso. Per ore, le forze di polizia hanno sparato lacrimogeni e proiettili di gomma. Il fotografo Federico Gorostiaga riceve una scarica di proiettili di gomma, sparati a distanza di mezzo metro da un poliziotto. Trenta persona sono state arrestate.
Nel frattempo il presidente Mauricio Macri valuta di imporre la riforma per decreto di necessità e urgenza, dribblando il voto parlamentare.
Tutto questo, dopo che il governo – alcune settimane fa – ha firmato una risoluzione che consente alle forze di sicurezza (gendarmeria, polizia e prefettura) di agire derogando una disposizione di un giudice. E non avevano valore metaforico le dichiarazioni della ministra della Sicurezza Patricia Bullrich, che alcuni giorni dopo la sparizione di Santiago Maldonado, ad agosto, aveva dichiarato di voler proteggere la gendarmeria dall’accusa di essere implicati nella vicenda. E non per garantismo, ma perché “avremo bisogno della gendarmeria per tutto quello che stiamo facendo, per il compito che questo governo si è dato”.

Sorgente: BUENOS AIRES: AGENTI IMPEDISCONO A DEPUTATI DI ENTRARE IN PARLAMENTO, DISORDINI – ALGANEWS

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