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Stop alle metastasi invisibili del tumore al polmone – Corriere.it

L’immunoterapia si sta rivelando efficace nel controllo della malattia al terzo stadio, uno dei più difficili da curare

Sono metastasi invisibili che nessuna Tac o risonanza magnetica riesce a vedere, ma ci sono, in vari organi: i medici lo sanno che ci sono. Sono quelle che accompagnano certi tumori al polmone al terzo stadio e possono poi dare segno di sé, facendo precipitare la malattia nel quarto stadio, quello, appunto, metastatico, il più grave. Oggi però queste metastasi invisibili, che colpiscono organi diversi, possono essere tenute sotto controllo grazie all’immunoterapia.

Linfonodi

«Il tumore al polmone è la malattia più difficile da curare e da guarire –commenta Ugo Pastorino, direttore della Chirurgia Toracica all’Istituto Tumori di Milano – ma lo è soprattutto quando si presenta al terzo stadio. Il che vuol dire che la neoplasia è ancora confinata nel torace, ha già dato metastasi ai linfonodi del mediastino (la cavità che sta fra i due polmoni,ndr) evidenziabili con gli esami diagnostici, ma anche metastasi invisibili che le indagini non riescono a visualizzare. E’ il coinvolgimento dei linfonodi del mediastino che ci fa ipotizzare una diffusione della malattia anche ad altri organi».

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La «droga perfetta»
Chemio e radio terapia

In questi casi la cura, che va scelta caso per caso, si basa sulla chemioterapia seguita dalla chirurgia o sulla chemio seguita dalla radioterapia oppure su chemio e radio contemporaneamente. Nonostante questo, oggi la percentuale di sopravvivenza per i pazienti, dopo cinque anni dalla diagnosi, è inferiore al 20 per cento. E negli ultimi vent’anni non ci sono state novità nella terapia.  Adesso le cose stanno cambiando proprio grazie alla disponibilità di farmaci immunoterapici che riattivano il sistema immunitario (in particolare certi globuli bianchi chiamati linfociti T) e lo stimolano ad aggredire il tumore.

Come si cura il tumore al polmone? Chirurgia, radioterapia e farmaci oggi sono più efficaci
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La diffusione
Sistema immunitario

«Il durvalumab – spiega Marina Garassino, responsabile dell’oncologia medica toraco-polmonare dell’Istituto Tumori di Milano – agisce bloccando un recettore, presente sulle cellule tumorali, chiamato Pd-L1 (è proprio questo recettore che “disinnesca” i linfociti T, rendendoli inattivi ndr): in questo modo il farmaco fa sì che i linfociti T si riattivino e attacchino di nuovo il tumore». Secondo i dati dello studio Pacific appena presentati all’Esmo, il congresso dell’European Society of Clinical Oncology in corso a Madrid e pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine, il durvalumab, rispetto al placebo, si è rivelato in grado di aumentare di undici mesi la cosiddetta sopravvivenza libera da progressione in pazienti già trattati con chemio e radioterapia senza successo e non operabili: in altre parole i pazienti sopravvivono, senza che la malattia peggiori, undici mesi in più rispetto a chi non assume il farmaco.

Sopravvivenza

Il periodo di osservazione è ancora breve, ma visti i risultati dell’immunoterapia nel tumore al polmone al quarto stadio (dove un immunoterapico come il pembrolizumab, somministrato subito dopo usato subito al momento della diagnosi invece della chemioterapia, è in grado di aumentare la sopravvivenza dei pazienti) si può ipotizzare che, anche nel terzo stadio, i risultati a distanza di tempo possano essere ancora più rilevanti.  «Si è anche osservato – aggiunge Pastorino – che irradiare la sede del tumore durante l’immunoterapia, aumenta l’efficacia di quest’ultima, probabilmente perché la radioterapia aumenta l’esposizione al sistema immunitario degli antigeni tumorali. In altre parole immunoterapia e radioterapia agiscono sinergicamente».

Team multidisciplinari

La terapia del tumore al polmone si fa, dunque, sempre più complessa e richiede diverse competenze. «E’ fondamentale l’approccio multidisciplinare – sottolinea Garassino – con l’intervento di diversi specialisti, i chirurghi, gli oncologi, i radioterapisti. L’interazione e la collaborazione fra queste diverse figure professionali è in grado di garantire, in primis, il migliore trattamento per ogni singolo paziente. E poi anche di contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario che deve affrontare cure sempre più costose».

Sorgente: Stop alle metastasi invisibili del tumore al polmone – Corriere.it

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