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Avventure africane, Niger e dintorni – Remocontro

4 berretti verdi americani e 5 soldati locali uccisi 2 mesi fa in Niger, il Paese dove dovrebbero andare i militari italiani. Niger e Sahel nella strategia antiterrorismo e/o anti migranti, la presenza militare di Washington nel Paese e sul continente. Le esperienze tecnico militari Usa su Analisi Difesa utili alla versione italiana dell’impegno nel Sahel.

Il califfato in Africa

Guerra sotto tono per la stampa occidentale, ma guerra vera. 4 berretti verdi americani e 5 soldati locali uccisi in Niger. Il Niger, uno dei Paesi più poveri al Mondo. Dall’indipendenza dalla Francia nel 1960, si sono succeduti regimi militari, colpi di stato, istanze indipendentiste delle popolazioni nomadi del nord del Paese – le ribellioni Tuareg degli anni 60, 90 e nel 2007– intrecciandosi con secolari ed intramontabili traffici illegali e rapimenti a scopo d’estorsione, spiega Pietro Orizio di Analisi Difesa.

Niger circondato, infiltrato ed attaccato da terroristi e guerriglieri provenienti da Libia, Mali e Nigeria. Secondo il Dipartimento di Stato americano vi sono attivi diversi gruppi terroristici tra cui Boko Haram, Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), ISIS, il Movimento per l’Unità ed il Jihad in Africa Occidentale, Ansar al Dine ed il Fronte di Liberazione di Macina. A marzo inoltre, dalla fusione di fuoriusciti dalle precedenti organizzazioni, è nata Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin.

In 53 dei 54 Paesi africani riconosciuti dalle Nazioni Unite, principalmente in Niger, Gibuti e Somalia, ci dicono siano presenti circa 6.000 soldati americani, impegnati in operazioni militari vere e proprie ad esercitazioni, addestramento, programmi ed impegni vari. Operatori di forze speciali salito da 450 a 1.300 nel 2017. Operazioni di ‘advise and assist’ -consulenza ed assistenza- indistinguibili da vere operazioni di combattimento, aggirando così le procedure congressuali più complesse. Attenti al trucco.

Air Base 201 ad Agadez

Air Base 201

Più soldati americani, ha annunciato Trump a giugno, e una nuova base di droni ad Agadez. Air Base 201 e uno dei più grandi progetti nella storia dell’USAF in termini di truppe impegnate nei lavori. Un investimento da 100 milioni di dollari per pista d’atterraggio, alloggi ed altre strutture di supporto. Da Agadez non solo droni per sorveglianza ma anche per attacchi. Il Niger base militare del blocco occidentale a preponderanza Usa, come sempre, dove presto arriveranno anche i soldati italiani, nonostante non risultino basi jihadiste.

Loro, gli americani, sui soldati in divisa risparmiano e spendono in ‘contractors’. Persino nei trasporti, equipaggiamento, rifornimenti, strutture, materiali, sicurezza, medici e quant’altro. Critiche sui tempi di reazione e sulla mancanza di un supporto aereo adeguato a garantire l’incolumità delle truppe sul campo. Dalla “Missing in Action”, squadre d’intervento rapido sono state attivate -forse già intervenute, suggerisce Pietro Orizio- da Sigonella (a 7.200 km), Gibuti (4.500 km), con team di riserva addirittura in Germania (12.100 km).

Né basi, né truppe permanenti, almeno ufficialmente. Basta pensare che il quartier generale dell’ AFRICOM Usa si trova in Germania. A parte una forza d’intervento rapido a Camp Lemonnier, base navale di Gibuti, parte orientale del continente, gli Stati Uniti non hanno presenze né installazioni di una certa consistenza. Le operazioni di droni stesse -la Sicilia con le sue basi Usa-, nonostante la grande attenzione mediatica, sono limitate e con interventi ridotti, lasciando la responsabilità del supporto aereo praticamente ai contractors.

Sorgente: Avventure africane, Niger e dintorni – Remocontro

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