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Yemen, la Camera dei Deputati respinge l’ipotesi di embargo di armi verso l’Arabia Saudita – Repubblica.it

Eppure era stato chiesto esplicitamente un provvedimento restrittivo dal Parlamento Europeo, oltre agli appelli di diverse organizzazioni della società civile.

L’Arabia Saudita è alla guida della coalizione che sta alimentando un conflitto e una crisi umanitaria di estrema gravità. Con il voto di ieri non si è nemmeno stabilito di interrompere la spedizione delle bombe italiane

di MARTA RIZZO

ROMA – Ieri pomeriggio, la Camera dei Deputati  ha respinto l’ipotesi di embargo relativo alla fornitura di bombe italiane verso l’Arabia Saudita e la conseguente partecipazione, seppur indiretta, dell’Italia a una guerra senza autorizzazione né mandato internazionale come quella in atto nello Yemen. Immediata è stata la reazione critica di tre organizzazioni umanitarie come Amnesty InternationalRete Disarmo e Oxfam, che invece chiedevano che venissero presi provvedimenti riguardo l’esportazione di bombe nel Paese più povero del Medio Oriente, dilaniato da una guerra interna che dura dal marzo del 2015.

Le origini della guerra e il ruolo dell’Italia. Il conflitto civile cominciato esattamente il 19 marzo di due anni fa è esposo fra due fazioni che reclamano entrambe il diritto di governare il Paese, sostenute (e fomentate) dai loro rispettivi alleati esterni che sono, rispettivamente l’Iran per gli Huthi, d’ispirazione sciita, che si contrappongono alle forze leali al governo di Abd Rabbuh Mansur Hadi, con sede ad Aden, d’ispirazione sunnita, aiutate e protette dall’Arabia Saudita, con il favore statunitense. Le forze degli Huthi controllano la capitale Sana’a e sono alleate con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Anche al-Qaeda ha fatto la sua comparsa nella Penisola Arabica (AQAP) assieme agli affiliati yemeniti dello Stato Islamico (IS) che hanno eseguito attacchi, riuscendo a controllare la parte centrale del Paese e la costa. L’Italia invia da Cagliari armi fabbricate negli stabilimenti sardi della RWM Spa, di proprietà della tedesca Rheinmetall. Intanto, oltre due anni di guerra hanno causato 3 milioni di profughi e 18,8 milioni di persone (2/3 di yemeniti) dipendono dagli aiuti umanitari, perché prive di acqua, cibo, e di un tetto.

Le due mozioni presentate a Montecitorio. Nella seduta di martedì 19 settembre, la Camera dei Deputati avrebbe dovuto decidere la linea d’azione italiana in merito alla crisi umanitaria dello Yemen, ma l’unica soluzione adottata è stata quella di attendere una linea d’azione comune con l’UE. Nei mesi scorsi, però, Rete Italiana Disarmo, Amnesty International, Fondazione Finanza EticaMovimento dei Focolari, Oxfam Italia e Rete della Pacerivolgevano un appello a tutti i partiti per chiedere al Parlamento di promuovere il processo di pace e di aiuto alla popolazione dello Yemen, dilaniato da una guerra che sta uccidendo e costringendo alla fuga milioni di persone, e di sospendere l’invio di materiali militari a tutte le parti in conflitto. Da quest’appello, è nato un dibattito politico, con due documenti presentati alla Camera prima dell’estate: la mozione 1/01662 che ha come primo firmatario Giulio Marcon (poi una trentina di parlamentari non solo di Sinistra italiana, ma anche di Articolo 1-MDP, Democrazia Solidale-Centro democratico e un parlamentare di maggioranza del PD); la mozione 1/01663 presentata da Emanuela Corda del M5S firmata da altri 11 deputati del M5S.

Bastava un gesto oltre gli schieramenti. A questi testi si sono aggiunte (ieri mattina prima del voto pomeridiano della Camera) altre tre mozioni: una a firma del Partito Democratico; una di Forza Italia; la terza di Scelta Civica. In tutti questi testi, diversamente dai primi presentati, non viene fatto cenno al coinvolgimento nel conflitto di ordigni prodotti in Italia e non si chiede esplicitamente l’interruzione delle forniture militari. “Con il voto sulla situazione in Yemen – dichiarano congiuntamente le Ong che si sono battute nei mesi scorsi –  partiti e Parlamentari erano chiamati, il 19 settembre scorso, a un gesto che va oltre le diverse posizioni politiche: fermare la fornitura di armamenti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita significava dimostrare che l’Italia mette la sicurezza e la difesa dei diritti umani al centro della propria politica estera e di difesa. Qualsiasi decisione di un Parlamento sul tema avrebbe dovuto richiamare, inoltre, alla necessità di un embargo sugli armamenti a tutte le parti in conflitto e la conseguente sospensione delle forniture da parte del nostro Paese. È deprecabile la presentazione di testi che non tengano conto della responsabilità anche del nostro Governo di alimentare il conflitto armato attraverso le forniture di sistemi militari e munizionamento”.

L’esortazione all’embargo dell’Arabia dal Parlamento Europeo. Nei giorni scorsi, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione con la quale ha invitato l’Alto Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, ad “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen”. Il testo è stata votato con 386 voti favorevoli, 107 contrari e 198 astensioni. Diversi Paesi europei, con cui l’Italia è alleata, come Germania, Svezia e Olanda, già da tempo hanno interrotto le forniture di sistemi militari all’Arabia Saudita, in particolare quelle impiegate dall’aviazione saudita nel conflitto in Yemen.

“Classe politica priva di morale”. “Parlamento e Governo – commenta il voto Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia – dimostrano lo scarso interesse per il rispetto dei diritti delle vittime di un conflitto violentissimo e illegale, per fare un favore all’industria degli armamenti e all’Arabia Saudita, il paese che riesce a farsi perdonare ogni abuso col peso della sua potenza finanziaria. La decisione della Camera di rimandare a una generica “linea d’azione condivisa” con gli Stati dell’UE è il classico metodo per guadagnare tempo e rinviare la questione sine die. L’UE si è già espressa tramite il Parlamento Europeo, l’Italia ha sottoscritto nel 2013 il trattato ATT (Arms Trade Treaty) che impedisce la vendita di armamenti ai paesi in conflitto, e la legge italiana 185 del 1990 già prevede questo divieto. Ancora non basta? Le prove indiscutibili dei crimini di guerra e delle brutalità commesse contro la popolazione yemenita evidentemente non sono sufficienti a risvegliare una classe politica ormai priva di riferimenti morali”.

“Le bombe italiane pesano sulle coscienze”. “È incredibile come la maggioranza parlamentare, continui a essere sorda alla situazione dello Yemen, ignorando le nostre richieste di uno stop dell’invio di armi verso le parti in conflitto – dichiara Francesco Vignarca, Portavoce di Rete

Disarmo – Certamente la situazione è ormai troppo complicata e sarà di difficile soluzione, ma ciò è anche colpa delle bombe italiane che da mesi vengono spedite alla volta dell’Arabia Saudita. Un macigno sulle coscienze della politica italiana”.

Sorgente: Yemen, la Camera dei Deputati respinge l’ipotesi di embargo di armi verso l’Arabia Saudita – Repubblica.it

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