Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Come può un adolescente arrivare ad uccidere per amore? La violenza di coppia in adolescenza – AdoleScienza – Blog – L’Espresso

Non è amore se fa maleadolescienza.blogautore.espresso – Come può un adolescente arrivare ad uccidere per amore? La violenza di coppia in adolescenza – di Maura Manca

Muore a 16 anni per mano del fidanzato 17enne, esiste anche questo e se ne parla troppo poco. Ci rendiamo conto del problema solo quando muore qualcuno perché siamo il Paese del dopo, della pietà e dello scandalo.

E’ morta per mano di chi l’avrebbe dovuta amare, ostacolati dalla famiglia di lei che evidentemente aveva capito che la storia non prometteva niente di buono, che quel ragazzo non andava bene per la figlia.

In adolescenza non si ascoltano i genitori, non si capisce cosa significhi avere più esperienza e che se parlano è perché vogliono bene ai figli.

Si vive tutto come un impedimento, come una rottura e una pesantezza e si fa di testa propria tante volte facendosi del male. Questa volta è costato troppo caro alla povera Noemi.

Sono innumerevoli i casi di violenza di genere fin dall’adolescenza.  E’ molto più diffusa di quello che si possa pensare e ha delle dinamiche di violazione di spazi e di prevaricazione sovrapponibili a quelle delle coppie adulte.

Non c’è un’educazione all’affettività, le adolescenti vittime di violenza che incontro tante volte non si rendono neanche conto che ciò che stanno vivendo non è amore ma controllo sull’altro.

“Mi ama troppo”, “non può fare a meno di me”, “è geloso”, no, non funziona così, non si uccide per amore, non si picchia per amore, non si devasta la psiche di una persona per gelosia, si tratta di comportamenti patologici che si cronicizzano nel corso del tempo, da cui è difficile uscirne.

Ciò che blocca le ragazze a volte è l’ingenuità ma in tante occasioni si tratta di paura per la propria incolumità e si temono le reazioni dell’altro (e per la propria incolumità).

Altre, si sottovaluta il problema e non si pensa possa arrivare fino ad uccidere, finché non è troppo tardi.

Ma come si può arrivare ad uccidere per “amore”?

Ovviamente non ci si improvvisa assassini, sono ragazzi o ragazze, molto meno di frequente, ma mi è capito di seguire anche la violenza di coppia rivolta verso i maschi, che manifestano già dei tratti temperamentali piuttosto reattivi, a volte irascibili, che hanno tante volte un deficit nel controllo degli impulsi.

Vivono tutto come un attacco alla loro persona, non sanno mettere i confini, si invischiano nelle relazioni, non riescono a gestire le emozioni e quando sono troppo forti si sentono in preda alla rabbia, non ragionano, non accettano di essere messi in discussione, temono l’abbandono, il vuoto e di essere lasciati.

Un ragazzo di 17 anni mi raccontava che in quel momento vedeva tutto nero, non capiva più niente, un altro di 18 mi diceva che era come se fosse accecato e che avrebbe potuto fare qualsiasi cosa di cui poi si sarebbe potuto pentire.

Questa non è una giustificazione, sono ragazzi che hanno un problema evidente, che introiettano l’altro come un “Oggetto di loro proprietà” e, nel momento in cui sei in loro possesso, si sentono in diritto di reagire in quel modo. “Lei è mia”, mi raccontava un 16enne accusato di essere violento con la fidanzata, quindi possesso e non gelosia.

Quando è così l’altro non è libero di scegliere, di muoversi, di essere autonomo. Tante volte sono ragazzi cresciuti senza un confine, troppo onnipotenti, troppo rinforzati nei loro comportamenti in genere da una donna, dalla mamma.

Altre volte in casa si respira un clima di possesso, controllo, invasione degli spazi, litigate e gelosie che sfociano spesso in conflitti e aggressioni non solo fisiche ma anche verbali.

Sono anche ragazzi che oltre a non avere un contenitore stabile e confini definiti, sono spesso cresciuti in un clima autoritario basato sull’imposizione e sulla forza, apprendendo quello come modello relazionale.

Sono molto poco educati da un punto di vista affettivo, che si lasciano invadere completamente dall’altro facendolo diventare quasi una parte di sé, un pensiero fisso, un persona da possedere, di proprietà privata.

Quali sono i numeri nelle coppie degli adolescenti?

La violenza di genere tra gli adolescenti può manifestarsi fin dal primo innamoramento, fin dalle prime relazioni sentimentali, e nasce da un investimento affettivo estremo, un amore malato in cui possessività, orgoglio, gelosia ossessiva e divieti possono essere scambiati come gesti d’amore.

Non è amore se fa male

I dati rilevati dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza su circa 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni sul territorio nazionale rilevano che, dai 14 ai 19 anni, 5 adolescenti su 100 dichiarano di aver subito aggressioni fisiche da parte del partner e il 16% di essere stata vittima di aggressioni verbali.

Nel campione tra gli 11 e i 13 anni, circa 10 adolescenti su 100 dichiarano di percepire il partner come troppo possessivo e il 7% dichiara di essere controllato su ciò che fa e addirittura su come si veste.

Come riconoscere i segnali d’allarme?

Ci sono dei campanelli d’allarme che fanno pensare che non è amore ma violazione. Ecco i 10 segnali che i ragazzi devono sapere riconoscere per prevenire e contrastare in maniera efficace questo tipo di violenze:

1. MANIE DI CONTROLLO. Chiede di controllare lo smartphone, come ad esempio monitorare i social network, richiedere le password d’accesso, verificare i like sotto i post e le fotografie, gli orari di accesso alle chat e delle conversazioni nelle chat private, dicendoti frasi del tipo “Se non hai niente da nascondere perché non posso vedere?”.

Vuole conoscere la password per accedere al telefono e ai social network, controlla il profilo e il tuo orario di entrata su WhatsApp.

2. GIUSTIFICAZIONI E PROVE. Chiede di inviargli la localizzazione per essere certo/a di dove ti trovi, oppure di inviargli una foto per assicurarsi di sapere con chi sei, dove sei e come ti sei vestita/o, tanto da non sentirsi più completamente liberi.

3. TI SENTI IN TRAPPOLA E SCHIACCIATA DAI DIVIETI. Proibisce di uscire da sola o solo con gli amici o comunque si ingelosisce e si arrabbia quando non rispondi subito al telefono quando non sei con lui o con lei.

È geloso dei tuoi amici e del rapporto che hai con loro. Vuole sempre sapere cosa vi dite e cosa fate, soprattutto se sono dell’altro sesso.

4. ACCUSE CONTINUE. Si irrita e si arrabbia se determinati amici o conoscenti mettono “mi piace” ai tuoi post e se chatti o ti scambi commenti con qualcuno. Anche tu hai dei vincoli in questo senso: se metti like o commenti ai post di amici o amiche, scatta spesso la lite.

Controllando tutto quello che fai, i profili e le chat, ti accusa facilmente anche di cose non vere, associa alcuni fatti, spesso inesistenti, e non si fida delle tue parole.

5. RICATTI SUBDOLI. Capita di subire da parte del partner ricatti o minacce di pubblicare o inviare ad amici e parenti foto intime e compromettenti tanto da non lasciarti scelta.

6. MANCA COMPLETAMENTE LA FIDUCIA. Ripete spesso “Non ci credo”, “Mi stai mentendo”, alludendo al fatto che tu non gli risponda sinceramente. Infatti, se ribatti alle sue accuse e convinzioni, si irrita facilmente, perché vuole avere ragione ed è convinto/a che tu abbia torto.

7. E’ ONNIPRESENTE E SEMBRA LA TUA OMBRA. Può succedere che, con la scusa della sorpresa, ti raggiunga quando esci con i tuoi amici, che ti accompagni dappertutto o che lo/la incontri per caso, ti fa credere di farlo per amore, per farti una improvvisata, mentre in realtà è insicurezza e mania di controllo.

8. LITIGATE CONTINUE TRA URLA E INSULTI. Quando si arrabbia, arriva agli insulti e alle offese, ti fa sentire in colpa. Può arrivare ad aggredirti, anche fisicamente, e a minacciarti di voler interrompere la relazione anche con frasi del tipo: “Se mi ami, devi darmi la password”, “Se non fai quello che ti dico, ti lascio”, “Sei tu che ti comporti male, e mi fai essere geloso”.

9. MINACCIA DI SUICIDARSI SE LO LASCI O LA LASCI. Questa è una delle peggiori minacce che si possano subire. Ci si trova incastrati nella relazione e non ci si sente più liberi di prendere una decisione perché si ha paura che l’altro possa suicidarsi per colpa nostra.

Non è così, è solo un modo per tenerci stretto a lui o a lei e nessuno ha il diritto di costringerci a stare con una persona con cui non vogliamo più stare.

10. LACRIME DI COCCODRILLO. Dopo i suoi scatti d’ira e reazioni impulsive e violente rivolte verso te o verso oggetti che ti spaventano, una volta passata la rabbia segue sempre una parte di scuse e di pentimento, dicendo che non lo farà mai più.

In queste circostanze ti capita di avere paura di lui o di lei in cui sembra perdere il controllo.

Cosa deve fare un genitore?

1. FARE ATTENZIONE AI PRIMI SEGNALI. Fargli capire l’importanza di saper cogliere, sin da subito, alcuni atteggiamenti legati al possesso, al sospetto e al controllo, che possono portare spesso anche a litigare e a discutere.

Inoltre, non dimenticare di trasmettergli il messaggio fondamentale di mettere sempre al primo posto il rispetto di sé, perché solo così potrà vivere con serenità ed equilibrio una relazione d’amore.

2. NON SI DEVE SOTTOVALUTARE MAI NULLA. Non sminuire l’importanza e la gravità dei comportamenti che l’altra persona mette in atto; se in alcune occasioni si sente oppresso, appare preoccupato e a disagio, significa che qualcosa non va.

Dovete insegnargli che le prepotenze, il controllo e la sospettosità non sono modi di fare “normali”, dovuti al carattere impulsivo dell’altro: tutto questo non è eccesso di amore, non è gelosia, ma possesso e invasione dei propri spazi.

Ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno. I numeri della violenza di genere

Inchiesta  Ogni due giorni una donna uccisa dal compagno – di giulia torlone

3. TUTELARE SEMPRE I SUOI SPAZI. Spiegargli che ci sono dei limiti anche in amore, che non deve mai essere l’oggetto di un’altra persona, e che è importante che non rinunci mai per nessuno alla sua libertà, ai suoi spazi personali e alle amicizie.

Essere innamorati non significa isolarsi, non trascorrere più del tempo con gli amici, trascurare lo sport o altre attività che ci piacciono.

4. NON SI DEVE CREDERE ALLA “FAVOLA DELL’ULTIMA VOLTA”. Spiegare ad un figlio che non deve giustificare mai gli scatti d’ira con il nervosismo, che lui/lei può motivare dicendo che ha avuto discussioni con i genitori o problemi a scuola.

Non pensare che l’altro possa semplicemente cambiare, anche quando, dopo le litigate, arrivano messaggi con scritto: “scusami, non lo farò più”, “ non mi lasciare, ti prego, ti prometto che cambierò e che non succederà più”.

5. NON SI DEVE AVER PAURA DI CHIEDERE AIUTO. E’ importante che un figlio sappia di poter contare sul vostro sostegno e si senta libero di raccontarvi ciò che gli sta accadendo senza vergogna e sensi di colpa.

Bisogna fargli capire che isolarsi e tenersi tutto dentro non porta da nessuna parte se non a chiudersi nel proprio dolore e a sentirsi ancora più soli.

Sorgente: Come può un adolescente arrivare ad uccidere per amore? La violenza di coppia in adolescenza – AdoleScienza – Blog – L’Espresso

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *