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All’Onu rottura Usa-Paesi europei – Remocontro

remocontro.it – All’Onu rottura Usa-Paesi europei«We disagree», noi non siamo d’accordo.

Francia, Italia, Svezia, Regno Unito, i Paesi dell’Unione europea presenti nell’organo di governo delle Nazioni Unite criticano apertamente la decisione del presidente degli Stati Uniti di dichiarare Gerusalemme la capitale di Israele. Uno strappo politico-diplomatico grave.

We disagree’, non siamo d’accordo

L’azzardo-provocazione di Donald Trump su Gerusalemme, oltre ai primi morti nelle terre palestinesi occupare e la rabbia del mondo arabo, sta facendo maturare una clamorosa rottura tra Europa e Stati Uniti.

Una dichiarazione pubblica che comincia con le parole “we disagree”, noi non siamo d’accordo. Proposta dalla Francia, sarà firmata dall’Italia, dalla Svezia, dal Regno Unito, cioè dai Paesi dell’Unione europea oggi presenti nell’organo di governo delle Nazioni Unite.

È uno strappo politico-diplomatico grave. I quattro governi ufficializzano la distanza dalla decisione annunciata mercoledì 6 dicembre da Donald Trump.

Mentre nei territori palestinesi occupati sulla via di una terza intifada, si torna a morire, si rompe definitivamente il delicato meccanismo della trattative di pace tra israeliani e palestinesi. «Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace», dichiara il pacioso presidente palestinese Abu Mazen.

«L’Onu ha ripetutamente dichiarato che qualsiasi decisione unilaterale che cerchi di modificare lo status di Gerusalemme potrebbe seriamente minare gli attuali sforzi di pace e potrebbe avere ripercussioni in tutta la regione», ribadisce l’inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza.

Gerusalemme capitale, Washington isolata

«Trump ha riconosciuto l’ovvio – prova a metterci una pezza l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza – Ma gli Usa non hanno preso una posizione sui confini, che devono essere ancora decisi da Israele e Palestina».

Nel frattempo il mondo si lacera, la Palestina brucia e l’integralismo islamico trova nuovo alimento.

A guidare il ‘fronte del no’ allo strappo su Gerusalemme scopriamo la Francia, il cui presidente aveva definito ‘deprecabile’ la scelta americana di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

Gerusalemme effetto Trump, primo morto palestinese

Dunque ‘we disagree’, noi non siamo d’accordo, firmato dai Paesi dell’Unione europea oggi presenti nell’organo di governo delle Nazioni Unite. Questo non significa che l’Europa sarà compatta. L’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, Federica Mogherini, sta promuovendo un’iniziativa simile a quella francese all’Onu. Ma nella riunione del Cops, Comitato politico e di sicurezza, il rappresentante dell’Ungheria ha bloccato il testo.

Italia, coraggio inusitato

L’Italia sulla questione Gerusalemme, dopo un iniziale basso profilo, decide di schierarsi contro la scelta di Trump. Gli addetti ai lavori raccontano di frenetiche consultazioni tra la nostra delegazione a New York, Palazzo Chigi, il Quirinale e la Farnesina. Ceramente le parole pronunciate da papa Francesco su Gerusalemme non hanno lasciato insensibile il cattolico Mattarella.

«Un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace», aveva concluso Bergoglio.

Trump, l’America e il mondo arabo

Parole che non hanno smosso Donald Trump, ma che hanno pesato certamente nella strategia diplomatica italiana. «Molti Paesi seguiranno gli Stati Uniti», aveva sostenuto Natanyahu. Per il momento, da rilevare l’effetto contrario.

L’Italia sceglie, ‘pedalando contro’ la decisione azzardata del Giro d’Italia che sarà adesso veramente difficile far partire da Gerusalemme. Quello italiano un ‘governo amico’ d’Israele, certamente, «Ma non fino al punto di fare una scelta così schiacciata su Trump, che certo amico dell’Europa non sembra esserlo», considera Umberto De Giovannangeli sull’HuffPost.

A forzatura, forzatura e mezza

Ma c’è un altro fronte aperto. La richiesta palestinese ai Paesi Europei, di riconoscere lo Stato di Palestina. Come aveva già fatto, in passato la Svezia, e come avevano indicato diversi Parlamenti europei, compreso quello dell’Italia. Ma sulla questione, il classico ‘tira e molla’.

«Il riconoscimento italiano della Palestina come Stato deve arrivare nel momento più utile all’intero processo di pace», Alfano a Ramallah il 15 marzo scorso. Il giorno prima, la ministra per i Rapporti col Parlamento aveva assicurato, «Il governo intende rispettare l’impegno (per il riconoscimento della Palestina, ndr) preso in Parlamento due anni fa».

La capitale americana d’Israele

Divisioni politiche interne che diventano prudenza diplomatica.

A maggio, l’Italia vota contro una risoluzione dell’Unesco su Gerusalemme ritenendola troppo squilibrata a favore degli Arabi.

«Solo che una cosa è votare contro all’Unesco, e ben altra trasferire la propria Ambasciata nella Città santa alle tre religioni monoteistiche, considerata, nella sua parte Est, territorio palestinese occupato da due risoluzioni Onu, la 242 e la 338», sempre De Giovannangeli. osa farà l’Italia per le sorti della pace tra Israele Palestina forse conta poco, ma inizia a contare molto di più la bistrattata Europa.

Da Ramallah, il presidente palestinese Abu Mazen: «Gli Stati Uniti non sono più mediatori». E allora l’Europa potrebbe rientrare in gioco, Italia compresa. Ma che Italia sarà tra sei mesi?

Sorgente: All’Onu rottura Usa-Paesi europei – Remocontro

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