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PIAZZA INDIPENDENZA: ULTIMO ATTO DI UNA CITTÀ ORMAI ALLA DERIVA

DI GIORGIO DELL’ARTI

Gli incidenti di piazza Indipendenza sono forse una piccola cosa rispetto alle tragedie del mondo. Però la piazza Indipendenza di cui parliamo è quella che sta al centro di Roma, a pochi passi dalla stazione Termini, e Roma ogni giorno di più si configura come una piaga del Paese, piaga purulenta e all’apparenza impossibile da risanare, fatta marcire dalle giunte degli ultimi vent’anni, con l’eccezione forse del solo Ignazio Marino, e guardata adesso con sgomento dagli amministratori attuali, i quali ogni giorno che passa mostrano di non sapere che pesci prendere e forse aspettano con ansia che la bancarotta sia dichiarata e arrivi il commissario.
• Darei conto, prima di tutto, di piazza Indipendenza.
Si affaccia su piazza Indipendenza a Roma (ingresso da via Curtatone) un palazzo di nove piani più due interrati, 33 mila metri quadri, valore di mercato 80 milioni, progetto degli architetti Aldo Della Rocca, Ignazio Guidi, Enrico Lenti e Giulio Sterbini, sculture di Pericle Fazzini, quindi vincolato dalla Soprintendenza. Ha ospitato fino a Tangentopoli la Federconsorzi, poi certi uffici della presidenza del Consiglio, infine l’ha fatto suo l’Ispra che nel 2011 l’ha venduto al fondo Omega (Intesa, Enasarco e Inarcassa). Qualunque cosa volesse farci l’ultimo proprietario, ha dovuto rinunciare, perché nel 2013 i locali sono stati occupati da alcune centinaia di profughi eritrei ed etiopi, in genere forti del certificato di rifugiati politici, cioè migranti in fuga dalla guerra e quindi col diritto d’asilo. Il fondo Omega aveva affidato la gestione dell’immobile alla finanziaria Idea-Fimit, che non ha avuto problemi a sopportare l’occupazione e pagare intanto 575 mila euro di luce e acqua e 240 mila di tasse di proprietà.
• Ieri li hanno sgomberati.
No, li hanno sgomberati sabato, consentendo che un gruppetto – gente malata, bambini – restasse nel palazzo. Gli sgomberati però, con le loro masserizie, si sono accampati in mezzo alla piazza ed è questo lo sgombero di ieri mattina, con cariche, lancio da una finestra di una bombola del gas, il poliziotto che grida «Devono sparire, peggio per loro. Se tirano qualcosa, spaccategli il braccio» subito diventato virale. A naso è una situazione in cui hanno torto tutti. Il primo torto è delle istituzioni e in particolare del Comune: in quattro anni non si riesce trovare una soluzione accettabile? E dopo quattro anni si ricorre alla forza? Hanno torto anche gli occupanti. Non solo non avevano il diritto di stare dove stavano, ma all’offerta di 60 alloggi fuori Roma per sei mesi e di altri, per ottanta di loro, tra Boccea e Torre Maura hanno risposto di no, dopo aver fatto un sopralluogo. Siamo sommersi da dichiarazioni e prese di posizione piene delle parole “diritti”, “bambini”, “fragilità” col facile sottofondo dell’indignazione. I palazzi simili a quello di via Curtatone occupati a Roma sono 101. Quelli che occupano abusivamente appartamenti altrui sono almeno 10 mila. Ed esiste, come anche a Milano, un racket delle occupazioni. La Raggi, relativamente a piazza Indipendenza, s’è esibita in questa dichiarazione, attribuita genericamente al “Campidoglio”: «Nel complesso si auspica l’avvio di un confronto tra i diversi livelli istituzionali, coinvolgendo anche il governo, affinché sia sempre garantita la presa in carico di fragilità, rifugiati e richiedenti asilo sulla base del proprio perimetro di competenza».
• Già, il Campidoglio. Si diceva all’inizio di una situazione marcia…
La giunta grillina, obbedendo al diktat del giovane Casaleggio, ha cambiato ancora una volta assessore al Bilancio, mandando via Andrea Mazzillo, colpevole di aver criticato la sindaca, e trasferendo nella capitale l’assessore al Bilancio della giunta grillina di Livorno, Gianni Lemmetti, che sarà il quarto in un anno a sedere su quella poltrona. A Livorno Lemmetti ha risolto (forse) il problema della loro dissestata azienda dei rifiuti Aamps col sistema del concordato preventivo in continuità, una forma di fallimento moderato: si ridiscutono i debiti con i creditori e intanto si continua a lavorare. Lemmetti applicherà probabilmente la stessa formula all’Atac, che ha debiti – insostenibili – per un miliardo e 300 milioni, e una gestione compromessa dalla presenza, in gran parte clientelare, di 12 mila dipendenti. Anche Bruno Rota, direttore generale dell’Atac da aprile fino a poche settimane fa, voleva procedere col concordato preventivo in continuità e la Raggi non glielo ha permesso. Adesso con Lemmetti si imboccherà proprio quella strada. Lei ci capisce qualcosa?
• No. Quali sono le altre criticità?
Il collasso di Atac potrebbe portare al commissariamento della Capitale, come ha spiegato Federica Tiezzi, presidente dell’Organismo di revisione economico-finanziaria di Roma capitale (l’organismo che ha già bocciato una volta il bilancio del Comune). C’è un debito cumulato in passato di 13 miliardi per ripagare il quale i romani sono oppressi dalle più alte tasse d’Italia. Le partecipate romane reclamano dal Comune un miliardo e mezzo (il concordato preventivo servirebbe anche a ridimensionare questa somma). A questo si deve aggiungere nuovo debito finanziario per due miliardi e mezzo. Entro il 30 settembre il Comune dovrebbe presentare un bilancio consolidato, comprendente cioè il bilancio delle partecipate. Se questo bilancio non sarà compilato o risulterà poco credibile, arriverà il commissariamento. Ultimo capitolo della storia di una città piena di buche, senza acqua, invasa dai rifiuti, degradata al punto da aver costretto il governo, prima di Ferragosto, a una riunione con i vertici istituzionali locali. All’ordine del giorno: come prepararsi al peggio.

Sorgente: PIAZZA INDIPENDENZA: ULTIMO ATTO DI UNA CITTÀ ORMAI ALLA DERIVA – ALGANEWS

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