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Mettiamo in fila i fatti sulle fake news 

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Andrea Stroppa, consulente digitale di Matteo Renzi ed ex dipendente di una società informatica che fa capo a Marco Carrai, svolge una propria indagine che lo porta a evidenziare alcune anomalie nel network della società Web365.

Con questi elementi, Stroppa contatta BuzzFeed News – che l’anno scorso aveva già svolto un’inchiesta sui siti che fanno capo alla Casaleggio Associati – e segnala le anomalie da lui riscontrate.

BuzzFeed News, con i suoi giornalisti Alberto Nardelli e Craig Silverman, svolge una propria inchiesta indipendente sulla base delle informazioni fornite da Stroppa e scrive un articolo sul network Web365, le connessioni opache con le pagine Facebook Diretta News e iNews24 e una associazione ultracattolica chiamata La Luce di Maria.

Nell’inchiesta di BuzzFeed non si parla di fake news. Si parla di contenuti propagandistici anti immigrati e “suprematisti”, divulgati in circuiti di estrema destra. Quello su cui si focalizza l’inchiesta però non sono i contenuti, ma la mancanza di trasparenza della rete che distribuisce tali contenuti, utilizzando anche account falsi e connessioni che non sono alla luce del sole (di Maria LOL).

Lo stesso Nardelli, da me interpellato, chiarisce che non c’è alcun collegamento apparente tra questo network e partiti o movimenti politici.

Nei giorni successivi un articolo del New York Times mette insieme diversi pezzi di un puzzle: l’inchiesta di BuzzFeed, alcune dichiarazioni di Renzi, il meme su Maria Elena Boschi al funerale di Riina, l’iniziativa di Laura Boldrini contro l’odio in rete e – aridaje – cita Stroppa per arrivare alla conclusione che in Italia c’è un’allarme disinformazione alla vigilia delle elezioni e che quindi proprio l’Italia potrebbe essere il prossimo bersaglio del grande complotto dei troll russi.

Renzi, che aveva già deciso di dedicare una parte della Leopolda al tema delle fake news, prende la palla al balzo e porta le “fake news” – un calderone indistinto che mescola BuzzFeed, Riina, i troll, i russi – al centro del suo attacco politico ai 5 Stelle, proprio dal palco della Leopolda.

Infine, viene fuori che i senatori del Pd stanno lavorando a una fantomatica proposta di legge anti fake news, che colpirebbe solo i social media, sul modello di una legge tedesca che però è diversa, e che comunque per questa legislatura non se ne parla. Quindi, una proposta di legge che ipoteca la prossima legislatura, che non avrà effetti sulla imminente campagna elettorale e che diventerà qualcosa di concreto solo se il Pd vincerà le elezioni.

In pratica, una fake news.

Oggi il Movimento 5 Stelle dice che tutta l’operazione è stata studiata a tavolino e chiama in causa come regista Marco Carrai, cioè Renzi, attraverso Stroppa.

Di sicuro Stroppa ha avuto un ruolo importante. Ed è altrettanto certo che Stroppa è assimilabile a Renzi, oltre ad aver avuto rapporti di lavoro con Carrai.

Va detto con uguale chiarezza che l’inchiesta di BuzzFeed – che ripeto, nulla ha a che fare con i 5 Stelle – è stata condotta in maniera approfondita e con metodo. E fa luce non sul problema delle fake news, ma su come si costruisce e opera nell’ombra una “macchina” della disinformazione propagandistica.

Su questo, però, chi è senza peccato scagli la prima pietra.O ci dimentichiamo delle pagine Facebook che improvvisamente cambiano nome e finalità a insaputa dei loro “iscritti”? E qual è il confine accettabile della propaganda? Chi lo decide?

Ai post l’ardua sentenza  – Andrea Iannuzzi

sorgente: ricerca facebook

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