Dall’incercettazione e da altre conversazioni di quelle ore – pubblicate dal Messaggero – emerge come sia stata gestita la situazione in quei giorni: con grande improvvisazione, sostengono gli inquirenti. Innanzitutto a causa dell’impreparazione della Provincia, che nonostante numerosi mezzi guasti rifiuta il supporto da altri enti. In particolare, gli inquirenti ritengono che nonostante i bollettini meteo e le ordinanze firmate dal sindaco di Farindola, D’Incecco ed altri non “adottavano le condotte dovute”, almeno dal 15 gennaio, affinché si attivassero le procedure “del piano di reperibilità” prima e di “pre-allarme ed infine di allarme” né si adoperarono per una “doverosa ricognizione dei mezzi spazzaneve” che avrebbero permesso di constatare“l’inoperatività dell’autocarro sgombra neve”.

Ma quella non è l’unica telefonata finita agli atti dell’inchiesta. Perché il giorno precedente Di Blasio suggerisce a D’Incecco di chiedere aiuto all’Anas e il dirigente risponde: “E già, adesso mi faccio espropriare in casa mia”. Nelle stesse ore, intanto, si attiva per ripulire altre strade, a quanto pare sotto pressione da parte dei politici. In particolare, riporta il Messaggero, D’Incecco dice: “Il presidente chiede che venga aperta la strada per Abbateggio“, riferendosi al presidente della provincia Antonio Di Marco, sindaco di quel paesino. E sempre il dirigente provinciale parla di un “presidente” che “vuole la riapertura della strada per Passolanciano”. In questo caso il riferimento sarebbe al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.