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Stop ai sindaci anti-immigrati, il prefetto: «Ordinanze fuorilegge» – milano.corriere.it

milano.corriere.it -la lettera – Stop ai sindaci anti-immigrati, il prefetto: «Ordinanze fuorilegge». La rappresentante del governo scrive ai sindaci leghisti che hanno varato provvedimenti per scoraggiare l’accoglienza: «Non c’è pericolo imminente»

È sopravvissuta soltanto 24 ore l’ordinanza anti-immigrati del sindaco di Cologno Monzese. Pubblicata il 7 settembre e, di fatto, cancellata il giorno dopo dal prefetto Luciana Lamorgese.
E poiché anche altre amministrazioni a guida leghista avevano varato provvedimenti identici, altrettante lettere di bocciatura sono state recapitate a Senago, Inzago, Trezzo sull’Adda e ad altri Comuni «ribelli» dell’area metropolitana.

Innanzitutto, sottolinea la rappresentante del governo, non sussistono presupposti di «urgenza» e «pericolo irreparabile» tali da giustificare l’iniziativa dei sindaci.

Il prefetto Lamorgese sottolinea poi che, non è dimostrato «che l’accoglienza dei migranti metta in pericolo la sicurezza e la salute pubblica», e che l’immigrazione è «una materia di esclusiva competenza statale» nella quale i sindaci non possono intervenire con le loro ordinanze.
Quindi, dopo aver puntualizzato l’illegittimità anche delle sanzioni evocate e degli obblighi di comunicazione al Comune da parte dei proprietari di immobili (che violerebbero così il principio di segretezza dei bandi pubblici), la lettera prefettizia conclude che «l’ordinanza in questione non risulta conforme alle disposizioni normative vigenti», richiama i sindaci a una «leale collaborazione» e richiama anche possibili «profili di responsabilità» per le amministrazioni.

Insomma, una bocciatura su tutta la linea, punto per punto. Ma la lettera del prefetto sembra già destinata a diventare un (importante) capitolo in più della vicenda dell’accoglienza diffusa decisa dal governo per evitare le concentrazioni di migranti e richiedenti asilo.

«Una lettera che equivale a carta straccia» è il ruvido commento a caldo di Paolo Grimoldi, deputato leghista e segretario della Lega lombarda. «I sindaci della Lega Nord andranno avanti per la loro strada, senza ritirare le ordinanze», dice.
E al prefetto contesta di essere stato «sobillato nei giorni scorsi da alcune associazioni di tutela dei migranti e alcune organizzazioni sindacali». In effetti Asgi, Naga, Apn, Anolf Cisl e la Cgil di Milano, Brescia, Bergamo, Varese, Lecco, Valcamonica-Sebino e Lombardia avevano scritto ai prefetti di tutta la regione per chiedere un intervento sulle ordinanze anti-profughi di 16 Comuni lombardi.
Ma la lettera firmata da Luciana Lamorgese è partita almeno una settimana prima di quella delle associazioni.
«È di tutta evidenza che tali ordinanze non perseguono alcuna finalità di pubblico interesse — scrivono le undici sigle firmatarie — ma hanno solo lo scopo di scoraggiare la cittadinanza dalla adesione ai piani di accoglienza, piegando cosi l’attività amministrativa a finalità politiche di parte».

Proprio venerdì scorso, poi, la Cgil aveva denunciato la decisione del Comune di Sesto San Giovanni di chiudere lo sportello per la regolarizzazione dei cittadini stranieri: «Una decisione incomprensibile se non vista dalla volontà politica di costringere i cittadini stranieri nell’illegalità pur avendo i requisiti di ottenere il permesso di soggiorno».

Secondo uno studio della Camera del lavoro la prospettiva di un lavoro «rappresenta la motivazione di gran lunga maggioritaria nella richiesta dei permessi di soggiorno presentati a Milano, toccando il 48,9 per cento del totale, contro il 42 per cento richiesto sul territorio nazionale».
Per questo, secondo il sindacato, l’area metropolitana milanese è al primo posto in Italia per la presenza di 474.814 migranti non comunitari, pari al 12 per cento degli stranieri presenti nel Paese e all’11,7 per cento della popolazione metropolitana milanese.

Sorgente: Corriere della Sera

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