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HO FIRMATO QUELL’APPELLO

di giandiego.

È vero, ho firmato quell’appello, per “Un’alleanza popolare anche in Lombardia”. L’ho fatto come forma di continuità di un impegno, partito da lontano, l’ho fatto a livello personale andando contro le decisioni del mio partito che non ha aderito all’Appello nazionale del Brancaccio ritenendolo poco chiaro. A ragione debbo dire.

L’ho fatto perchè provenendo dall’Altra Europa ritenevo doverlo fare, ho sbagliato … a credere possibile che questo progetto andasse in porto senza subire i ricatti ed i dictat delle segreterie e delle tifoserie della “sinistra poltronista”.

Oggi vengo a sapere dalla stampa che, come al solito, da una parte si dice e dall’altra si razzola.

Per alcuni aspetti questo è stato sin dall’inizio, sia nell’esperienza dell’Altra Europa che del Brancaccio, sempre, ragioni di fretta (vera o solo supposta) hanno inficiato la discussione dei contenuti, che in un modo o nell’altro calavano sempre dall’alto. Per praticità e fretta, si diceva.

Salvo poi appellarsi alla necessità di non “remare contro”. Restringendo così il diritto di critica e la discussione.

Nell’impegno del Brancaccio però la scelta territoriale era ben presente, sbandierata, il civismo persino eccessivo ed usato strumentalmente ad ogni piè sospinto, nonostante la centralizzazione costante a Roma potesse dare adito a sospetti di strumentalità.

Oggi si parla di fischi, di incontri al vertice segreti, fra Montanari, Speranza, Bersani &c. in chiave di discesa in campo di Grasso.

E allora?

La solita musica, la solita canzone.

Vertici ed Apparati che s’incontrano per confezionare un boccone gradevole, equilibri alchemici, segreterie in movimento … gruppi di potere che fanno i conti della serva. Siamo sempre lì nulla di nuovo, l’eterno accrocco dettato dall’emergenza e dall’urgenza di salvare un certo numero di poltrone, possibili o probabili.

Sono convinto, personalmente che essere nelle istituzioni sia importante, ma credo che si debba iniziare dai territori, dai municipi da momenti di unità reale ottenuti nella pratica quotidiana e metabolizzati nella realtà dei rapporti di reciproca stima e riconoscimento e da un viaggio di purificazione nel deserto.

Questa coincidenza fra i pruriti unitari ed i distinguo di leader riconosciuti e conclamati, ciascuno con il suo comitatino elettorale, questi movimenti da mercato dei colletti bianchi sono, sinceramente, troppo contemporanei e teleguidati per chi non creda nelle coincidenze.

Sia chiaro ognuno è libero di praticare le alchimie che crede, se quella che chiamammo sinistra preferisce la strada delle segreterie, dei gruppi di potere, degli incontri al vertice fra leader autoreferenti, faccia pure.

Per me, però, scelgo un lavoro diverso. Un viaggio lungo che comprende la possibilità di saltare anche un paio di giri di poltrone, pur riconoscendone l’importanza.

Che accetta l’idea della sconfitta culturale, tangibile, evidente e che umilmente ricomincia dall’alfabetizzazione e dal socialismo di strada, che cerca nei territori la propria conferma. quello che chiamo da tempo “viaggio nel deserto”

Costruendo la propria nuova credibilità dal basso. Gli esperimenti alla Fava si son dimostrati estremamente limitati nella loro portata, pochissimo influenti, nonostante la roboanza delle dichiarazioni.

Quella che dobbiamo costruire è un’alternativa di sistema, visibile, reale, che si possa credere vera e toccare, quello che andiamo cercando è l’Uomo Nuovo, gramsciano o meno che sia.

Questa verticalizzazione violenta, marpiona e segreta era nelle possibilità, non mi stupisce, la figura di Grasso la sta rendendo reale.

Personalmente però, io penso che questo signore abbia accettato e sia stato complice di numerose nefandezze, anche nel suo ruolo istituzionale, accettando e votando tutte le brutture del suo partito come per altro Bersani, Civati, Fassina, Speranza e compagnia cantante … tutti nuovi leader del nulla.

Non mi renderò complice del riproporli come “soluzione del male” che essi stessi hanno avallato, forse non provocato, ma sicuramente consentito e votato.

Non accetterò, facendomi anche autocritica dove fosse necessario, per averci creduto come un beota, questo nuovo inganno formale se di territori si è parlato territori devono essere ed il Signor Grasso, forse porterà molti voti … forse, ma tutto è salvo che territoriale.

Un ultima parola Convergenza Socialista, il partito di cui faccio parte ha una sua posizione sulla costruzione della “cosiddetta sinistra”, quella che io chiamo AreA di Progresso e Civiltà ed è riassumibile in due concetti Territori e Sinistra Europea, ottima linea mi pare (certo ed ovviamente la linea del partito è molto più articolata e complessa)A PARTIRE DAL FORUM DI MARSIGLIA DELLE FORZE PROGRESSISTE … appuntamento molto prossimo.

Un appuntamento importante e, si spera, chiarificatore. Vediamoci per le strade dei nostri municipi e facciamolo lì il tavolo unitario … sulle cose. Non per un appuntamento elettorale, ma per il socialismo

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