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Pensioni oggi, ultime notizie: cosa cambia dal 2019 – Corriere.it

L’incontro governo-sindacati sulle pensioni a Palazzo Chigi (Ansa)corriere.it – LA RIFORMA E LE POSIZIONI CAMPO – Pensioni: l’aumento a 67 anni, le deroghe, i lavori gravosi. Quello che c’è da sapere

Dieci giorni per chiudere la partita sull’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita. Le posizioni in campo, i timori del ministro dell’Economia, le spinte elettoralistiche in Parlamento di Enrico Marro

Il ministro Calenda al Corriere: «Il Pd sbaglia: rinviare l’aumento mette a rischio i conti pubblici»

Com’è ora

Attualmente, e sarà così fino al 31 dicembre 2018, per andare in pensione d’anzianità col sistema retributivo o misto (cioè per tutti coloro che hanno cominciato a lavorare prima del 1996) ai lavoratori dipendenti servono 66 anni e 7 mesi di età, oltre che 20 anni di contributi. Stessi requisiti anche per le lavoratrici del settore pubblico mentre per le dipendenti del settore privato bastano 65 anni e 7 mesi e alle lavoratrici autonome 66 anni e un mese.

Dal 1° gennaio 2018 la soglia dei 66 anni e 7 mesi sarà valida per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici. Per andare in pensione anticipata servono invece 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne indipendentemente dall’età, requisiti validi per tutti i lavoratori (pubblici e privati, dipendenti e autonomi).

Come sarà dal 2019

Il governo Berlusconi introdusse nel 2010 il meccanismo di adeguamento dei requisiti di pensionamento all’attesa di vita, la cui andata a regime fu accelerata dal governo Monti. Ci sono già stati due adeguamenti, nel 2013 e nel 2016. La legge prevede che il prossimo ci sia nel 2019, poi la cadenza diventa biennale (2021, 2023 e così via).

L’Istat, come prescrivono le norme, ha accertato che la speranza media di vita a 65 anni si è allungata nel 2016 rispetto al 2013 di 5 mesi. Di altrettanto dovranno aumentare i requisiti per andare in pensione dal primo gennaio 2019.

Il necessario decreto interministeriale (Lavoro-Economia) deve essere emanato almeno un anno prima, cioè entro il 31 dicembre prossimo. Dal 2019 per andare in pensione di vecchiaia serviranno 67 anni d’età mentre per la pensione anticipata ci vorranno 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini , un anno in meno per le donne.

Cosa vogliono i sindacati

Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo col governo Renzi un anno fa che prevedeva due fasi. La prima è stata attuata con la manovra di Bilancio dello scorso anno attraverso l’Ape (social e volontaria) che consente il pensionamento anticipato a certe condizioni a partire da 63 anni d’età.

Uscite prima del limite sono previste anche per i lavoratori precoci (che hanno cominciato prima dei 18 anni) e per quelli che svolgono attività usuranti. Resta da attuare la fase due. Che per i sindacati significa soprattutto due cose: bloccare o rivedere profondamente il meccanismo di adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita, che appunto dovrebbe scattare nuovamente nel 2019, e creare forme di pensione di garanzia per i giovani con carriere lavorative discontinue.

Cgil, Cisl e Uil hanno avviato un percorso di mobilitazione: per ora assemblee nei luoghi di lavoro, poi, se la trattativa col governo fallirà, si passerà agli scioperi.

Cosa vuole il Pd

Il partito democratico si è progressivamente avvicinato alle posizioni del sindacato. Tra i primi a sostenere la linea di Cgil, Cisl e Uil e in particolare a chiedere un ammorbidimento del meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile è stato il presidente della commissione Lavoro della Camera ed ex ministro, Cesare Damiano.

Che ha trovato una sponda nell’altro ex ministro e ora presidente della commissione Lavoro ma al Senato, Maurizio Sacconi (Epi). Poi è stato il vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, a chiedere gradualità nell’aumento dell’età perché «non tutti i lavori sono uguali».

Infine il Pd ha presentato al Senato un emendamento al decreto legge fiscale collegato alla manovra che sposta al 30 giugno 2018 il termine di legge del 31 dicembre 2017 per fissare l’aumento di 5 mesi dei requisiti di pensionamento.

In sostanza la decisione resterebbe in sospeso e rimandata al prossimo governo.

Cosa propone il governo

Il governo è contrario al rinvio delle decisioni al prossimo giugno. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, incontrando i sindacati hanno detto che è necessario mantenere l’adeguamento di 5 mesi dal 2019 e deciderlo, come prevede la legge, entro il prossimo 31 dicembre.

Ma hanno proposto di esentare dall’aumento dei requisiti le 11 categorie di lavoratori che svolgono attività gravose, già ammesse all’Ape social (che però scade alla fine del 2018, ma potrebbe essere prorogata di un anno): maestre di asilo nido e di scuola materna, infermieri e ostetriche che fanno i turni di notte, macchinisti, camionisti, gruisti, muratori, facchini, badanti, addetti alle pulizie, alla raccolta dei rifiuti e alla concia delle pelli.

A questi potrebbero aggiungersi i siderurgici, i marittimi e gli agricoli. In tutto 15-20 mila lavoratori all’anno per i quali non scatterebbe l’aumento di 5 mesi dei requisiti.

Il Tesoro è disposto a mettere sul piatto fino a 200 milioni di euro. Il tutto prenderebbe la forma di un emendamento al disegno di legge di Bilancio. Molto però dipenderà dalla trattativa in corso con i sindacati e dalla posizione che prenderà il Pd di Matteo Renzi.

Sorgente: Pensioni oggi, ultime notizie: cosa cambia dal 2019 – Corriere.it

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