Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Il predatore sessuale Harvey Weinstein e quelle “comprensioni” italiane – La Voce di New York

lavocedinewyork.com – Il predatore sessuale Harvey Weinstein e quelle “comprensioni” italiane. In America il produttore di Hollywood che abusava delle attrici viene condannato senza se e senza ma, in Italia inizia il tiro contro le vittime – di Angela Vitaliano

Sullo scandalo di Harvey Weinstein negli USA, nonostante tutte le aberrazioni e il degrado culturale che ha portato il molestatore in chief alla Casa Bianca Trump, il consenso di una donna va espresso e no significa no. Ma in Italia si legge, scritto persino da donne, che uno che ci prova è “normale che ti tocchi una tetta…”

Sono passati solo pochi giorni dalla pubblicazione sul New York Times, dell’inchiesta di Jody Kantor e Megan Twohey su Harvey Weinstein  e la storia, ripresa e ampliata da Ronan Farrow per The New Yorker  si è inevitabilmente trasformata in una valanga che sta trascinando con sè nomi del mondo dello spettacolo e della politica.

Sì perché Weinstein, produttore cinematografico potentissimo, accusato di un numero impressionante di molestie e di tre stupri, è stato anche, per anni, una macchina da soldi per i democratici, inclusi Barack Obama e Hillary Clinton.

Non deve, dunque, suonare strano o “esagerato” che entrambi, abbiano rilasciato delle dichiarazioni ufficiali di condanna del comportamento di Weinstein e di sostegno alle donne vittime degli episodi di violenza.

Lo stesso hanno fatto i nomi più importanti di Hollywood, molti dei quali devono il lancio della propria carriera proprio a Weinstein: da Clooney (che in un’intervista al Daily Beast cita anche Silvio Berlusconi e il suo famoso letto delle meraviglie ) a Meryl Streep, da Kate Winslet a Leonardo Di Caprio, da Mark Ruffalo a Lena Durham.

Insomma, massima solidarietà per le vittime prima di tutto e presa di distanza dal comportamento ignobile di Weinstein.

In Italia, la notizia per un paio di giorni è passata nella quasi totale indifferenza, fino a quando si è “scoperto” che fra le vittime intervistate da Ronan Farrow c’era anche l’italianissima Asia Argento. E da quel momento, apriti cielo.

Ora, mi sento di fare alcune precisazioni:

  • Cominciamo con il chiarire un punto – che per me non peggiora o migliora la posizione di Weinstein – le denunce risalgono agli anni novanta e arrivano fino al 2015. Il produttore, negli anni, ha patteggiato per ben otto volte, per mettere a tacere denunce a suo carico. Quindi se vi state chiedendo “perchè oggi?” non lo chiedete ad Asia Argento ma a un giornale – anzi due – il New York Times e il New Yorker che, abituati alle grandi inchieste, sostenute da prove inconfutabili (no non sono “fake news” come ama dire il presidente) – hanno dovuto aspettare fino ad oggi – dopo diversi tentativi – per far uscire la storia.

    Asia Argento

  • Il secondo punto è questo: negli USA Weinstein è stato difeso da Donna Karan (poi pentitasi al primo accenno di crollo delle vendite), Lindsey Lohan e chiaramente da tutti quelli che hanno votato Trump esaltati dal suo grido “afferra la vagina” . Gli altri – come dicevo – in grande maggioranza e in maniera pubblica, hanno sostenuto le vittime.
  • In Italia, invece, si è scatenato il tiro al bersaglio contro Asia Argento (che, diciamolo, non fa nulla per risultare simpatica e quindi se l’è cercata/meritata) e contro tutte queste femmine in cerca di notorietà che non aspettano altro che andare a raccontare, pubblicamente, di uno che si masturba in un corridoio di un ristorante  guardandole e poi, sentendosi dio, getta il suo seme in una pianta lì vicino, cosi, tanto per onorare la vita. Il punto è che in USA, nonostante tutte le aberrazioni e il degrado culturale che ha portato Trump, il molestatore in chief, alla Casa Bianca, il “consenso” è una cosa seria e va espressa.
  • Come ripete benissimo Joe Biden, uno dei paladini dei diritti delle donne e della lotta agli abusi sessuali, “no significa no . E il no è no anche se una persona è impossibilitata ad esprimerlo perché ubriaca o perché pietrificata avendo vent’anni e trovandosi di fronte all’uomo che puøo distruggerle o cambiarle la vita. Il consenso va espresso e no significa no. Eppure ieri ho letto, scritto da donne, che uno che ci prova è “normale che ti tocchi una tetta”.
  • Ma normale dove? In quale mondo? E se sei il mio capo e mi dici “come sei bella oggi” io ti posso mandare a quel paese (e denunciare) perché non é un comportamento appropriato. Questo é ciò che si pensa in grande maggioranza qui e in tutti i paesi in cui la misoginia sta perdendo finalmente colpi. Italia, non inclusa. Ahimè.
  • Ultimo punto (ma ne avrei altri): l’affermazione piu frequente che ho letto è stata “io ho sempre rifiutato le avances”. Stabilendo un principio (oltre a mettersi sul piedistallo delle madonnine infilzate): tutto dipende dalla donna, se rifiuta è santa, se accetta è puttana.
  • Ebbene no. Il principio per il quale dovremmo lottare, uniti (uomini e donne) e che le “avances” sono molestie, violenza, stupro e per questo vanno denunciate.
  • Non sono corteggiamento, non sono “cose inevitabili”, non sono prove che dobbiamo superare per andare in paradiso. Le avances, le proposte indecenti, le molestie sono atti illegali e tribali che vanno puniti anche se ricevuti da una donna con una minigonna “a filo di mutanda”.
  • Non siamo noi che dobbiamo comportarci bene, in maniera opportuna, sempre pronte e adeguate. Sono gli uomini (per fortuna non tutti) che devono imparare a tenere gli ormoni a bada e smetterla di vederci come pezzi di carne di cui abusare. E questo sarebbe ora che ce lo mettessimo bene in testa tutti, ma noi donne per prime.

Sorgente: Il predatore sessuale Harvey Weinstein e quelle “comprensioni” italiane – La Voce di New York

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *