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I GRANDI INTERESSI ECONOMICI, LO STATO ITALIANO E COSA NOSTRA…

La morte di Salvatore Riina è stata mediaticamente raccontata come la fine di un personaggio demoniaco, una sorta di professionista della devianza.
Le stesse locuzioni come “capo dei capi”, “boss dei boss” e simili finiscono per influenzare rapidamente l’opinione pubblica, portandola a concentrare l’attenzione esclusivamente sulla figura criminale del soggetto, verso cui poi si finisce per riversare un furore comprensibile.
Ovviamente capiamo l’odio, il rancore e il disprezzo che il personaggio suscita e susciterà.
A parte alcuni episodi di vile esaltazione della figura, nella maggior parte dei casi però ci si è limitati ad insultarlo e a ricordarlo come responsabile di efferati atti criminali, senza fare un’analisi lucida su quale fosse il contesto ambientale, i legami economici e politici, entro cui si è mossa la sua azione.
Lungi da volerne assolvere i delitti, infami e gravissimi, vogliamo però sottolineare come occorra, per comprenderne completamente la figura e demonizzarne autenticamente l’operato, allargare lo sguardo e osservare il fenomeno mafioso nella sua intera complessità.
Ebbene la storia di Totò Riina e dell’intera Cosa Nostra, affonda le proprie radici nei rapporti che l’organizzazione criminale, fin dai suoi più modesti esordi, ha saputo intrecciare con i poteri del territorio tanto da esserne per lungo tempo esclusiva espressione.
La storia della mafia è la storia di una manovalanza armata al servizio dei grandi latifondisti, la storia della repressione delle rivendicazioni contadine, degli omicidi di sindacalisti, uomini politici e semplici lavoratori che stavano lottando per l’emancipazione delle classi popolari.
È la storia degli intrecci con le istituzioni monarchiche, fasciste e repubblicane. È la storia del “sacco di Palermo”, delle trattative (rigorosamente al plurale), dei voti venduti e comprati, delle società di comodo, dei rappresentanti amministrativi iscritti a libro paga, di baci e carezze alternati a scontri violenti. Insomma è la storia di un matrimonio di comodo in cui “l’onorata società” ha sempre avuto un ruolo subordinato rispetto ai coniugi che gestivano ben altro potere.
È una storia che purtroppo continuerà ad essere scritta perché Riina è morto, ma la mafia vive ancora, visto che gli interessi economici ed istituzionali che ne hanno determinato e regolato l’esistenza sembrano essere in perfetta salute.
Ci auguriamo che il futuro ci riservi giorni migliori e che le vittime della mafia possano avere completamente giustizia. Una giustizia che potrà dirsi tale solo quando tutti gli attori di questa orribile storia chiamata mafia saranno stati vinti e sconfitti.

Sorgente: Contro la disinformazione – Home

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