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Nessuna donna è nata per essere madre – Al di là del Buco

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imago dal web

abbattoimuri – Nessuna donna è nata per essere madre

Lei scrive:

Ciao Eretica,
forse arrivo tardi, ma volevo inviarti anche io una riflessione sul tema della maternità.

Mi sembra che molte volte il dibattito si concentri sul rapporto tra la madre e il bambino (o bambina, uso il maschile per convenzione della lingua italiana), senza considerare la pesante influenza che hanno le circostanze materiali in cui questo rapporto si sviluppa.

Indipendentemente dalle circostanze in cui una donna ha portato a termine la gravidanza, dalle più rosee alle più tormentate, questa si ritrova dopo il parto in un momento di grande vulnerabilità: è stanca, il suo corpo è dolorante per un travaglio di molte ore o per un importante intervento addominale, e in più lo sconvolgimento ormonale mette la sua salute mentale in una situazione molto delicata.

Le ostetriche le ripetono come un mantra che deve allattare, che è la cosa migliore per il bambino, ma di fronte alle normali difficoltà che insorgono e che possono essere dolorose al limite della tortura, si limitano a scrollare le spalle e dire “resisti altrimenti l’allattamento non andrà a buon fine” (e mica vorrai dare latte artificiale al tuo bambino? Tanto vale che gli dai da mangiare immondizia se te ne importa così poco della sua salute!).

Una volta a casa è di nuovo sola, senza possibilità di riprendersi dal parto perché deve badare, di solito in quella che ci si aspetta sia completa autonomia, di un esserino che anch’esso ha i suoi bei problemi di adattamento a un mondo diverso e ostile rispetto a quello che ha conosciuto fino a quel momento.

Chiaramente non può essere il bambino ad aiutare la madre, quindi, in pratica, dal momento del parto non le viene detto altro se non che deve sopportare, sacrificarsi, cancellare le proprie esigenze e immolarsi per il bambino, altrimenti è un terribile essere umano, un’aberrazione, non una vera madre.

Non viene previsto un terzo elemento che venga in soccorso di entrambi, perchè il padre non ha la possibilità di stare a casa ma anzi spesso viene investito da una più pesante responsabilità di provvedere economicamente, fuori casa, al sostentamento della famiglia.

Invece mai come in quel momento queste due persone, la madre e il figlio, hanno bisogno di aiuto.

Preciso che ho un figlio di cui sono perdutamente innamorata, ma non credo che questo rapporto sia sorto magicamente dal nulla, come un interruttore che è scattato al momento del parto: sono stata fortunata perché ho avuto l’appoggio della famiglia, in particolare di mia suocera che è venuta per molte settimane a casa mia con del cibo già cucinato a darmi la possibilità di dormire qualche ora e portandomi il bambino solo per le poppate.

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Ma mi rendo conto che questa è una situazione assolutamente privilegiata: e mi viene da pensare che se molte madri non riescono a legare con i propri figli non è perchè sono sbagliate loro, ma perché su di loro sono state messe troppe aspettative e non riuscire a soddisfarle è semplicemente umano.

Soffrire, non dormire, essere sempre vigile e a disposizione, dimenticarsi completamente di sé stesse: non è che questo ruolo non fa per alcune di noi, non fa proprio per nessun essere umano.

Quando la cosa va a buon fine è perché ci sono degli elementi esterni che interferiscono beneficamente (un compagno che per qualche motivo può stare a casa e collabori alla gestione del bambino, una madre o suocera o amica presente, una -orrore!- tata a pagamento etc etc), ma sono comunque considerati accidentali, non previsti.

Madre e figlio sono in primis due persone, e come tra tutte le persone il loro rapporto deve essere creato, coltivato, nutrito possibilmente in una situazione di serenità mentale, non imposto con i sensi di colpa.

Quando questo si instaura può essere davvero un’esperienza meravigliosa, così come lo è l’amore corrisposto, un qualcosa che ci si porta dietro per tutta la vita.
Però è ingiusto pretendere dalle donne di fare sforzi sovrumani senza sostenerle in alcun modo.

Anche nei paesi più illuminati, come la Svezia, il congedo parentale è sempre visto in alternativa, o fruito dalla madre o dal padre, mentre forse dovrebbe essere previsto un periodo di genitorialità condivisa del bambino appena nato.

Mi rendo conto che avere due persone fuori dalla forza lavoro sia contrario alle logiche produttive, ma l’essere umano non è fatto per produrre/spendere/consumare, ma per vivere e collaborare, e queste nostre esigenze vengono messe in secondo piano finché non esplodono prepotentemente, generando situazioni di disagio e rifiuto.

A me sembra che non esistano “donne che non sono fatte per essere madri”: NESSUNA donna è fatta per essere madre, secondo la concezione attuale della maternità. Nessuno nasce con la vocazione al sacrificio.

Non siamo noi ad essere sbagliate se ci sentiamo sole, in trappola, svuotate di individualità: è colpa di una società e di un sistema economico che rovesciano su di noi tutto il peso di costi ed energie che nessuno è disposto a spendere.

Questo non ha nulla a che fare con il rapporto tra madre e bambino (anche se ci si ripercuote), ma con quello tra madre e società.

Al momento attuale, il massimo che possiamo fare è mitigare questo carico chiedendo aiuto e dividendolo con altri, anche se ci sarà chi lo vorrà interpretare come una colpa o una nostra inadeguatezza.

Nell’attesa di una rivoluzione proletaria, ti chiedo per favore di pubblicare in anonimo. 🙂

Ciao e grazie per la tua pagina

Sorgente: Nessuna donna è nata per essere madre – Al di là del Buco

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