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Delusione Grasso: nel partito deriva imbarazzante. E lascia il Pd. Mdp lo vede leader: «Con lui ottimi risultati»

Da quando, nel 2013, il Pd lo portò sul più alto scranno del Senato, sono mutati «i principi e i valori condivisi, che negli anni si sono andati disperdendo»

di Monica Guerzoni

 

«La misura è colma, politicamente e umanamente», ha confidato un Pietro Grasso «molto amareggiato e deluso» prima di comunicare ufficialmente la clamorosa rottura con il Pd di Renzi. «Decisione sofferta», che il presidente del Senato ha assunto dopo averci pensato sopra a lungo: «È l’unica scelta che possa certificare la distanza da una deriva che non condivido». Parole pesanti, spedite all’indirizzo del Nazareno per marcare la distanza dall’attuale inquilino. Da quando nel 2013, con Bersani alla guida, il Pd lo portò sullo scranno più alto di Palazzo Madama, per la seconda carica dello Stato è cambiato tutto. Sono mutati «i principi e i valori condivisi, che negli anni si sono andati disperdendo». Grasso non si riconosce più «nel merito e nel metodo» e vede con preoccupazione le prospettive future di questo Pd. Un partito che potrebbe imbarcare in coalizione pezzi di centrodestra e di cui condanna «comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l’indipendenza».

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Uno su tre sarà scelto nei collegi
«È duro dover resistere»

L’ex magistrato che studia da leader politico ha resistito «per dovere istituzionale» fino a quando il Rosatellum, che giudica guastato da «enormi difetti», è diventato legge. A quel punto, soppesata anche la «forzatura» per lui evitabile delle cinque fiducie e l’ennesima botta al ruolo e alle funzioni del Senato, il presidente ha detto addio al gruppo del Pd e, d’ufficio, sarà da oggi un membro del Misto. Il vaso era colmo da un pezzo. I durissimi mesi di lavori e contrasti sulla riforma costituzionale, il rischio «plebiscito» denunciato da Grasso nel gennaio 2016, le critiche nel luglio dello scorso anno verso i «toni apocalittici» di Renzi durante la campagna referendaria… Un avviso ai naviganti Grasso lo aveva spedito mercoledì dallo scranno della presidenza. Rispondendo alle provocazioni del pentastellato Vito Crimi, il presidente aveva rivelato quanto «duro» fosse per lui, nonostante il profondo malessere, «resistere e continuare piuttosto che accettare una fuga vigliacca».

Lungo corteggiamento

Ieri ha ascoltato il discorso di Luigi Zanda sperando di trovarci qualche sillaba in sua difesa e invece niente, neanche un cenno allo scranno più alto che era stato occupato per protesta. Un’altra goccia di amaro, dopo le tante mandate giù con gli attacchi del presidente dem Orfini, subìti da Grasso come immotivate e reiterate offese. Quando si è deciso all’addio ha avvertito Zanda ma non Renzi, con il quale da molto tempo non ha rapporto alcuno. Ben più assidui sono i contatti con Pier Luigi Bersani e gli altri dirigenti di Articolo 1-Mdp, alla ricerca di un leader nuovo e spendibile per la campagna elettorale. «Dipenderà da lui», dicono in via Zanardelli, dove l’effetto Grasso è stato già testato con «risultati ottimi». Se il presidente sarà in campo, la mossa a sorpresa di ieri illumina il perimetro di gioco. Dopo la guida della coalizione in Sicilia, i vertici del Pd la settimana scorsa gli avevano offerto un collegio sicuro, ma lui ancora una volta ha rifiutato. E non è solo questo l’indizio che porta a immaginare un rapido avvicinamento al partito dei fuoriusciti, coordinato da Roberto Speranza. Bersani non smentisce la suggestione di affidare al presidente la leadership del movimento, vista anche l’accoglienza che a settembre, alla festa di Napoli, gli riservò il popolo di Mdp: «È un’ipotesi». Il corteggiamento va avanti da mesi ed essere tirato per la giacca da sinistra lo lusinga, tentato com’è dalla «possibilità di fare un percorso visionario». Eppure in queste ore prevale la cautela: «Per il futuro vedremo. Non è oggi la giornata giusta per pensarci».

Sorgente: Corriere della Sera

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