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I Lillipuziani, il partitone e il 3% – nuovAtlantide.org

di Alfredo Morganti – 21 novembre 2017Renzi non fa altro che dare percentuali: 40%, 30%, 101%, tombola. È il suo modo di fare politica, spararla grossa in tv o sui social. Recentemente ha detto che con la coalizione il PD supererà proprio il 30% (il 40 apparirebbe francamente una specie di delirio). Attorno al PD stanno perciò accroccando l’accroccabile, ma non lo fanno nello spirito di una coalizione, piuttosto in quello di un’ammucchiata senza arte né parte, se escludiamo la rivendicazione sempre meno orgogliosa di quattro anni di bonus elettorali e di sgravi a buffo. Non ci si meravigli che ‘Repubblica’ abbia già santificato l’accordo che si è profilato. Eppure, nonostante le percentuali e l’eventuale intesa con il Cavaliere per il dopo voto, che dovrebbe quietarli un po’, i renziani guardano con preoccupazione e invidia il loro fronte sinistro. Dove, zitti zitti, si è aperta una prospettiva politica, non un mero progetto di comunicazione. Lo chiamano il ‘partitino del 3%’, lo definiscono sprezzantemente ‘cosa rossa’, ma intanto rosicano. O perché quel 3% farebbe comodo a Renzi per le sue vanaglorie, o perché forse potrebbe essere qualcosa di più consistente del 3%, appunto. Sono paure vere, che si esprimono in telefonate moleste a Grasso, in mission impossible del giapponese Fassino e altri mediatori, e persino in roboanti insulti, come quello di chiamare il dissenso e la lotta politica ‘regolamento di conti’.È buffo come si abbia timore di presunti lillipuziani rossi. Come gli equilibri politici si reggano su ponti flebili e legami sottili, spesso solo di convenienza. Sarà pur vero che l’accrocco della coalizione piddina prende forma, ma è altresì certo che ancora debbano iniziare a discutere di percentuali, e sarà questa la cruna dell’ago che dovranno prima o poi attraversare. Visto che il numero dei parlamentari del PD diminuirà, qualcuno dovrà pur pagare prezzo in termini di scranni. Oggi Verderami sul Corriere fa notare come si sia passati velocemente dal progetto di controllo totale dei capilista da parte di Renzi, alla necessità di trattare a tavolino con tutti i commensali riguardo l’intero scibile, compresa l’aria che si respira. Chi di caminetto colpisce, di caminetto ferisce. Anche perché stavolta il ‘partitone della sinistra’ non ha di fronte dei giovanotti inesperti, dei furbi comunicatori, degli intellettuali o dei nostalgici di alcunché. Non è un 3% ‘resistente’, né una ristretta e sceltissima pattuglia di duri e puri.Il listone unitario dovrà essere il prodromo di un partito nuovo, che non cerca recinti né fossati, ma si propone come sinistra che parla al Paese a partire dagli ultimi, sinistra storica seppur capace di sondare il futuro, di pensare sfide più avanzate, di non immaginare un generico ‘popolo’ ma soggetti sociali e classi e raggruppamenti determinati, di intercettare domande piuttosto che accalappiare risposte preconfezionate del tipo ‘prendere o lasciare’, e di sintonizzarsi sui bisogni, i diritti, le povertà di ogni genere, gli sfruttamenti, le precarietà e il disagio personale e sociale, pensando alle cose da fare, non solo a quelle da dire, per quanto suggestive.

Sorgente: I Lillipuziani, il partitone e il 3% – nuovAtlantide.org

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