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Grasso lascia il Pd: «Ormai una distanza umana e politica»

Dammi il cinque. Il presidente del senato passa al gruppo misto, la sinistra applaude e lo vuole come leader. Zanda: gli avevamo offerto un posto in lista. Lui: non mi riconosco più nelle prospettive di questo Pd, ha comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l’indipendenza

Non l’aveva detto a nessuno. Ma chi conosce bene Pietro Grasso era saltato sulla sedia quando, durante il concitato dibattito sul Rosatellum, aveva risposto con amarezza al 5 stelle Vito Crimi che lo accusava di nonessersi dimesso per evitare le fiducie imposte dal governo, come il suo predecessore Paratore (nel 53, in realtà si dimise dopo il voto di fiducia) : «Quali che siano le mie decisioni personali e le mie intime motivazioni, posso dire che può essere più duro resistere e continuare, piuttosto che abbandonare con una fuga vigliacca», aveva risposto, «Si può esprimere il malessere ma non è detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba obbedire ai propri sentimenti».

MA I SENTIMENTI C’ERANO, e c’era la «decisione personale». Ieri pomeriggio, a poche ore dall’approvazione della legge elettorale, Grasso lascia il gruppo del Pd e passa al misto. Una scelta maturata nelle ultime ore, ma che viene da lontano. Ai suoi ha confidato: «Non mi riconosco più nel merito e nel metodo di questo Pd, ha comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l’indipendenza».

A gennaio del 2016 era stato il primo a schierarsi contro la trasformazione del referendum costituzionale in «un plebiscito». Poi, a luglio il no ai «toni apocalittici» della campagna renziana. L’ultimo strappo a settembre: una dura polemica con Matteo Orfini. Grasso, in un dibattito, aveva esortato i partiti a produrre una legge elettorale «che spazzi via gli effetti delle sentenze» della Consulta. Il presidente Pd aveva replicato: «Usa toni antipolitici».

POI QUESTI GIORNI. Grasso riceve il Comitato difesa della Costituzione che gli consegna le firme contro il Rosatellum, lascia filtrare la sua contrarietà alla fiducia. Il Pd fa pressioni sul governo per la fiducia con la scusa della fretta sulla legge di stabilità. Un pretesto, il testo non c’è. La distanza con il partito che lo ha eletto si fa incolmabile. «Non mi riconosco nemmeno nelle sue prospettive future», spiega a chi lo interroga,l’addio «è una scelta sofferta ma è l’unica che possa certificare la distanza, umana e politica, da una deriva che non condivido».

DALLA SINISTRA, che da mesi ha pronto per lui un ruolo da leader, partono applausi: «Non gli tiro la giacchetta, ma le ragioni sono comprensibili, è un giudizio politico sugli ultimi giorni», dice Roberto Speranza, coordinatore di Mdp, il partito che lo aveva accolto alla festa nazionale con applausi particolarmente caldi («Sono un ragazzo di sinistra», lui aveva detto). Nicola Fratoianni, segretario di Si, rincara: «Un fatto politico importante e positivo». La differenza di temperatura con la presidente della Camera Laura Boldrini è chiara: lei, più vicina a Pisapia, viene considerata ’rea’ di non aver resistito alla fiducia sul Rosatellum.

DAI 5 STELLE ARRIVA una pioggia acida di sarcasmo. La scelta è giudicata «tardiva» e «a danno fatto». Di Battista: «Anche lui si è reso conto che il Pd ha portato avanti manovre da squallidi golpisti bulletti».

MA IL CONTRACCOLPO più forte si abbatte sul Pd. Michele Emiliano esprime «dolore», il ministro Orlando «rammarico». Invece da Orfini parole glaciali: «È la seconda carica della stato. Non ne faremo oggetto di scontro politico per rispetto della funzione che svolge». E se a settembre non era andata così era «perché in quell’occasione aveva messo in contrapposizione gli interessi dei partiti e con quelli dei cittadini. Cosa che chi interpreta le istituzioni figlie della Costituzione non può e non deve fare». I renziani fanno spallucce: «Ci fa la guerra da anni, ora vuole giocarsi la partita dentro Mdp, ma dopo Pisapia bruceranno anche lui».

Il capogruppo del Senato Luigi Zanda invece capisce il peso del gesto, tanto più alla vigilia del voto in Sicilia, dove il Pd gli aveva offerto la corsa da presidente. Offerta rifiutata «per senso delle istituzioni». E con lungimiranza. Zanda non dimentica la «lunga collaborazione» precedente con Grasso. E rivela: «La settimana scorsa gli avevo chiesto a nome del partito di candidarsi in un collegio da lui scelto alle politiche», «Mi ha detto che doveva pensarci, ma non ho mai avuto l’impressione di una sua distanza dal Pd».

MA IL FUTURO POLITICO di Grasso è la tribuna d’onore nelle liste della sinistra. Anche se lui per ora non vuole parlarne: «Vedremo, non è oggi la giornata giusta per pensarci».

Sorgente: Grasso lascia il Pd: «Ormai una distanza umana e politica»

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