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Otto milioni di studenti tornano tra i banchi in una scuola di classe

Addio uguaglianza. Istituti riaperti in sei regioni, entro venerdì in tutte le altre. Meno 100 mila iscritti in tre anni, 774mila tra dieci. Ma restano le «classi pollaio». 234 mila alunni disabili. È record. Un terzo dei docenti di sostegno è precario. Flc-Piemonte: 12 mila euro in media, tanto lo Stato ha espropriato in sette anni di blocco dei contratti agli insegnanti, i meno pagati d’Europa. Crescono le diseguaglianze: abbandona il 58,1% dei figli di chi ha la terza media. Con genitori laureati il tasso si riduce al 13,2%. Da quest’anno «McJobs» obbligatori per tutti con l’«alternanza Scuola-Lavoro»

Entro venerdì 15 settembre 8,6 milioni di studenti torneranno ai loro banchi nella scuole statali e paritarie. Ieri hanno riaperto gli istituti di sei regioni: Piemonte, Trentino, Basilicata, Friuli, Abruzzoe provincia di Trento, quella di Bolzano ha iniziato il 6 settembre. Oggi sarà il turno di Lombardia e Molise, nei prossimi giorni tutte le altre.

IL MINISTERO dell’Istruzione (Miur) ha registrato anche quest’anno un calo degli iscritti alle scuole pubbliche: lo scorso anno erano 7 milioni 816 mila, quest’anno 7 milioni e 757 mila. La causa è probabilmente il processo di «denatalizzazione» che ha colpito il paese alle porte del decimo anno della crisi economica, morale e di immaginario. Gli effetti più evidenti si sono registrati a Sud dove il calo è evidente: 13 mila studenti in meno in Campania, meno 12 mila in Sicilia, meno 10 mila in Puglia e meno 5 mila in Calabria. È stato calcolato che nei prossimi dieci anni la scuola italiana perderà 774 mila iscritti. Una tendenza già nota dall’ultimo triennio nel corso del quale sono stati persi 100 mila iscritti. Logica avrebbe voluto che nel corso di questi anni la politica scolastica avesse proceduto a una rimodulazione della presenza degli alunni per classe. E invece sono aumentate le «classi pollaio». È diventato un caso nazionale quella del liceo Tenca di Milano con 37 alunni, creata dalla fusione di due sezioni. Proposito rientrato, per fortuna. Ha fatto scalpore una primaria di 30 alunni a Malo, nel vicentino e la classe extra-large a Genzano in Basilicata nonostante le condizioni di sicurezza non lo permettano. Di recente il Tar di Napoli ha respinto una suddivisione di 43 alunni, di cui cinque disabili, in due classi. In ogni classe dovrebbero andare in media 17 alunni.

L’INCAPACITÀ DI SUPERARE un problema annoso come le «classi pollaio» non risponde nemmeno a un’altra esigenza impellente della scuola italiana: l’aumento degli alunni con disabilità o disturbi dell’apprendimento. Soggetti che hanno bisogno di cura e attenzione superiori a quelli dei compagni di classe. Per il Miur, quest’anno gli alunni con il sostegno sono saliti a oltre 234 mila. Rispetto all’anno scorso c’è stato un incremento del 4-5%. Rispetto al 2000, c’è stato un aumento di 100 mila persone. Allora gli alunni con disabilità erano 126 mila. Di conseguenza sono aumentati dall’8 all’11,2% i posti di insegnanti di sostegno. Oggi sono oltre 100 i docenti in organico di diritto e almeno 40 mila quelli inseriti nell’«organico di fatto» con i posti da assegnare in deroga. Fuori dalle formule burocratiche, questo significa che un posto di sostegno su tre continua ad essere affidato ai supplenti. Gli alunni perdono ogni anno un punto di riferimento didattico, e affettivo, e restano in attesa di un altro docente. È così che la precarietà incide anche sulla loro vita.

LA SCUOLA È UN LUOGO di lavoro per oltre 762 mila docenti. Nonostante l’immissione in ruolo di 102 mila prof, effettuate dal governo Renzi, l’età media resta alta: 51,2 anni. Il 60% si trova nella scuola secondaria di primo grado, alle superiori si sfiora il 70%. Un’età media doppia rispetto ai altri paesi Ocse dove solo il 34% supera i 50 anni alle medie, il 38% alle superiori. A queste persone lo Stato ha espropriato in media 12 mila euro bloccando gli aumenti contrattuali, fermi da sette anni. In un’analisi della Flc-Piemonte la perdita retributiva tra il 2010 e il 2017 è pari ai 16 mila euro per gli insegnanti di scuola materna, 18 mila per quelli delle scuole medie, 19 mila per quelli delle superiori. Il calcolo include anche collaboratori scolastici, il personale Ata e i dirigenti. Davanti a queste cifre il governo si è impegnato a erogare 85 euro medi nel prossimo triennio. «Il governo non può cavarsela con un mini-aumento netto inferiore ai 50 euro – sostiene il sindacato Anief – Servono altri 5 miliardi per recuperare anche l’indennità di vacanza contrattuale».La Flc-Cgil chiede che i 200 milioni di bonus premiale siano destinati alla contrattazione di istituto; i 500 euro del bonus insegnanti dovrebbero rientrare nel contratto.

CLASSISTA È IL CONTESTO in cui agisce la scuola. Qui crescono diseguaglianze economiche, sociali e territoriali. I dati Indire, AlmaDiploma e Ocse confermano: il 58,1% dei figli di coloro che hanno massimo la terza media abbandonano la scuola. Tasso che si riduce al 13,2% tra i ragazzi che hanno i genitori laureati. Un terzo degli abbandoni avviene nelle famiglie dove i genitori sono precari, il dato diminuisce con i genitori dipendenti e professionisti. L’ambiente familiare influenza pesantemente il percorso e le aspirazioni degli studenti. La scuola restringe la forbice fino ai 15 anni, dopo lo svantaggio del capitale sociale esplode. Questo muro sociale si ripresenta nell’accesso all’università e alla laurea: i figli dei laureati vanno avanti, mentre cresce il divario tra ricchi e poveri. . E nel frattempo è spuntata un’altra disuguagianza: il 34,4% degli studenti nati all’estero non consegue diplomi, tra gli studenti nativi la percentuale scende al 14,8%. E restano forti le disparità tra tassi di abbandono maschili e femminili, con una percentuale del 20,2% per i maschi e del 13,7% per le femmine. Peggio fanno solo Cipro, Estonia, Spagna, Lettonia, Portogallo e Islanda. Certo, gli abbandoni sono diminuiti dal 19,2% nel 2009 al 15% nel 2014, ma resta lontana la media Ue: 10%.

L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO sarà generalizzata: l’obbligo a fare stage/tirocini gratuiti nelle imprese per 200 o 400 ore. Questo è l’aspetto più significativo del renzismo applicato a scuola: trasformare 8 milioni di studenti in precari sottopagati ossessionati dai «McJobs», impieghi-spazzatura. Il governo recluterà mille «tutor», uno per ogni 5 scuole, migliaia di studenti. Un dato che dice molto sulla serietà di questo progetto di ingegneria sociale neoliberista.

***In breve
Vaccini, a marzo la scadenza definitiva
Per asili nido e scuola dell’ infanzia ieri è scoccata la prima scadenza. Le famiglie con figli fino a 6 anni devono aver presentato la documentazione che attesti la vaccinazione dei bimbi o un’autocertificazione della prenotazione alla Asl purché fatta via telefono, email o raccomandata. Entro il 10 marzo 2018 alla scuola dovrà pervenire tutta la documentazione comprovante l’effettuazione dei vaccini obbligatori. In caso contrario il bambino non potrà accedere ai servizi scolastici. Per chi ha i figli iscritti alle scuole del primo e del secondo ciclo (elementare, medie e superiori) la documentazione va presentata entro il 31 ottobre o il 10 marzo per chi ha fatto l’autocertificazione. In caso contrario l’alunno sarà ammesso alla scuola ma scatteranno le sanzioni pecuniarie.La ministra Fedeli invita i genitori «ad essere responsabili», «a me spiace per i bambini che non hanno responsabilità ma il tema non è che la scuola li “butta fuori”, è una scelta dei genitori».

Liceo breve, 4 anni bastano?
Il polverone estivo sui «licei brevi» di quattro anni diventa realtà. Al momento si tratta di un allargamento a 100 scuole di una «sperimentazione». Le classi autorizzate passeranno da 12 a 100, in 100 scuole diverse, a decorrere dal 2018-19: l’esito della sperimentazione riguarderà lo 0,4% delle classi prime, e sarà valutato non prima del 2023. Prospettive remote, dunque, per studenti ridotti a «cavie» di un progetto di lunga durata. L’obiettivo è quello di ridurre da 13 a 12 gli anni dell’istruzione pre-universitaria. Una riduzione che va considerata anche rispetto all’obbligatorietà dell’«alternanza scuola-lavoro». Uno strumento per accorciare i tempi di entrata sul mercato del lavoro e strutturare il precariato prima di compiere i 18 anni.

Identikit di chi va alle paritarie
Lombardo, ricco e con genitori laureati. A dirlo è l’Istat (dati dell’anno scolastico 2014/2015). In tutta Italia sono il 5,2% degli studenti. Uno su 20. È la Lombardia ad avere il maggior numero di studenti in scuole non statali, con l’11,4%, con Monza che raggiunge l’11,2. Segue Roma con il 9,9%. In fondo alla classifica Crotone, Nuoro, Rieti, con uno studente su 200. Sono gli istituti superiori quelli tra i quali sono più diffusi gli istituti paritari. Record a Como, dove si arriva all’84,9%, seguono Varese con il 75,7% e Pescara con il 64%. le famiglie più ricche, con un reddito medio tra i 25mila euro e i 100mila. Gli studenti delle statali hanno famiglie con reddito tra i 15mila e i 200 mila euro.

Docenti «esiliati» in fuga dal Nord
Avere un punteggio elevato ha penalizzato soprattutto i docenti del Sud «costretti» dal governo Renzi ad andare a Nord per insegnare materie diverse dalle proprie. Il paradosso è che non bastano. Le cattedre restano vuote, ad esempio in Lombardia. E chi lascia la famiglia affronta un nuovo precariato: con 1300 euro di stipendio è impossibile affittare un appartamento o mandare i figli a scuola. I docenti meridionali continuano a chiedere il trasferimento nelle regioni di residenza, mentre il comitato «8 mila esiliati fase B Gae» pensa a un ricorso alla Consulta e in Europa contro l’illegittimità del piano straordinario di assunzioni e la successiva procedura di mobilità dei docenti. La Cisl a Como ha proposto incentivi economici per trattenere a Nord i docenti ai quali il Miur ha accordato il trasferimento per avvicinarsi a casa senza aspettare tre anni.

Sorgente: Otto milioni di studenti tornano tra i banchi in una scuola di classe

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