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Il “giallo” – Argentina, la disperata ricerca del sottomarino sparito | mondo | Il Secolo XIX

ilsecoloxix.it – Argentina, la disperata ricerca del sottomarino sparito   – di Emiliano Guanella

Torino – È una drammatica corsa contro il tempo, nelle difficilissimi condizioni climatiche dell’Atlantico meridionale, in un’area fin troppo vasta con onde alte fino a otto metri, quella intrapresa per trovare il sottomarino San Juan, disperso da mercoledì scorso mentre stava navigando a quattrocento chilometri dalle coste patagoniche argentine.

Che cosa si sta facendo per salvare l’equipaggio del San Juan

La giornata di ieri era iniziata all’insegna della speranza. Freddata però a metà pomeriggio da uno scarno comunicato della marina argentina che spiegava di non poter assicurare che i sette tentativi di chiamate partiti da un telefono satellitare alla base di Mar del Plata fossero della nave alla deriva.

«7 tentativi di chiamate poi il nulla»: corsa contro il tempo per trovare il sottomarino

Le operazioni di ricerca sono ormai internazionali; oltre a una mezza dozzina di navi argentine sono coinvolti aerei e navi di Regno Unito, Cile, Brasile, Uruguay e Stati Uniti.

Paesi che hanno basi militari nelle isole dell’Atlantico meridionale, a iniziare dalle Falklands britanniche o al Polo Sud e che quindi hanno costantemente disponibilità di mezzi nella regione.

Il rompighiaccio britannico Protector si è preso il compito di percorrere la rotta iniziale del sottomarino scomparso, che era partito da Ushuaia e avrebbe dovuto raggiungere Mar del Plata fra una settimana.

Un aereo radar P3 della Nasa sta affiancando i vecchi Hercules argentini, ma le condizioni meteo permettono pochissime ore di perlustrazioni al giorno.

 Il San Juan è di fabbricazione tedesca, costruito nel 1985 ed era stato recentemente sottoposto a una manutenzione che, sulla carta, gli avrebbe allungato la vita di almeno altri 20 anni.
Il quotidiano «Clarin» ha intervistato il suo primo capitano, Carlos Zavalla, che lo portò 32 anni fa dall’Europa all’Argentina.

Zavalla ha spiegato che esistono diverse forme di comunicazione fra la nave e il mondo esterno; se si fosse rotta l’antenna di superficie, che esce per due metri dal livello del mare, a bordo c’è un telefono satellitare e, come ultima possibilità, si possono mandare delle boe colorate per segnalare la posizione.

E ha ricordato che in termini di ossigeno e di viveri, la nave ha un’autonomia ragionevole, di almeno due settimane.

Il San Juan, va detto, non è un sommergibile enorme; è lungo 66 metri e largo appena 7, con un mare agitato e in tormenta è come trovare un ago in un pagliaio.

Alla base di Comodoro Rivadavia, nella provincia di Santa Cruz, sono arrivate apparecchiature ad altissima precisione cedute dagli Stati Uniti.

A Buenos Aires si cerca di coordinare gli sforzi, mentre un’équipe di psicologi cerca di contenere i famigliari dei 44 membri dell’equipaggio del San Juan.

La stampa locale racconta le loro biografie, ad iniziare da Eliana Maria Krawczyk, prima ufficiale donna del Sudamerica in un sottomarino, che era alla sua prima missione.

A bordo c’è anche Hernan Rodriguez, capo macchinista che da undici anni «vive» nel San Juan e, dicono i suoi superiori, ne conosce tutti i segreti.

Sono quasi tutti provenienti dal Nord argentino, da San Juan, Misiones, Salta: le regioni più povere, che forniscono più ufficiali alle forze armate, da quando la leva in Argentina non è più obbligatoria. Ufficiali che hanno scelto di entrare in marina da giovani e che spesso non conoscevano nemmeno il mare.

A Buenos Aires la vicenda è seguita con particolare interesse; c’è già chi li chiama eroi e fa un po’ impressione, se si pensa che l’ultima volta che vennero definiti cosi dei militari fu durante la tragica guerra delle Malvinas-Falklands nel 1982.

Sembra un secolo fa; oggi la marina britannica è in prima linea assieme agli ex nemici per cercare di recuperare, come un punto nell’immensità dell’Oceano, il sottomarino San Juan.

Sorgente: Il “giallo” – Argentina, la disperata ricerca del sottomarino sparito | mondo | Il Secolo XIX

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