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Elezioni in Sicilia, Renzi: sconfitta netta, alle Politiche i bersaniani decidano che cosa fare – Corriere.it

corriere.it – Elezioni in Sicilia, Renzi: sconfitta netta, alle Politiche i bersaniani decidano che cosa fare. I distinguo del segretario tra il voto nell’Isola e a Roma. «Tutto come previsto, il risultato è quello che ci aspettavamo. Sapevamo che sarebbe finita così» – di Maria Teresa Meli

«Tutto come previsto, il risultato è quello che ci aspettavamo. Sapevamo che sarebbe finita così»: Matteo Renzi fa un giro di telefonate con i dirigenti del Pd senza negare l’esito inequivocabile del voto. Non lo farà nemmeno oggi, perché non è da lui: «È una sconfitta netta», dice ai collaboratori.

Una sconfitta inevitabile, dal momento in cui Pietro Grasso ha deciso di non accettare la candidatura a governatore della Sicilia. Esattamente come voleva Mdp, ragionano al Nazareno.

Esattamente come è stato. Perché doveva essere la Sicilia, per D’Alema e Bersani, la trappola in cui far finire Renzi. Però ha funzionato solo a metà, giacché stando agli exit poll Claudio Fava è sotto il dieci per cento. E il Pd, che certo non è ben messo, non si illudeva di prendere di più.

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«I numeri sono quelli che sono»

Al Nazareno la vedono così: «Nel 2013 in Sicilia, alle politiche, i Cinquestelle presero il 33,6 per cento, la coalizione Pd-Sel-Tabacci il 21,4, mentre il centrodestra prese il 31,3». Perciò, per dirla come Renzi l’ha detta ai suoi: «Nessuna sorpresa, non credo che per questo voto su cui c’è tanto da ragionare qualcuno nel mio partito vorrà sparare a zero senza riflettere.

Il 13 novembre ci sarà la direzione, i numeri sono quelli che sono e per me non c’è problema, però spero che anche i più critici si rendano conto che c’è bisogno di uno sforzo in più da parte dell’intera squadra perché stiamo tutti nello stesso partito».

E quello «stesso partito», stando a quello che dicono al Nazareno, dovrebbe innanzitutto controllare che la trappola degli scissionisti, dopo aver fatto cilecca in Sicilia, non scatti invece alle elezioni politiche prossime venture.

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Elezioni che qualcuno (c’è chi fa i nomi di Mattarella e Gentiloni) non vorrebbe più a marzo, bensì a maggio, come ha scritto il Corriere (ma l’ex premier continua a pensare che chi vuole andare oltre «sbagli»).

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Chi mantiene un canale di collegamento con il Pd

Secondo i sondaggi, alle elezioni nazionali il centrodestra avrebbe il 33,3 per cento, i grillini il 28,8 e il centrosinistra il 31,4. Il 6,1 andrebbe alla sinistra radicale. Insomma, lo schema Sicilia non è ripetibile perché lì dal 1991 a oggi il Pds-Pd veleggia intorno al 10-13 per cento e perché in quella regione il contributo di Bersani e D’Alema è quantificabile intorno all’uno per cento circa.

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La defezione degli scissionisti alle elezioni nazionali farebbe invece la differenza.

L’eventuale decisione di D’Alema e Bersani di correre in proprio equivarrebbe alla sconfitta del centrosinistra sul tavolo da gioco delle elezioni nazionali. Sarebbe una responsabilità non da poco.

Per questa ragione una parte degli scissionisti e dei fuoriusciti mantiene un canale di collegamento con il Pd. Tre nomi per tutti: Antonio Bassolino, che pure è appena andato via dal partito, l’ex viceministro Bubbico e D’Attorre.

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«Serve un nuovo inizio»

È su questi esponenti della «sinistra a sinistra del Pd» che i pontieri di Campo progressista di Pisapia punteranno per cercare di unificare il più possibile il centrosinistra. Il Partito democratico è pronto all’operazione, come ha ribadito ieri il vice segretario Maurizio Martina all’Huffington Post: «Per il centrosinistra serve un nuovo inizio.

Il Pd è pronto a confrontarsi senza veti con tutte le forze progressiste, europeiste, moderate, interessate a costruire unità e non divisione. Accanto a noi serve il protagonismo positivo di altre forze e altre energie. Serve un lavoro comune e serve fermare il dibattito sterile sulla leadership».

Sorgente: Elezioni in Sicilia, Renzi: sconfitta netta, alle Politiche i bersaniani decidano che cosa fare – Corriere.it

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