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A Raqqa con l’italiano che combatte l’Isis (la storia del “bravo cecchino” e gli altri 5)

SiriaGiovedì 14 settembre 2017 – 15:32A Raqqa con l’italiano che combatte l’Isis (la storia del “bravo cecchino” e gli altri 5)Il racconto della guerra dal nostro inviato20170914_153204_077F24C3Raqqa (Siria), 14 set. (askanews) – “Sono arrivato in Siria nove mesi fa: l’ho fatto per i curdi, per combattere l’Isis e per stare dalla parte giusta”. A parlare ad askanews, con forte accento lombardo, è un giovane italiano incontrato sul fronte, in prima linea, a Raqqa, capitale dello Stato Islamico (Isis). Qui divampa una feroce battaglia per la liberazione della città lanciata lo scorso giugno dalle forze di Siria democratica (SDF), una alleanza curdo-araba sostenuta da Washington e guidata dalle Unità di Difesa del Popolo curdo (Ypg) che la Turchia considera un groppo “terroristico”.Il giovane italiano afferma che la sua famiglia “vive vicino Milano” e che sua madre “non sa che sono qui, pensa che sono in Turchia a fare il volontario per aiutare i rifugiati siriani”. E per questo chiede di mantenere l’anonimato e di chiamarlo con il nome di, Haval. Il soldato Haval lo incontriamo in una postazione a pochissimi metri dai combattenti dell’Isis: Non è l’unico italiano che fa la guerra a fianco dei curdi a Raqqa: con lui ce ne sono altri 5, uno di loro è anche un “bravo cecchino”, precisano i combattenti curdi. Sta nella stessa postazione di Haval “ma ora sta dormendo”.Haval l’italiano è in divisa militare mimetica ed impugna un kalashinkov. “Ho imparato a sparare qui”, afferma con un ampio sorriso, “sparo solo quando è necessario e non amo aprire il fuoco al primo movimento come purtroppo fanno alcuni commilitoni, anche del battaglione internazionale. Ma ora sono stanco di stare qui”. Haval non nasconde di essere deluso da questa esperienza e vuole tornare in Italia: “Non esiste una guerra giusta. Ho visto troppe cose ingiuste. Nessuno pensa ai civili, molti miei compagni, anche stranieri, sono assetati di sangue e sparano per il gusto di uccidere. E questo mi fa schifo e orrore”.Il giovane italiano sta progettando il rientro in Italia, ma sa che non è facile uscire dalla Siria: “L’unica via percorribile clandestinamente è attraverso il Kurdistan iracheno. Ma una volta arrivato ad Erbil (capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno dove è arrivato 9 mesi fa) sarò arrestato perché il mio visto è scaduto. Passerò una settimana in carcere e spero di essere rilasciato con l’intervento del consolato italiano”, come afferma.Una volta uscito dalla prigione a Erbil pensa di raggiungere Roma e non teme di essere condannato dalla Giustizia italiana: “Un mio compagno italiano è rientrato in Italia ed è pure tornato senza essere neanche interrogato”. Come tanti combattenti anche per Haval – che riesce a capirsi con loro in lingua curda – “la battaglia di Raqqa è decisa, l’Isis è sconfitto e non c’è più. I curdi avanzano molto lentamente non solo per il pericolo delle mine e dei cecchini che pure ci sono, ma il tutto viene scandito da calcoli politici che non riesco a capire. Anche per questo sono stanco e voglio rientrare in patria senza sentirmi di essere oggi un uomo migliore di quando lo ero prima”.(L’inviato di askanews è stato a Raqqa con Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La7, che stasera alle 21:10 stasera presenterà un reportage con la versione integrale dell’intervista al soldato italiano).

Sorgente: A Raqqa con l’italiano che combatte l’Isis (la storia del “bravo cecchino” e gli altri 5)

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