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“Nostra zia aveva il terrore”, il racconto dall’ospizio lager

Nostra zia aveva il terrore, oggi ci ha confessato che in tutti questi mesi non ci ha mai raccontato niente dei maltrattamenti subiti nella casa di riposo, perché la minacciavano”. A raccontarlo all’Adnkronos sono due nipoti di una novantenne, tra le vittime dei dipendenti della casa di riposo ‘Rosanna’ di Castellammare del Golfo (Trapani) arrestati ieri per maltrattamenti e sequestro di persona. In carcere anche la titolare della casa alloggio, Rosanna Galatioto di 48 anni. Gli anziani ospiti della casa di riposo, come registrato dalle cimici e dalle telecamere, venivano maltrattati, picchiati, derisi e minacciati dai dipendenti dell’alloggio.La signora novantenne, che per mesi ha subito maltrattamenti di ogni genere, non ha mai raccontato nulla ai parenti che le facevano visita. Oggi i nipoti sono tornati da lei per chiederle come sta ma, soprattutto, perché non ha mai detto nulla: “Una volta andai a trovarla e aveva dei lividi sul naso – racconta una nipote che preferisce restare anonima – Nostra zia ci ha risposto che era caduta sbattendo la faccia. E noi le abbiamo creduto. In un’altra occasione aveva un livido nero sulla mano. E ci disse che in un momento di ira aveva battuto il pugno sul tavolo. Insomma aveva sempre una giustificazione”.Solo questa mattina, dopo quasi un anno, l’anziana donna, che non ha figli e che non soffre di demenza senile ma è molto lucida, ha avuto la forza di raccontare quanto accadeva in quella casa degli orrori. “Mi dicevano che se avessi detto qualcosa mi avrebbero picchiato ancora di più – ha raccontato tra le lacrime – Quindi, ho avuto paura di dirvelo. L’ìunica soluzione era stare zitta e basta”. La nonnina oggi ha più volte ripetuto ai nipoti: “Ma io non davo fastidio, ve lo giuro. Io non facevo niente di male. Siccome avevo difficoltà a deglutire, non riuscivo a mangiare bene. E loro mi picchiavano per punizione”.In questi mesi, inoltre, la donna sembrava sempre affetta da sonnolenza, forse per alcuni farmaci che le venivano somministrati. “Oggi, invece, era perfettamente lucida e vigile – raccontano i nipoti – Perché da due giorni non prende i farmaci”. I parenti si sentono “in colpa – dicono – perché non ci siamo accorti mai di nulla. Ma come potevamo capire quello che stava accadendo? Il personale era sempre gentile con noi, specialmente uno di loro”. In carcere sono finiti, oltre a Rosanna Galatioto di 48 anni, anche i tre dipendenti, Matteo Cerni di 66 anni, Antonietta Rizzo di 31 anni e Anna Bosco di 46 anni.La struttura da ieri è sotto amministrazione giudiziaria. Questa mattina c’erano all’ingresso due carabinieri ma anche altre forze dell’ordine. Nell’alloggio si respira un’aria “diversa” come spiegano gli stessi anziani ospiti. Oggi hanno tutti il viso più rilassato. Per il gip Caterina Brignone, che ha firmato l’ordinanza, “è difficile anche solo immaginare trattamenti più disumani e degradanti, che si spingono a forme di deprivazione sensoriale tipiche della vera e propria tortura. Difficile anche credere che degli esseri umani possano essere talmente crudeli e spietati nei confronti di altri esseri umani, per più di inermi per le precarie condizioni di salute e affidati loro per ragioni di salute”. E paragona la casa di cura a “un lager”. Gli inquirenti evidenziano “l’intrinseca pericolosità degli indagati che hanno agito in modo spregiudicato, violentissimo e senza soluzione ci continuità, nonostante le persone anziane fossero state affidate alle loro cure dai prossimi congiunti”.Due operatori, senza sapere di essere ascoltati dalle cimici, parlando di una povera anziana incontinente che continuava a sporcarsi dicono: “Come si deve fare con questa pazza? Gli si mette un tappo nel culo”. E l’altro: “Io oggi non gli do da mangiare, per me può morire”. In un altro caso, un’anziana si lamenta per i maltrattamenti. Ma l’operatore la prende in giro: “Stai morendo? Brucia?”. E si sente l’anziana dire: “Aiutami…”. E poi c’è l’operatore che a un’anziana malferma dice: “Ti pare che se cadi a terra io ti alzo? Io a terra ti lascio!”. Il gip Caterina Brignone scrive nel provvedimento di arresto che gli anziani “sono insultati e costretti a vivere in un clima di brutalità, volgarità e sopraffazione. Vengono spietatamente derisi per le loro debolezze o incapacità, dovute al’età o a condizioni patologiche”. E ancora: “Sono minacciati di essere buttati fuori e viene augurato loro la morte”.”In qualche caso – dice ancora il gip Brignone nell’ordinanza – gli anziani sono immotivatamente privati del cibo o dell’acqua, mentre altre volte vengono forzati a mangiare o a ingoiare più velocemente”. “Alcuni anziani risultano presi di mira – dice il gip – con ancor maggiore frequenza e durezza”. Una donna in particolare veniva presa di mira dagli operatori arrestati. Si tratta di una novantenne che veniva “derisa, insultata, picchiata, minacciata e trattata senza alcun riguardo”. La donna veniva “regolarmente legata al letto o alla sedia a rotelle e così privata di ogni libertà

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