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Intervista all’On. Bobo Craxi sulla crisi della Catalunya | NUOVA RESISTENZA antifa’ 

 

L’intervista rilasciata nei giorni scorsi,  dall’On. Bobo Craxi sulla crisi Catalana:

 

1) Onorevole Craxi, secondo lei la Catalogna ha fatto il grande ‘passo’
verso l’indipendenza, oppure si è tagliata le gambe?

Penso che i dirigenti catalani abbiano estremizzato la loro battaglia indipendentista ed avendo fissato una propria “road map” non abbiano calcolato le conseguenze che allo stato appaiono piuttosto negative, sul piano internazionale perché non è stato riconosciuto loro lo status desiderato, sul piano interno, perché la società catalana è apparsa assai più divisa di quanto si è creduto e sul piano economico perché le ripercussioni non si sono fatte attendere e l’esodo di più di 400 aziende che non vi era nella comunità economica un sostegno adeguato alla pur legittima aspirazione di indipendenza.

 

2) Le pulsioni indipendentiste catalane vengono da molto lontano: può
chiarire ai nostri lettori le dinamiche interne alla politica di
Barcellona?

Da una parte certamente vi è la Storia che ha determinato condizione di separazione o addirittura di estraneità dallo Stato Spagnolo, dall’altra il processo di globalizzazione economica e la cornice continentale europea hanno esaltato ed alimentato il riflusso delle identità nazionali sopite od oppresse. Nel caso spagnolo lo sviluppo integrato delle Comunità autonome ha messo sullo stesso piano tutte le regioni comprese i Paesi Baschi e la Catalogna che godevano di una propria vistosa peculiarità. Si è inceppato un rapporto virtuoso fra lo stato centrale e i catalani quando sciaguratamente fu cassato da un’iniziativa politica del Partito Popolare di Aznar e Rajoy lo Statut di autonomia catalana che rendeva definitivo il rapporto di integrazione nella Comunità Nazionale Spagnola pur riconoscendo alla Catalogna l’entità di nazione , un po’ come avviene per la Baviera in Germania. Ad esso sono seguiti anni di frustrazioni ed un aumento esponenziale dei movimenti indipendentisti che mai erano stati maggioranza nelle istituzioni autonomiche; Il resto è Storia, l’indipendentismo come ragione politica principale, un movimento trasversale borghese e proletario che è arrivato sino ai confini della rottura traumaticva che stiamo vedendo.

3) Qual è il suo punto di vista sulla questione?

Innanzitutto metodologicamente ritengo che i problemi vanno affrontati prima che essi diventino maturi e quindi non più affrontabili con il solo approccio politico. Come abbiamo visto addirittura lo Stato Spagnolo intendeva impedire fisicamente il voto sull’indipendenza, un’ azione che ha generato sconcerto ed apparsa incomprensibile. Che il risorgere di queste questioni attiene anche alla difficoltà dell’Europa di suscitare nel suo processo di aggregazione un afflato identitario talmente forte e convincente da ritenere superate tutte le divisioni identitarie che appartengono all’altro secolo. Che la crisi economica ha suscitato la speranza che una nuova identità politica e sociale potrebbe essere la via di fuga più idonea, è accaduto in Gran Bretagna con la Brexit, il voto francese ci ha detto chiaramente quanto siano in crisi le forze tradizionali, in Italia il quadro non è differente. Le grandi formazioni politiche europee quella popolare e quella socialista pagano un prezzo che io considero fisiologico alla mutazione dei sistemi economici, alla libera circolazione di beni e di informazione e non suscitano il rispetto di cui hanno potuto sempre contare. Il Partito Popolare Spagnolo infatti per esempio si deve rifugiare in uno stantìo nazionalismo per rinsaldare le sue fila, mentre è proprio la sua inazione riformista che ha determinato questa grave crisi istituzionale.

4) Lei ha recentemente incontrato il leader indipendentista Puigdemont: che
impressione ha avuto?

E’ un uomo dalle convinzioni salde, rappresenta se non ho mal capito l’aspirazione identitaria di una Catalogna rurale e non metropolitana proiettata tuttavia in Europa. Sul piano personale me lo aspettavo molto più radicale nei suoi punti di vista, l’ho trovato un uomo ragionevole e non arruffapopoli come sono stati i secessionisti di casa nostra. Una razionalità che ho visto confermata in quella dichiarazione tattica, certamente ambigua, ma realista che lo ha portato ad una frenata dell’ultimo minuto in Parlamento. Di fronte ad una pressione Internazionale, sono in tanti che hanno cercato di aprire gli occhi alla concretezza delle cose, e ad un’offerta di dialogo e di prospettiva concreta penso e spero che possa riconsiderare non le sue idee e i suoi obiettivi ma il gradualismo attraverso il quale ottenerli. Ha tentato una forzatura e questa forzatura non ha dato i risultati che si proponeva.

 

5) Mariano Rajoy e il Pp – e prima di lui Zapatero e il Psoe, hanno
disatteso le istanze catalane con politiche ambigue, affidando iloro “No”
ai tribunali: dove stanno gli errori?

La maggiore responsabilità risiede in Rajoy, il Psoe con Zapatero tentò la via dello Statuto di autonomia non riuscendovi. Ora il Psoe rilancia la Riforma Costituzionale ed una forma rinnovata della Costituzione in senso federale che potrebbe contemplare anche le aspirazioni catalane. Un giusto compromesso è quello che mi sono permesso di suscitare all’attenzione del Presidente Puigdemont una volta scemata l’adrenalina del moto insurrezionale. D’altronde pensare di risolvere un problema politico affidandosi al potere giudiziario ed al potere poliziesco è una strada abbastanza inusuale in una democrazia occidentale e il conflitto armato si risolverebbe in una catastrofe per tutti, Europa compresa.

 

6) Trova legittime le richieste della Catalogna? E se no, perché?

Non parlerei di legittimità vera e propria ma piuttosto di oggettività dei movimenti di popolo che devono essere ricondotti in una cornice vantaggiosa per tutti, quindi non soltanto per le sole aspirazioni dei Catalani. Mi è difficile pensare che questa vicenda si concluda con un ritorno coatto della Catalogna nella Spagna ma che piuttosto si riesca a definire un quadro politico e sociale più convincente che non riguarda soltanto le questioni di carattere economico, abbiamo visto che l’idea di una rottura della Spagna sollecita soltanto la mano degli speculatori e spaventa gli operatori economici di tutto il mondo, rischia di impoverire la classe media e di allentare se non frenare la crescita economica a danno dell’occupazione. Quindi bisogna riflettere bene, probabilmente non si è fatto a sufficienza.

 

7) Perché l’opinione pubblica europea prende posizione senza sapere nulla
delle reali ragioni che hanno portato a questa situazione?

Barcellona è una grande Capitale del Mediterraneo, forse la sola dove si parla una lingua propria che non ha uno Stato proprio, è Città Globale conclamata per le sue bellezze culturali, per la sua apertura civile conosciuta per le sue glorie dello Sport; In un mese da quella città sono arrivate immagini della tragedia del terrorismo e della repressione poliziesca contro inermi che si recavano ai seggi; La libertà è sembrata essere in pericolo, le libertà civili e democratiche. Ora l’opinione pubblica ha tuttavia un desiderio chiaro : che la situazione ritorni a normalità dentro un quadro politico ed istituzionale certo e che vengano meno le divisioni che hanno lacerato e ferito la società catalana. E’ una prova questa che anche grazie al concorso della Comunità Internazionale verrà superata, non c’è mai stato tanto amore come oggi verso la questione catalana che si vuole potersi risolvere in un modo convincente e democratico. Il popolo catalano ha certamente dimostrato di avere avuto in questa vicenda una grande fermezza ed una tensione democratica non comune anche nelle divisioni molto violente.

 

8) Se l’indipendenza si realizzasse concretamente, quali possibilità ci
sarebbero per Barcellona di rientrare nell’Ue?

Pressoché nessuna, lo riferiscono i Trattati e ad essi si riferiscono sia il Commissario Junker che i paesi Membri dell’Unione. Questa condizione però era chiarissima ai leader del secessionismo catalano, tanto è vero che qualcuno ha sospettato che gli “affidavit” del loro riconoscimento sarebbero arrivati da paesi extra-europei. Bisognerà capire meglio e più avanti questa storia.

 

9) L’allarme economico legato all’indipendenza è reale o è solo un ricatto
psicologico verso i cittadini?

Non c’è dubbio che il Governo centrale abbia alimentato le paure e influenzato qualche abbandono; però va anche detto che fra i gruppi economici che stanno spostando la loro sede sociale ce ne sono alcuni che hanno un fortissimo radicamento catalano ( penso alla Caixa) e che probabilmente sono stati non completamente ostili al processo indipendentista. L’economia però richiede stabilità, l’economia reale però non quella virtuale e finanziaria che in questi giorni ha speculato sulla crisi spagnola; L’economia reale non può non soffrire i contraccolpi di una continua mobilitazione sociale, di un rapporto teso fra Governo centrale e Governo locale, dell’abbassamento della presenza del turismo nella Regione e nella presenza di fatto della militarizzazione della Catalogna. L’allarme è più che reale e la tendenza dovrà essere al più presto invertita.

 

10) Come vede il futuro prossimo della Catalogna e della Spagna?

Il loro sembra un legame indissolubile, un dilemma ovidiano “ nec tecum nec sine tecum vivere possum”
C’è un’interdipendenza storica ed una reale consistente intreccio di interessi che rendono complicate rotture traumatiche fatto salvo una nuova cornice istituzionale che esalti la natura specifica della Catalogna in una Spagna che è capace di federare le proprie nazionalità come è occorso recentemente nel nuovo rapporto con i Paesi Baschi. E’ un processo che vedo possibile che tuttavia deve passare attraverso delle prove politiche e democratiche convincenti, d’altronde lo stesso voto referendario conferma una forte tendenza separatista ma non certifica una maggioranza robusta e sufficiente per una scissione non concordata.
Meglio sarà tendere verso una soluzione mediana capace di contemplare le esigenze di tutti e che sviluppi nel futuro un rapporto meno conflittuale; D’altronde quando una questione si ripresenta ciclicamente e divampa come i vulcani dormienti significa che è una questione che esiste e che deve e può essere risolta con gli strumenti del XXI Secolo che sono quelli del dialogo, della politica, della democrazia.

 

Grazie

 

Sorgente: Intervista all’On. Bobo Craxi sulla crisi della Catalunya | NUOVA RESISTENZA antifa’ | NUOVA RESISTENZA antifa’

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