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L’intero rally azionario 2017 è stato un enorme short-squeeze: e ora che cazzo si inventeranno?

Domandone per il fine settimana: per quale motivo uno Stato formalmente già alle prese con una grana non da poco come l’affaire dell’indipendenza catalana, dovrebbe cercarsi ulteriori guai? Già, perché da ieri sappiamo che la “mente” degli attentati di Barcellona dello scorso agosto, l’imam Abdelbaki Es Satty, era un collaboratore dei servizi segreti spagnoli. A rivelarlo, il quotidiano “El Pais”, a detta del quale Satty tentò di diventare un informatore quando era detenuto (2010-2014) nella

prigione di Castellon, dove scontava una condanna per traffico di droga. I contatti sono proseguiti e la mente dell’attentato li usò successivamente perché sostenne con gli 007 che erano stati gli jihadisti ad obbligarlo a diventare un trafficante di droga per finanziarsi. Manca che John Belushi abbia peraltro in sogno e siamo a posto.

Tant’è, Satty è morto nella strana esplosione del casolare adibito a deposito di bombole di gas – circa un centinaio, roba sobria che non dà nell’occhio – il giorno prima dell’attentato, quindi si può dire il cazzo che si vuole: è cibo per i vermi ora e, in quanto tale, non può replicare. Ora, delle tre, l’una. Non c’è un doppio fine, i cronisti di “El Pais” sono semplicemente stati bravi e hanno trovato la pista giusta: rasoio di Occam e via. Secondo, i servizi spagnoli sono stati iscritti a loro insaputa alla gara mondiale tra intelligence più beote del mondo e ora ci tengono a fare bella figura. Terzo, l’intera faccenda potrebbe essere frutto di una manina extra-spagnola. Ed esempio, potrebbe avere a che fare con una notizia uscita in contemporanea con la bella figura dei servizi iberici: gli Stati Uniti lanciano un’allerta terrorismo sui viaggi di Natale e Capodanno in Europa. “Lo scorso anno sono state compiute stragi con attacchi avvenuti al mercato di Natale a Berlino, in Germania a dicembre, e in una discoteca di Istanbul, in Turchia, a Capodanno”, osservava il Dipartimento di Stato USA, segnalando che i recenti attentati mostrano come sia Al-Qaeda che lo Stato Islamico restino attivi e in grado di colpire.

 Travel Alert Renewal: heightened risk of terrorist attacks throughout Europe, particularly during the holiday season. Exercise caution at holiday festivals and events. http://ow.ly/AaZp30gDe1e 

Per carità, l’avvertimento è generico e scontato come le avvertenze contro il caldo per anziani e bambini di “Studio aperto” ma tant’è, si sono presi il disturbo di emanarlo. La stronzata dell’Isis che minaccia di decapitare diffusa dalla rediviva Rita Katz nemmeno la prendo in considerazione per evitare di offendere la vostra intelligenza e la derubrica alla categoria Dan Brown e dintorni. Insomma, un po’ di sana paura in vista delle festività, cui non fa certo male il corredo emotivamente confermativo di intelligence europee pateticamente impotenti di fronte alla minaccia, come ci dice il caso spagnolo. Prepariamoci a qualche bombetta.

Ma perché in Europa? Relativamente semplice. Primo, l’America è satura d allarmi. Fra nucleare della Nord Corea, Russiagate e minaccia iraniana sullo sfondo, non serve altro a una nazione di dipendenti da oppiodi, food stamps e media in modalità panico perenne. Anche perché, con il passare dei giorni, emergono dal passato circostanze che ci fanno capire come certe strategie, vedi quella del creare lo spauracchio dell’infiltrazione russa nel processo elettorale USA, partano da lontano. E con solide basi, in grado di toccare più livelli di interesse strategico. Per capire tocca tornare al 1996, quando un attacco dinamitardo distrusse il complesso residenziale delle Khobar Towers nella città saudita di Khobar, attentato nel quale rimasero uccisi 19 militari USA che prestavano servizio nella base aerea di Dharan. Quell’attacco, seppur poco ricordato, creò un vulnus: permise a CIA, Dipartimento di Stato e famiglia reale saudita di dichiarare come l’Iran, immediatamente chiamato in causa per l’accaduto, fosse il principale sponsor del terrorismo internazionale.

E chi giocò, sulla sponda USA, un ruolo fondamentale nella creazione di quella narrativa: Robert Mueller e James Comey, alleati di vecchissima data e ora rispettivamente capo della Commissione speciale sul Russiagate ed ex capo dell’FBI, licenziato da Donald Trump, atto quest’ultimo che si è rivelato prodromico proprio alla creazione dell’organismo d’inchiesta guidato da Mueller. Non due persone a caso, quindi: gli artefici della creazione del pericolo ayatollah, sono di fatto le due pedine utilizzate per dar vita e sostanza allo spauracchio del Cremlino che tutto intercetta e tutto manipola. Insomma, il Deep State e il suo referente politico-industriale-bellico hanno fatto le cose per bene, probabilmente preparando il terreno quando ancora Obama era alla Casa Bianca e tutti davano Hillary Clinton per scontata vincitrice del voto del 2016.

Perché altra paura, però? Serve un po’ di pepe per il warfare? No, al momento le cose vanno a gonfie vele da quel punto di vista. Serve però creare una bella cortina fumogena per il vero guaio all’orizzonte, altro che dispute su questa o quella collinetta strategica al confine fra Siria e Iraq o sulle isole artificiali del Mare Meridionale cinese. L’altro giorno vi avevo mostrato questo grafico

a riprova del fatto che siamo a livelli di rischio molto alti di un nuovo crack azionario, il tutto testimoniato dagli schizofrenici movimenti dell’indicatore di fiducia dei consumatori, al netto di uno Standard&Poor’s che – come nei casi di crisi passate – è ora a livelli record. Bene, ieri è uscito dell’altro. Primo, nel suo report dall’eloquente titolo “Nightmare on Bond Street”, Bank of America ha spiattellato al mondo quanto segue, come si trattasse della lista della spesa:

la scorsa settimana i junk-bonds funds e gli ETF USA hanno registrato un outflow record di 4,43 miliardi di dollari, il terzo peggiore di sempre e il maggiore dall’agosto 2014. Ma come, le obbligazioni ad alto rendimento non erano il nuovo, sicurissimo Eldorado in un mondo di tassi a zero e ricerca disperata di un quarto di punto su qualsiasi asset lo offra? Non viviamo in un mondo di grande ripresa economica sincronizzata, come dicono i banchieri centrali? La FED non sta alzando i tassi, tanto vanno bene le cose? E la Bank of England? Come mai, allora, quella fuga degna della scoperta di mancanza di scialuppe sul Titanic relativamente a carta che fino alla settimana scorsa tutti volevano con fame insaziabile? Secondo motivo di panico e, a mio avviso, grafico fondamentale per capire quanto sta accadendo e quanto le Banche centrali hanno reso possibile, è questo:

UBS, anch’essa con la leggerezza con cui si beve un caffè, ci dice chiaro e tondo che il fantasmagorico rally azionario dell’anno in corso – per gonzi e media frutto proprio del grado di salute dell’economia globale in ripresa – altro non è stato se non un enorme short-squeeze! Wall Street ha sfondato un record al giorno basandosi, di fatto, su buybacks resi possibile dal mark-to-salcazzo della FED e dalla ricopertura di posizioni ribassiste! E adesso che cazzo si inventeranno, visto che formalmente il QE globale dovrebbe andare in pensione, a parte nel regno degli unicorni in salsa di soia chiamato Giappone? Qui non siamo nemmeno più allo schema Ponzi, siamo alla truffa strutturale, siamo alle gioco delle tre carte nelle stazioni ferroviarie, siamo alle false autoradio vendute negli autogrill durante gli anni Ottanta.

Peccato che si tratti di un casino globale da qualche centinaio di trilioni di dollari, il tutto al netto di derivati e sistemi bancari ombra, il cui vero potenziale di devastazione nessuno conosce. Serve qualche esplosione controllata, il che spiegherebbe il timing della BCE per imporre l’addendum sulla copertura degli NPL a bilancio? Ovvero, una bella crisi bancaria-creditizia stile 2011-2012 che mandi a fare in culo Weidmann e i cosiddetti falchi del rigore e faccia ripartire la stamperia dell’Eurotower in grande stile in primavera? Serve il combinato banche-terrorismo per evitare che la gente si renda conto della valanga finanziaria che sta arrivandogli addosso un’altra volta.

E con potenza en superiore a quella del 2008, non fosse altro per il grado di leverage pubblico-privato accumulato nel frattempo? Ovviamente, nell’attesa si è venduto e si cerca ancora di vendere parte della merda al parco buoi, prima che la notizia diventi di dominio pubblico e scatti il panico. Prepariamoci, a mio modo di vedere, a un ritorno in grande stile mediatico dell’emergenza terrorismo o del panico da conflitto globale: occorre distrarre la gente, mentre gli si pone con dovuta attenzione la vaselina nei punti giusti. Nel frattempo, ci prenderanno per il culo ancora per un po’ con l’esilio di Saad Hariri, la “Mani Pulite” saudita o le avventure del Salgari dell’indipendentismo, al secolo Carlos Puigdemont. Altro che pop-corn, stavolta…

Source: L’intero rally azionario 2017 è stato un enorme short-squeeze: e ora che cazzo si inventeranno? – Rischio Calcolato

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