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Stupro a #Firenze: non sono mele marce. E’ l’albero del patriarcato che fa schifo! – Al di là del Buco

abbattoimuri. – Stupro a #Firenze: non sono mele marce. E’ l’albero del patriarcato che fa schifo!

Potrebbe essere una delle situazioni che ho descritto nel mio libro “Limbo – L’industria del salvataggio”. Vi basta leggere le prime righe per constatarlo.

Invece è tutto vero e non si tratta di certo della prima volta. Basta fare una ricerca su google per rintracciare altri casi in cui sono proprio uomini in divisa a stuprare donne che certamente poi non troveranno la stessa “comprensione” strumentale di chi usa le vittime di stupro solo per legittimare il proprio razzismo.

Ricorderete il caso de L’Aquila, con una ragazza lasciata a morire sanguinante sulla neve. Salvata per un pelo. I militari che furono inclusi nell’inchiesta erano stati mandati a garantire la “sicurezza” post terremoto, con una militarizzazione selvaggia voluta dal governo Berlusconi & Co.

Ricorderete di aver letto di poliziotti, impiegati di questura che ricattavano donne straniere pretendendo sesso in cambio di un permesso di soggiorno. O militari che approfittano della propria posizione per esigere gratis prestazioni sessuali dalle sex workers.

Lo ricorderà una delle tantissime donne che hanno subito perquisizioni immotivate e indecenti dove la motivazione di potere, lo stupro, diventano un elemento di collante del branco.

E’ successo a Bolzaneto, con le ragazze arrestate a Genova per il g8 ed è successo anche altrove.

Uomini che pensano di poter fare tutto quel che vogliono, a volte con la complicità di donne, approfittando della propria posizione salvo poi incazzarsi quando qualcun@ dice che i militari sono uomini, come tanti altri, spesso sessisti, razzisti, fascisti.

A noi la storia non è affatto nuova e abbiamo spesso detto che non si tratta di mele marce ma di un albero che affonda le radici nella cultura patriarcale, con quelle regole militaresche fatte di onore e maschilismo che poco c’entrano con la lotta contro la violenza sulle donne.

E’ noto come quando osiamo mostrare dissenso nei confronti delle varie polizie, per il loro operato di repressione violenta nelle piazze, qualcuno vorrebbe zittirci dicendo che non bisogna criticarli perché ci sono utili. Utili a chi?

A quelle che non sanno fare altro che fare da megafono al marketing istituzionale buono a sponsorizzare la storia dell’uomo forte, paternalista, che accorre a salvare la donzella in pericolo?

Il patriarcato buono che osa dirci come vivere, come vestirci, come respirare.

E non è un caso il fatto che quando si parla di gente in divisa che stupra le reazioni sono davvero orribili. Altrimenti come farebbero i fascisti a dimostrare che i soli stupratori sono stranieri?

Poco conta la disapprovazione del generale. Lo spazio dato a militari in servizio che si approfittano di ragazze ubriache mentre sono nel pieno esercizio delle loro funzioni (quali? quelle in cui abusano del loro potere?) è sempre troppo.

Le loro balle sono insopportabili. Le argomentazioni (raptus, debolezza, la carne è carne e cose del genere) sono insulse.

Tutta la nostra solidarietà alle ragazze e ci vediamo in piazza, presto, a urlare il nostro disprezzo nei confronti di uomini del genere e la nostra pretesa di poter difenderci da sole, di vedere affidato un ruolo prezioso contro la violenza alle donne che sanno di che parliamo.

A presto. Buona lotta a tutte.

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