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Nelle vallate del Piemonte sconvolte da 15 giorni di roghi: “Queste fiamme sono infinite” – La Stampa

Incendi dalla Valsusa a Novara, oltre 1600 ettari in fumo. Caccia ai piromani. E le previsioni del vento fanno paura

fotografia: Cantalupa, nel Pinerolese, è fra le località maggiormente colpite. I soccorritori devono fronteggiare fiamme alte fino a tre metri. Qui, mercoledì, un 26enne è morto d’infarto mentre tagliava alcuni alberi per non alimentare il fuoco.

FEDERICO GENTA, ROBERTO TRAVAN
CAPRIE (TORINO)

«La mia squadra lavora da domenica scorsa. Ininterrottamente. Io avrò dormito al massimo un paio d’ore. Stanotte, saranno state le due e mezza, il bosco ha ripreso a bruciare con fiamme alte almeno tre metri». Giovanni Valentino, il volontario dei vigili del fuoco inginocchiato a terra su una strada di Condove, bassa Valsusa, è il simbolo dell’emergenza incendi che sta devastando il Piemonte. «È qualcosa che non finisce mai. L’incendio è ritornato nello stesso punto che avevamo spento due giorni fa».

Sono bastati i venti leggeri di due settimane fa ad accendere i primi focolai tra i boschi della Val di Susa. Poi il Foehn, che domenica in poche ore ha spazzato via la cappa di smog che avvolgeva Torino, ha infiammato le montagne fino ai boschi di Novara e Cuneo, in un’area che interessa oltre sessanta Comuni. Le fiamme hanno trovato strada facile tra le valli già provate dalla siccità. Tanto da bruciare, in pochi giorni, qualcosa come 1600 ettari. Più di quelli andati distrutti durante tutto lo scorso anno. C’è la mano dell’uomo dietro a questi roghi. Vigili del fuoco e volontari hanno più di un sospetto sull’azione di piromani, ma l’estensione dei focolai è anche frutto di anni di incuria e abbandono.

 

Il primo segnale d’allarme della Regione è stato lanciato il 10 ottobre, quando è stato dichiarato lo stato di massima allerta. Provvedimento superato martedì dalla richiesta dello stato di calamità. Ci sono borgate isolate, paesi coperti da uno strato spesso di fuliggine e avvolte dal fumo che rende l’aria irrespirabile e a tratti impedisce anche di sorvolare le aree interessate. Non è ancora il tempo di contare i danni. Perché oggi le previsioni annunciano vento forte, non soltanto ad alta quota. Per questo sono stati potenziati i soccorsi. Turni di oltre 400 uomini tra vigili del fuoco e nuclei Aib, nuovi elicotteri e aerei canadair per attaccare le fiamme dall’alto. E l’esercito allertato per difendere abitazioni, residenti e infrastrutture.

 

Nel Cuneese la situazione continua a essere critica tra Pietraporzio e Casteldelfino. La statale del Colle della Maddalena è stata chiusa al traffico e ieri erano una quarantina i camionisti bloccati verso il confine con la Francia. A Novara è stato spento l’incendio che lambiva lo svincolo della tangenziale, creando non pochi problemi alla circolazione.

 

Ma la vera battaglia contro il tempo è tra le montagne che circondano Torino. Dove solo il lavoro estenuante dei vigili del fuoco ha permesso di salvare le case, aiutati dagli stessi residenti che non hanno alcuna intenzione di abbandonare le loro proprietà. Storie di gente comune come Mauro Greppi, che ieri notte si è armato di un soffiatore e ha salvato dal fuoco una fetta di borgata ai margini di Rubiana «Mi hanno svegliato le fiamme che sfioravano le baite. Per quattro ore ho allontanato le foglie per evitare che il fuoco salisse a monte». Storie di centinaia di volontari, che da domenica rincorrono i focolai e bonificano i terreni già bruciati. A Cantalupa, nel Pinerolese, un ragazzo di 26 anni è morto, stroncato da un infarto, mentre aiutava la madre a tagliare alcuni rami per difendere i terreni di famiglia.

 

Colpa dei piromani? Nessuno può escluderlo. Ma sono stati in tanti a notare come spesso i roghi più importanti sono stati alimentati dall’incuria. Come le cataste di legna abbandonate lungo le provinciali. «Sono lì da dieci anni – lamentano gli abitanti della zona -. Le ha lasciate così chi ha sistemato queste strade». E poi, ovunque, tappeti di foglie e sterpi mai rimossi, che in pochi secondi si trasformano in bracieri. Ovunque, poi, manca l’acqua. Le fonti sono a secco e le cisterne sono costrette a scendere ogni volta a valle per rifornirsi direttamente dall’acquedotto. Non va meglio sul fronte dei soccorsi aerei, perché proprio il fumo per diverse ore non ha consentito ai canadair di raggiungere gli incendi.

 

Sorgente: Nelle vallate del Piemonte sconvolte da 15 giorni di roghi: “Queste fiamme sono infinite” – La Stampa

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