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Il voto dimostra che la Germania felix era solo una favola

di Stefano Fassina

Le elezioni tedesche smascherano la favola della Germania felix. La sofferenza economica e sociale è ampia anche nel paese leader della Ue, sebbene meno che nella periferia dell’Unione. Prima di ieri sera, era difficile introdurre nella narrazione sulla Germania e sulla super-Merkel i dati empirici: in particolare, l’aumento della disuguaglianza, soprattutto tra Ovest e Est, la caduta dei salari reali dovuta ai mini-jobs e allo smantellamento del contratto nazionale di lavoro, l’impoverimento del lavoro autonomo e delle micro attività imprenditoriali e commerciali causato dal soffocamento della domanda interna. Da ieri sera, il minimo storico raggiunto dai due principali partiti tedeschi impone di guardare in faccia la realtà. Ora, è evidente che i principi fondativi dei Trattati della Ue e il funzionamento dell’euro non sono soltanto un problema per i Piigs. Il mercantilismo alimentato dalla svalutazione del lavoro, colpisce in misura più intensa lavoratori e lavoratrici dei paesi periferici, ma è un problema sistemico: determina un insostenibile allargamento delle divergenze non soltanto tra paesi (centrali e periferici) ma, dentro ciascun contesto nazionale, tra aree territoriali e tra classi sociali (sì, classi sociali, nonostante vadano di moda i termini reazionari di indistinto “popolo” e di omogenei “cittadini”).

Insomma, non è l’immigrazione la variabile che spiega il risultato di AfD. La AfD accresce i suoi consensi in misura maggiore nei lander orientali (+15,6 punti percentuali in media). Qui, il suo risultato è migliore dove l’incremento dell’immigrazione è stato più basso o inesistente. Il grafico sotto è chiarissimo.

FASSINA

È la precarietà e la povertà del lavoro, nascosta dalle statistiche della disoccupazione, la spiegazione principale. La chiave interpretativa per dare senso politico al voto è la svalutazione del lavoro, praticata intensamente dalla Germania a partire dalle “riforme Hartz” di Schroeder, e imposta a tutto il continente attraverso la moneta unica. Larghe fasce di popolo tedesco vengono attratte in misura preoccupante dalle sirene di Afd, perché la Spd è stata ed è corresponsabile della rotta liberista dei Trattati europei e dell’euro. Una rotta che fa gli interessi delle imprese esportatrici e in misura residuale delle relative aristocrazie operaie, ma lascia ai margini milioni di uomini e donne. Così, nei lander dell’Ovest, come già registrato in tante elezioni regionali, l’emorragia dei socialdemocratici è più intensa nelle fasce sociali dove la disoccupazione è il lavoro povero è più diffuso. In tale preoccupante scenario, la Linke subisce una insidiosagentrification: ancora poco concentrata sulla questione sociale, migliora i suoi consensi nei centri delle grandi città dell’ovest, ma arretra a Est (-6,4 punti percentuali in media).

In sintesi, anche i risultati elettorali di ieri confermano che la sinistra in tutte le sue versioni è di fronte a una sconfitta storica. Da un lato, la famiglia socialista paga la subalternità al paradigma neo-liberista portato avanti come “Terza via”. Dall’altro, la sinistra critica, sconta l’astratto cosmopolitismo dei diritti lontano, anche sul piano sentimentale, dalle necessità materiali delle donne e degli uomini delle periferie esistenziali e sociali, oltre che delle città.

Allora che fare? Per incominciare a invertire rotta, Spd e Linke si dovrebbero mobilitare per cancellare il “Jobs Act” introdotto da Schroeder, la Direttiva Bolkestein e quella sui “posted workers”, far salterei il Ceta per migliorare le condizioni e i salari di lavoratori e lavoratrici tedesche. Quindi, si dovrebbero impegnare a costruire una coalizione economica e sociale per la domanda interna, per l’innalzamento degli investimenti pubblici, per il potenziamento del welfare universalistico. Tali impegni, decisivi sul versante nazionale, sarebbero anche la strada, l’unica possibile sul piano politico, per rianimare la solidarietà tra lavoratrici e lavoratori dell’Eurozona.

Ps: Date le nuvole nere all’orizzonte, sarebbe anche utile che da noi e in tutta la variegata sinistra europea, chi continua a invocare la revisione dei Trattati per gli Stati Uniti d’Europa, lasciasse stare l’europeismo retorico e avviasse una riflessione multilaterale e cooperativa su quale Piano B progettare prima che sia troppo tardi.

Sorgente: Il voto dimostra che la Germania felix era solo una favola

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