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L’IMPOSSIBILE UNITA’ INTORNO A RENZI 

DI GIORGIO DELL’ARTI

Renzi ha parlato ieri alla Direzione del Pd, primo appuntamento politico del partito dopo la brutta esperienza del voto siciliano. Un discorso senza nessun fuoco d’artificio e che si può riassumere in una sola frase: sono aperto a tutti, non ho preclusioni verso nessuno né Mdp né Si né Possibile e neancheverso quelli che stanno dall’altra parte, i moderati che altrimenti rischiano di essere risucchiati da Berlusconi.

• Aveva detto qualcosa di simile anche da Berlusconi.
Sì, è la logica del nuovo sistema elettorale, che premiando le coalizioni obbliga a formarle. Il centro-destra, benché diviso, alla fine troverà il modo di mettere insieme Berlusconi, Salvini e la Meloni e di raccogliere in unico agglomerato i piccoli che stanno da quella parte. Il Movimento 5 stelle, non volendosi alleare con nessuno (soprattutto prima del voto), ha la strada per Palazzo Chigi chiusa. Il Pd il suo corpo unitario – per finta o per davvero – lo deve ancora trovare, e a quel che s’è sentito ieri e soprattutto domenica non sarà per niente semplice.

• Che cosa s’è sentito domenica?
Giuliano Pisapia ha riunito i suoi all’Antoniano di Roma, sala di 600 posti riempita solo a metà. Il suo movimento non si chiama più «Campo progressista», che era una bella etichetta, ma «Diversa». Alla riunione non c’erano solo i pisapiani, ma anche quelli delle altre formazioni di sinistra antirenziane e persino i renzian-pisapiani, un ircocervo che ha visto la luce grazie ai tormenti di quelli che vorrebbero andarsene senza andarsene. Qui s’è visto intanto che i sinistri-sinistri sono ampiamente divisi anche tra di loro e che tutta l’area che si definisce di sinistra, includendo in questo caso anche il Pd, ha un esagerato numero di potenziali leader, che si oscurano uno con l’altro e sono in permanente conflitto, anche se non sempre in modo palese. Per esempio Pisapia, salito sul palco, ha parlato con convinzione della necessità di andare a un qualche accordo con Renzi, «sono l’ultimo giapponese», è necessario far fronte contro il ritorno delle destre e dei nazionalismi, «unità e discontinuità», quella di Bersani e D’Alema rischia di essere una «ridotta minoritaria», «Noi non vogliamo un’altra Sicilia», eccetera. Senonché subito dopo ha preso la parola la Boldrini, e ha detto di esser d’accordo sull’unità della sinistra, «ma non con Renzi». Patapùnfete, siamo da capo a dodici.

• Tra di loro potrebbero almeno formare una lista unica?
I sondaggi li accreditano di qualcosa che oscilla tra il 6 e il 10 per cento. Certo Bersani, in cuor suo, crede di avere diritto a un primato. Però a che scopo, allora, Grasso avrebbe fatto il gran passo di uscire dal Pd? E sia Pisapia che Grasso non si saranno ingelositi dell’improvvisa luce che all’Antoniano s’è accesa sulla Boldrini, le cui ambizioni di leadership non possono essere messe in dubbio. Poi c’è D’Alema, quello che «capotavola è dove mi siedo io». Vedo molto difficile l’asse con Renzi, ma anche molto difficile un processo unitario tra queste frange esterne al Partito democratico. Sono uniti solo sull’antirenzismo, come un tempo erano uniti solo dall’antiberlusconismo.

• Vediamo come ha risposto Renzi a queste inquietudini dei movimenti che stanno alla sua sinistra.
«C’è una pagina bianca da scrivere insieme del programma sul futuro. Su tutto si può discutere, ma non abiurare le cose già fatte. Migliorarle, però, si può». Questo discorso – la sua relazione – è stato approvato, ieri in Direzione, con 164 sì e 14 astenuti. Nella replica il segretario ha aggiunto: «Non c’è una leadership solitaria anche su questo vale il principio della pagina bianca. Chi vuole dare una mano è benvenuto, se qualcuno si tira indietro ora da questo invito unitario se ne assume la responsabilità. Il dialogo, va avviato naturalmente con l’area che a sinistra in primis fa riferimento al mondo di Campo progressista, a cui lanciamo parole di dialogo e di disponibilità, come quelle che in larga parte degli interventi di ieri abbiamo sentito. Non abbiamo nessun veto né con Si, né con Possibile, né con Mdp». Su questo Fratoianni, segretario di Sinistra italiana (Si), ha risposto subito: «Noi continuiamo e continueremo a lavorare con decisione alla costruzione di un altro polo, alternativo e coraggioso». Invece, dentro il Pd, si sono detti d’accordo col segretario non solo Fassino, ma anche la prodiana Sandra Zampa e l’oppositore di Renzi (fino a ieri) Michele Emiliano.

• In viat di un discorso unitario forse la risposta più importante è quella di Bersani.
Direi che si tratta di una chiusura totale. «Basta che si sappia – ha detto – che le chiacchiere stanno a zero, ci vogliono dei fatti. Non c’è tempo per pettinare le bambole. Renzi si preoccupa sempre di rivendicare quello che s’è fatto, purtroppo c’è qualche milione di elettori che non è d’accordo, che ha un giudizio critico su tante cose che si sono fatte e che vedono che a dispetto delle affermazioni che siamo usciti dalla crisi, abbiamo dei problemi, a cominciare da quello del lavoro. E quindi staremo a vedere, seguiamo il resto della discussione. Se solo si fanno promesse la gente non crede. Negli ultimi tre anni siamo stati insieme, anche Mdp, ma l’Italia non la pensa così. Benissimo quelli che fanno appelli, siamo anche noi per l’unità, però ci dicano cosa intendono fare per cambiare. C’è un pezzo di elettorato che del centrosinistra a traino Pd e del Pd a traino renziano non ne vuol sapere. Come si fa a farli tornare? Cambiando radicalmente proposte, smettendo l’arroganza del governo, dando un messaggio in sintonia con la vita dei cittadini

Sorgente: L’IMPOSSIBILE UNITA’ INTORNO A RENZI – ALGANEWS

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