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Boom di utili (e balzo in Borsa) per i colossi dell’hi-tech e del web Usa

Amazon, Alphabet, Microsoft, Intel: i colossi hi-tech e Internet americani sorprendono con brillanti performance di bilancio, incoraggiando le scommesse degli investitori:

il re dell’e-commerce Amazon ha battuto nettamente le attese nel terzo trimestre, sfoggiando utili per azione di 52 centesimi contro i tre attesi. I profitti netti sono saliti dell’1,6% a 256 milioni. Le entrate di 43,7 miliardi, in rialzo del 34%, sono state superiori a previsioni ferme a 42,14 miliardi.

Alphabet, grande dominatore della pubblicità digitale con la controllata Google, ha sollevato il sipario su profitti cresciuti del 33% a 6,7 miliardi, pari a utili per azione di 9,57 dollari contro 8,33 ipotizzati. E le revenue si sono impennate del 24% a 27,77 miliardi, surclassando i 27,2 miliardi stimati. I titoli di entrambe le società sono immediatamente svettati oltre i mille dollari nel dopo mercato, con Amazon in rialzo del 7% e Alphabet del 4 per cento.

Anche Microsoft – trainata dalla frontiera dei servizi cloud per il business dove oggi viaggia al passo di entrate annuali da 20 miliardi – ha battuto le attese: ha riportato utili per azione pari a 82 centesimi contro i 72 pronosticati e spinto il titolo in rialzo del 3 per cento. I profitti netti sono saliti del 16% a 6,6 miliardi, le revenue del 12% a 24,5 miliardi.

Intel, nei microprocessori, ha dato conto di utili in rialzo del 35% a 4,5 miliardi, pari a 1,01 dollari per azione contro gli 80 centesimi previsti. Fin dalla mattinata l’ottimismo era stato incentivato dal leader del microblogging in crisi Twitter: davanti segni di riscossa tra gli utenti e ipotesi che la società da sempre in perdita sia ad un passo dal profitto nel quarto trimestre in corso, le azioni hanno corso di quasi il 20%, la miglior seduta almeno dal settembre 2016. I ranghi degli utenti mensili si sono gonfiati del 4% a 330 milioni; quelli degli utenti quotidiani sono aumentati del 14 per cento. Hanno tenuto le entrate trimestrali, in calo del 4,3% pari a 589,6 milioni, mentre il passivo di 21,1 milioni è stato inferiore al passato e gli utili operativi, 10 centesimi per azione, hanno superato i 7 centesimi stimati.

I riflettori sono stati però tutti puntati sui giganti del settore. Amazon ha dato prova di forza non solo nel retail e nel commercio elettronico, dove è reduce dall’acquisizione dei supermercati Whole Foods che ha contribuito 1,3 miliardi al fatturato e 21 milioni al reddito operativo. Sul fronte del solo e-commerce la sua quota di mercato quest’anno dovrebbe raggiungere il 43,5 per cento. Nel cloud computing gestito dalla divisione AWS, dove è leader nonostante la crescente concorrenza, ha messo a segno incrementi del 42% a 4,6 per cento.

Alphabet ha da parte sua mostrato, accanto alla prestanza nei ricavi da inserzioni digitali saliti a 24 da 19,8 miliardi, un miglioramento anche nelle entrate delle “Altre attività” sotto l’ombrello del motore di ricerca Google – da servizi cloud e prodotti hardware – salite del 40% a 3,41 miliardi. La divisione “Altre scommesse” del gruppo, che raggruppa invece tutti i business più rischiosi e futuristici, ha portato in dote entrate lievitate a 302 da 263,4 milioni. Un neo è rimasto nel declino del 21% dei costi per click, che riflettono il minor prezzo della pubblicità “mobile”. Da gennaio a oggi i grandi titoli tech e Internet hanno già guadagnato tra il 25% e il 30%, facendo temere sopravvalutazioni. Uno spettro che è parso però allontanarsi dalla Borsa.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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