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Sardegna, nell’indagine su Del Sette le pressioni del sindacato dei carabinieri: vertici dell’Arma trasferiti perché sgraditi a sottoposti – Il Fatto Quotidiano

ilfattoquotidiano.it – Sardegna, nell’indagine su Del Sette le pressioni del sindacato dei carabinieri: vertici dell’Arma trasferiti perché sgraditi a sottoposti.

Le intercettazioni – Un gruppo vuole far fuori il comandante provinciale Adamo: “Il Generale lo scioglierà nell’acido”. Poi Del Sette lo trasferisce – di |

Ci sono vendette programmate da alcuni carabinieri sui colleghi che avevano osato sbugiardarli davanti ai pm. C’è il sindacato interno (CoBaR, Consiglio di Base di Rappresentanza dei Carabinieri, Sardegna) che interviene con delibere irriguardose ed estranee alle proprie competenze contro i superiori.

C’è tutto questo nelle carte dell’inchiesta della Procura di Sassari. Il pm Giovanni Porcheddu indaga da quasi due anni e intanto a Roma è giunto ad aprile uno stralcio per competenza territoriale.

Il comandante generale Tullio Del Sette è indagato per abuso di ufficio e omissione di atto d’ufficio in concorso con l’appuntato e delegato Cocer, Gianni Pitzianti.

A Del Sette i pm sassaresi contestavano il trasferimento del tenente Francesco Giola da Bonorva a Oristano e quello ‘non gradito’ da Sassari a Roma del colonnello Giovanni Adamo.

Al comandante regionale Antonio Bacile invece il pm Porcheddu contestava il precedente trasferimento del capo del Nucleo Operativo di Bonorva, Antonello Dore, sgradito al CoBaR e inviso a molti sottoposti perché troppo rigido. Per tutti c’è la richiesta di archiviazione da parte del pm di Roma Francesco Dall’Olio ma il quadro che emerge resta comunque inquietante.

Tutto inizia a Pozzomaggiore. Il 29 ottobre del 2014 in questo paese di 2700 abitanti, famoso per la festa dell’Ardia e per i Nuraghi, i cittadini sono riuniti in un bar a vedere le partite di serie A.

I Carabinieri della vicina compagnia di Bonorva tentano di fermare un ragazzo che però reagisce, la popolazione del luogo si schiera con lui. I militari desistono e poi fanno un’informativa nella quale sostengono che il ragazzo si era ferito nel tentativo di divincolarsi.

Il maresciallo Giuseppe Saiu, di Pozzomaggiore, presente lì per caso, scrive una relazione ai pm nella quale descrive una scena ben diversa. Un collega avrebbe colpito al volto il ragazzo e per questo gli animi dei presenti si sarebbero scaldati.

A quel punto il pm di Sassari Giovanni Porcheddu fa partire l’indagine con ipotesi gravi come il tentato sequestro di persona commesso da pubblici ufficiali con abuso dei poteri e poi anche falsità e lesioni.

Quando le carte vengono depositate nell’ottobre 2015 i carabinieri indagati leggono la relazione del collega e si infuriano. Le intercettazioni sono già in corso e mostrano “il proposito di organizzare una sorta di rappresaglia nei confronti della popolazione di Pozzomaggiore”. Nel mirino c’è anche il maresciallo Saiu.

Si sente dire dall’appuntato indagato per le presunte lesioni, Fabio Casula: “Dobbiamo scendere a fare la punizione a Pozzomaggiore (…) organizziamo nel fine settimana due, tre macchine tutti quelli che possiamo scendiamo e li crepiamo”. Il comandante della stazione di Mores, il maresciallo Luca Gabelloni sbotta: “li ammazziamo, si va su quattro macchine al Corso e si devastano”.

Al comandante provinciale non va meglio. Giovanni Adamo è paragonato con sarcasmo al piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia. I suoi sottoposti auspicano che il comandante Del Sette riservi a lui lo stesso trattamento riservato al figlio del pentito.

Luca Gabelloni: Io penso che quando il trenta (ottobre 2015, data della visita prevista del comandante Del Sette, Ndr) arriverà il Generale lo scioglierà nell’acido! . . .

Fabio Casula:  (risatina) Cazzo!… Minchia… il Colonnello Di Matteo… non pensavo si chiamasse Di Matteo di soprannome!

Del Sette non scioglie nell’acido Adamo ma in quei giorni gli fa comunicare che vuole trasferirlo. I carabinieri del nucleo radiomobile di Bonorva non sopportavano Adamo perché non si schierava dalla loro parte contro i due comandanti, per loro, rigidi, quello del nucleo operativo Antonello Dore e quello della compagnia, Francesco Giola.

La tenaglia del comandante Del Sette e del ‘sindacato’ CoBaR farà fuori uno dopo l’altro i tre comandanti. La Procura di Sassari ha deciso di indagare per abuso Del Sette e Bacile perché ritiene che abbiano ceduto nei trasferimenti alle pressioni del CoBaR che non può per legge interferire su questa materia.

Per questo è indagato il delegato CoBaR e CoCeR della Sardegna, l’appuntato Gianni Pitzianti.

La contestazione è stata rigettata dal pm di Roma. Effettivamente sembra assurdo che un appuntato possa trasferire un colonnello ‘influenzando’ un generale o addirittura un comandante.

Per capire come siano cambiati i rapporti tra i comandi e i corpi di rappresentanza però, oltre alla lettura delle carte, può servire l’ascolto sul web di un audio scovato da Agenparl.

Un appuntato del CoCer della Sicilia grida a un generale che non si vuole far prendere per il culo dagli ufficiali che stanno dietro la scrivania mentre lui ‘butta la vita sulla strada’.

Pochi mesi dopo un delegato CoCer siciliano è stato arrestato perché taroccava le note spese dei viaggi quando andava al Comando a Roma a urlare la sua indignazione, ma questa è un’altra storia.

La compagnia dei Carabinieri di Porto Torres, nella sua informativa finale del 20 marzo scorso firmata dal Capitano Romolo Mastrolia suggeriva ai pm di fare indagini per accertare al di là di ogni ragionevole dubbio quanto stava emergendo e cioé che: “le indicazioni non censurate del CoBaR Sardegna su argomenti non trattabili, siano state idonee a condizionare le scelte del vertice istituzionale che ha portato al trasferimento non gradito e d’autorità del Colonnello Adamo, del Capitano Giola e del Luogotenente Dore”.

Per i pm di Sassari Del Sette andava indagato per abuso d’ufficio e per omissione perché non aveva contestato le violazioni realizzate dai delegati CoBaR.

La Procura di Roma non la pensa così e decide di chiedere l’archiviazione senza dare nessuna delega ai carabinieri che volevano indagare.

Il comandante Adamo ai pm ha raccontato la situazione del radiomobile di Bonorva. C’erano “carabinieri che uscivano in servizio indossando stivali con la scritta ‘Polizia’; abbigliamento non consono in servizio come un copricapo con il marchio Adidas. Oltre a ciò vi erano problematiche più sostanziali legate alla difficoltà di organizzare i servizi”.

Aggiunge a verbale l’ex capo del Nucleo radiomobile, Giuseppe Nuvoli, “garantire la continuità del servizio nelle 24 ore era diventato impossibile per via delle richieste più assurde che i militari del Radiomobile avevano nei confronti dello scrivente”.

Quando c’erano le feste “era impossibile mettere d’accordo i militari in modo da ripartire le assenze in maniera razionale al fine di garantire la copertura sulle 24h del servizio di pronto intervento. Nel caso in cui le richieste non venissero accolte, stranamente, qualche militare presentava certificato dì malattia o richiesta di congedo parentale”.

Il comandante Dore prova a mettere ordine ma viene di fatto demansionato. Poi il Comando Generale trasferisce pure il comandante della Compagnia, Francesco Giola a Oristano.

Lui accetta e ai pm di Sassari spiega perché: “Mi è stato detto che magari avrei potuto resistere a Bonorva un altro anno e che poi i 100 km (distanza da Oristano, ndr) sarebbero potuti diventare 180 e magari si poteva anche saltare il mare”. Il braccio di ferro tra le gerarchie militari (Adamo, Giola, Dore) e il delegato CoCer Pitzianti diventa una partita esemplare per tutti.

A Bonorva, un paesino di 3400 abitanti, vanno più volte il comandante regionale Bacile, quello interregionale Giuliani e quello generale Del Sette. Nelle riunioni, descritte da alcuni carabinieri nei loro verbali ai pm di Sassari, i comandanti riprendono la linea di comando mentre i sottoposti, difesi dal CoBaR, gioiscono.

Il tenente Giola racconta ai pm che, mentre stava spiegando le sue ragioni nella riunione davanti al comandante Del Sette, nell’agosto 2015, l’appuntato Pitzianti lo aveva interrotto e il Comandante a quel punto lo aveva invitato ad accompagnarlo in una stanza dove lo aveva ripreso per le sue presunte mancanze.

Il 10 maggio del 2016 il procuratore di Sassari Gianni Caria delega il comandante provinciale Adamo ad andare a parlare con il Comandante Generale Del Sette per fargli sapere che nei Carabinieri di Sassari ci sono problemi gravi.

Il colonnello Adamo, su delega del procuratore, chiede a Del Sette di rimuovere alcune ‘criticità’ in quel di Sassari. In particolare si tratta del trasferimento di due ufficiali superiori, sfiduciati dalla procura di Sassari e che poi saranno indagati.

Il Comandante probabilmente non gradisce ed esegue la richiesta solo a settembre, quando anche Adamo è trasferito a Roma. Non solo. I due restano comunque in Sardegna. Il mese scorso uno dei due è stato pure nominato comandante di un reparto, proprio dove risiede la famiglia.

Sorgente: Sardegna, nell’indagine su Del Sette le pressioni del sindacato dei carabinieri.. – Il Fatto Quotidiano

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