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L’ultima beffa dei Riina: “Nei conti sequestrati solo pochi euro” – Repubblica.it

Al setaccio i movimenti per risalire ai prestanome che gestiscono ancora i beni del clan. La difesa della famiglia corre su Facebook: “E’ solo un polverone, risorgeró” Il genero del capo dei capi se la prende con Repubblica per questo articolo

di SALVO PALAZZOLO

25 luglio 2017
Continua ad essere avvolto dal mistero il tesoro di casa Riina. «Trentotto conti», hanno segnato nel verbale dell’ultimo sequestro i carabinieri del Ros e della Compagnia di Corleone. Trentotto fra conti correnti bancari e postali, dossier titoli e libretti a risparmio. Ma c’è ben poco in quei conti, solo una manciata di euro. Davvero una beffa, l’ultima beffa della famiglia Riina. Dove sono finiti i soldi della famiglia più blasonata di Cosa nostra? Un’altra domanda che si aggiunge a quelle già contenute nel provvedimento di sequestro scattato il 19 luglio scorso.
Da dove arrivano i soldi, in contanti, che donna Ninetta ha utilizzato per fare assegni circolari e vaglia postali poi girati ai propri congiunti detenuti? Da dove arrivano i soldi che hanno consentito al genero di Riina, Tony Ciavarello, di aprire in Puglia le sue società impegnate nel settore dei ricambi di auto e camion? Nel 2015, Ciavarello ha ereditato dal padre alcuni immobili, ma la procura di Palermo rileva che hanno «scarso valore, posto che comunque questi non risultano essere produttivi di redditi».
La parola chiave dell’atto d’accusa firmato dal procuratore Francesco Lo Voi è «sperequazione ». Scrive il tribunale Misure di prevenzione presieduto da Raffaele Malizia (a latere Giuseppina Di Maida e Vincenzo Liotta): «I nuclei familiari dei figli di Riina risultano non avere la disponibilità di redditi sufficienti a far fronte anche alle sole spese necessarie per il sostentamento degli stessi; ne consegue che in tale situazione, qualsiasi, pur minimo, accumulo di risorse, risulta del tutto ingiustificato».
E, adesso, quei pochi spiccioli nei conti sono davvero una beffa. Anche se i figli di Riina non ci stanno a passare per complici e si lanciano in post appassionati su Facebook: «Voglio solo dire che il tempo darà le giuste risposte. Io so di essere nel giusto e lo dimostrerò». Questo scrive Maria Concetta Riina. Il marito, invece, utilizza Facebook per rivolgersi a tutta la comunità pugliese dove risiede: «Chiedo scusa al Popolo di San Pancrazio Salentino se involontariamente ho trascinato il paese all’onore delle cronache giornalettistiche, non ho colpe e per l’ennesima volta sono stato trascinato senza motivo in tribunale, dimostrerò la mia innocenza, chi e quanti mi conoscono sanno della mia serietà e buona fede». Ciavarello lancia la tesi del complotto: «Un altro polverone e processo mediatico in corso». Intanto, la procura di Palermo e i carabinieri stanno passando al setaccio i conti sequestrati, per ricostruire i movimenti, gli investigatori sperano di risalire agli insospettabili prestanome che foraggiano ogni mese la famiglia Riina. Il giovane Salvo, il figlio scrittore del capo di Cosa nostra, aveva anche una posizione di trading on line presso la “Ing Direct Nv”. Che azioni gestiva? E con quali soldi?

Riina e famiglia sono tutti convocati davanti i giudici delle Misure di prevenzione per il 15 novembre, ore 9.30. «Bagarella Antonina, Riina Giuseppe Salvatore, Riina Maria Concetta, Ciavarello Antonino Salvatore Riina Lucia». Il capo dei capi, invece, potrà partecipare in videoconferenza, se vorrà, ed è probabile che non mancherà neanche a questa udienza.

In attesa del processo, il genero di Riina se la prende con Repubblica per questo articolo. Stamattina, Ciavarello è tornato a scrivere su Facebook

L'ultima beffa dei Riina: "Nei conti sequestrati solo pochi euro"

Poi ancora un affondo sul sequestro di beni scattato lo scorso 19 luglio: «Avete sequestrato con ingiusta violenza la mia azienda, ma non potrete mai sequestrare il mio Sapere ed il mio Mestiere, e per questo risorgerò presto dalle mie ceneri come l’Araba Fenice più Grande e più Forte di prima – conclude Ciavarello – Per il resto arriverà il giudizio di Dio anche per voi che avete permesso ed autorizzato violenza verso gente innocente, per voi che avete eseguito e per voi che state ripetendo a pappagallo quello che la regia vi ha scritto.
Quel che avete fatto lo riceverete da Dio moltiplicato 9 volte, voi ed i vostri figli fino alla settima generazione. Gloria a Dio! Comunque la ditta sta ancora lavorando fino ad oggi, non è più mia ma i miei ragazzi sono a lavoro… Vi voglio Bene Ragazzì>.

I MESSAGGI DI SOLIDARIETA’
“I giornalisti scrivono senza essere “imboccati” da alcuno. Non hanno bisogno di essere ‘imboccati’, per cui il genero del boss Toto’ Riina puo’ stare tranquillo perche’ sia il collega Salvo Palazzolo, professionista serio e competente, sia gli altri colleghi che seguono la cronaca a Palermo dimostrano ogni giorno capacita’ professionali indiscutibili”. Lo affermano i vertici di Assostampa Sicilia, di Assostampa Palermo, sindacato unitario dei giornalisti, e dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia con riferimento al post su Facebook apparso oggi sulla bacheca di Tony Ciavarello, il genero di Toto’ Riina. “Non ci intimidiscono certi messaggi che francamente non sappiamo come interpretare, ci auguriamo soltanto che possano essere valutati da chi ha l’autorita’ competente per vigilare affinche’ la stampa libera possa continuare a svolgere il proprio lavoro in modo sereno e autonomo”, concludono le segreterie di Assostampa Sicilia, Assostampa Palermo e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia.

“Le aggressioni verbali rivolte al cronista di Repubblica Salvo Palazzolo sono il segno di come il suo lavoro vada nella giusta direzione – ha detto il presidente regionale dell’Unci Andrea Tuttoilmondo – Al collega il mio piu’ sentito

abbraccio con la convinzione che tutto cio’ non fara’ altro che alimentare ulteriormente la sua vocazione giornalistica al servizio dell’opinione pubblica”. “La solidarieta’ oltre che a Salvo Palazzolo – ha aggiunto il vicepresidente nazionale Leone Zingales – va espressa anche a tutti quei giornalisti che vengono chiamati in causa dal genero di Riina. I cronisti con la schiena dritta non si faranno intimidire da chicchessia”.

Sorgente: L’ultima beffa dei Riina: “Nei conti sequestrati solo pochi euro” – Repubblica.it

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