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Siria-Israele, i segreti di Masyaf – Remocontro

Raid aereo israeliano in Siria passato quasi sotto silenzio. Colpito il Centro ricerche di Masyaf. Strano bersaglio e strani silenzi, si chiede Piero Orteca. I ribelli anti-Assad sostengono che a Masyaf si sviluppavano armamenti per gli Hezbollah.
L’incubo per Israele di un corridoio sciita che, senza soluzione di continuità territoriale, colleghi Iran e Libano.

Tutto tace, o quasi. Paradossalmente lo strike israeliano di Masyaf, nel quale è stata colpita una “installazione chimica” siriana, non ha sollevato il polverone che ci si attendeva. Gerusalemme ha liquidato l’operazione con quattro righe, arrivando a smentire l’attacco o ad arroccarsi in un inconsueto “no comment”. Dal canto suo, invece, Damasco ha protestato quel tanto che bastava a non perdere la faccia. Senza enfatizzare l’accaduto. Reazioni d’ordinanza, insomma. E gli altri protagonisti dell’attuale bailamme mediorientale?

Tutti girati dall’altro lato, come se la cosa non li riguardasse. Ma che è successo veramente giovedì scorso in Siria e perché ognuno fa finta di non sapere il resto di niente? Il quotidiano israeliano Haaretz ha provato a ricostruire i fatti, cercando anche spiegazioni convincenti per l’ecumenica strafottenza. Il bersaglio era stato indicato in passato dagli Stati Uniti come un compound sospetto, probabilmente indirizzato alla produzione di armi chimiche. Niente di più.

Alle 2,40 del mattino, caccia-bombardieri israeliani, “tagliando“ dallo spazio aereo libanese, hanno colpito il Centro Studi e Ricerche Scientifiche di Masyaf, uccidendo due persone e devastando l’impianto. I siriani hanno parlato del Centro come di una “installazione militare”, con annesso un deposito di missili superficie-superficie (pure colpito). I ribelli anti-Assad hanno sostenuto, a tal proposito, che a Masyaf il regime sviluppava armamenti da destinare a Hezbollah.

Fonti non ufficiali di Gerusalemme confermano, aggiungendo, che si è trattato di un’operazione con un background “morale”. Insomma, mezze ammissioni ma niente di più. Netanyahu non vuole polemiche, né con Trump e manco con Putin, anche se Haaretz sostiene che il raid sia stato un messaggio trasversale diretto proprio a loro. In che senso? Presto detto: a Israele non piace la piega presa dalla guerra in Siria. Teme che, con la scusa di combattere l’Isis, iraniani ed Hezbollah vogliano riposizionarsi sul campo, puntando a creare una testa di ponte, “de facto” tesa a mettere nel mirino il Libano.

E il Golan. Quest’ultimo, com’è noto, ritenuto da Gerusalemme un vero e proprio casus belli. Lo scenario è stato confermato dallo stesso Ministro della Difesa, Avigdoor Lieberman, il quale ha dichiarato che il suo Paese non permetterà mai la creazione di un corridoio sciita che, senza soluzione di continuità territoriale, in pratica colleghi Iran e Libano. Lieberman ha anche (significativamente) rifiutato ogni commento sull’attacco a Masyaf.

Mentre il Presidente Reuven Rivlin, incontrando a Berlino Angela Merkel, ha sostenuto che l’Iran potrebbe scatenare in Medio Oriente una guerra generalizzata e che Israele risponderà immediatamente a qualsiasi tentativo di riarmo di Hezbollah. Il che significa (ecco il messaggio di sguincio per Trump e Putin) che Netanyahu è pronto a mandare all’aria qualsiasi soluzione del conflitto siriano che non tenga conto delle esigenze di sicurezza del suo Paese.

Il Partito di Dio della Bekaa avrebbe ormai nel suo arsenale carri armati, “droni” e una formidabile riserva di razzi e missili a breve gittata (“Debka” azzarda addirittura la cifra di 100 mila pezzi). Per questo Israele ha avviato una gigantesca esercitazione militare, come non si vedeva sul Golan e in Galilea da vent’anni. Secondo quanto si è saputo, nell’imponente operazione sono impiegate decine di migliaia di uomini: reparti operativi, riservisti, commandos e unità di intelligence.

Lieberman ha ribadito che è proprio da Deir ez-Zour che gli iraniani (ed Hezbollah) pensano di ritagliarsi un corridoio che, fiancheggiando la frontiera irakena, risalga poi fino al Golan. “Sono fuori strada – ha sibilato – Israele lo impedirà”. Lo stesso bollettino è stato lanciato ai naviganti dal Maggior Generale Hertzi Levy, capo dell’Aman (il servizio di intelligence militare). Intanto, però, da Gerusalemme continuano ad arrivare notizie poco rassicuranti: gli americani hanno ceduto ai governativi siriani (e quindi anche all’Iran) il posto di frontiera di al-Tanf.

Dovesse cadere pure Abu Kemal, il cerchio si chiuderebbe e il corridoio Teheran-Golan sarebbe cosa fatta. Intanto, per l’ attacco di Masyaf, il Ministero degli Esteri siriano ha presentato la solita protesta d’ordinanza all’Onu. Anche Beirut ha protestato, per la violazione dello spazio aereo Tutto secondo copione. Per ora non conviene a nessuno gettare altra benzina sul fuoco.

Sorgente: Siria-Israele, i segreti di Masyaf – Remocontro

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