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Numeri, partiti e coalizioni: così vota la Germania – avvenire.it

avvenire.it – Le elezioni. Numeri, partiti e coalizioni: così vota la Germania. Oltre 61 milioni alle urne: Merkel si prepara al quarto mandato, c’è l’incognita degli anti-europeisti dell’Afd e per la coalizione di governo non c’è nulla di scontato – red estero

In germania non sarà solo una corsa a due tra Angela Merkel (Cdu/Csu) e Martin Schulz della Spd (Ansa)

Numeri, nomi, partito e sfide. Ecco tutto ciò che si deve sapere sulle elezioni politiche tedesche che daranno al Paese il nuovo cancelliere,

Gli elettori e il rebus alleanze

Sono 61,5 milioni gli elettori tedeschi che dalle 8 alle 18 di domani (domenica 24 settembre) per eleggere il nuovo Bundestag, la Camera bassa tedesca.

Scontata una riconferma del cancelliere tedesco Angela Merkel per un quarto mandato – al potere dal 2005 – resta invece appeso ai decimali delle schede, il rebus della coalizione che guiderà la Germania, considerando che nessun sondaggio dà la maggioranza assoluta a nessuno dei partiti in gara.

Una sorta di “déja vu” ma ancora più complicato del 2013, quando ci vollero quasi 100 giorni per dare vita all’attuale esecutivo: dal voto del 22 settembre (che vide il maggior successo dal 1990 della Cdu con il 42%) si dovette attendere il 17 dicembre per la nascita del terzo esecutivo Merkel.

Sono sei i partiti principali, quelli presi in considerazione dai sondaggi. L’Unione, con questo nome è chiamato il gruppo parlamentare che raggruppa Cdu (Unione Cristiano Democratica, il partito di Merkel) e Csu (i cugini bavaresi più conservatori della Cdu, l’Unione Cristiano-Sociale).

Il candidato dell’Spd (Partito Socialdemocratico) è l’ex presidente dell’Unione Europea Martin Schulz, dato in netto calo e che non riuscirà – a meno di bizzarre alchimie post elettorali – a scalzare Merkel dalla cancelleria.

Die Linke, letteralmente La Sinistra, partito più radicale rispetto all’Spd, presenta Dietmar Bartsch e Sahra Wagenknecht. Alleanza 90/I Verdi è il partito ecologista, che candida Katrin Goring-Eckardt e Cem Ozdemir. Fdp (Partito Liberal Democratico) è guidato da Christian Lindner.

Questo partito un tempo era la terza forza politica in Germania, ma alle elezioni del 2013 è rimasto fuori dal Bundestag.

Stesso destino era toccato a AfD (Alternative fuer Deutschland), formazione nata proprio nel 2013 come partito antieuropeista, ma divisosi poi in due. Oggi raccoglie il consenso di un elettorato di estrema destra, nazionalista, anti Islam e anti immigrazione.

I sondaggi

Dalla media dei sette sondaggi più recenti condotti in Germania risulta che in testa c’è la Cdu/Csu, al 36%, seguita a distanza da Spd (22%). Gli altri sono staccati e oscillano tra l’8% (i Verdi) e il 10% (Die Linke, Fdp e AfD), ma con proiezioni che consentirebbero a tutti di superare la soglia di sbarramento del 5% necessaria a occupare seggi al Bundestag.

Il sito T-online ha fatto il punto di tutte le possibili coalizioni che potrebbero nascere per garantire un governo al Paese europeo più popolato, assegnando un colore a ogni partito: nero all’Unione di Merkel, rosso all’Spd di Schulz, viola alla Die Linke, verde ai Verdi, giallo all’Fdp e blu all’AfD.

Per formare un governo, un partito deve raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, situazione che secondo i sondaggi non si verificherà neppure quest’anno, oppure formare una coalizione in grado di raccogliere almeno il 50% dei parlamentari.

Come si vota

Il sistema elettorale tedesco è misto. Gli elettori hanno due schede di voto: la prima su cui esprimere la preferenza per il candidato, che vince il collegio secondo una logica maggioritaria. La seconda, più importante, strettamente proporzionale, in cui la preferenza va al partito che così occupa i seggi al Bundestag.

Ma già il numero dei parlamentari non è una certezza in Germania. A causa del suo sistema elettorale si va da un minimo di 598 seggi ma può accadere che uno dei grandi partiti ottenga più seggi attraverso il voto diretto ai singoli candidati di quanti non gliene vengano assegnati con il secondo voto (proporzionale).

In questo caso il Bundestag crea altri seggi per compensare gli altri e riallinearli alla loro percentuale di consensi del secondo voto come accade nel 2013 quando ai 598 seggi “obbligati” se ne aggiunsero 32 per arrivare a quota 630. Lo sbarramento del 5% può essere superato soltanto se un partito riesce a eleggere direttamente con il primo voto almeno tre deputati.

Nel 2013 riuscirono a entrare al Bundestag solo 4 partiti. Quest’anno dovrebbero essere appunto sei.

Le possibili coalizioni

E queste sono le possibili coalizioni in base ai sondaggi:

La “Grande Coalizione” (Grosse Koalition) tra Unione e Spd è la prima ipotesi, e si tratterebbe della prosecuzione del governo nato nel 2013. Tuttavia, secondo un sondaggio citato da T-online, tre tedeschi su quattro preferirebbero vedere l’Spd all’opposizione, invece di che nuovamente al fianco di Angela Merkel.

Il partito di Schulz, inoltre, all’inizio dell’estate sembrava essersi avvicinato alle posizioni di Verdi e Sinistra. Motivo per cui, anche se dovesse accettare l’eventuale corteggiamento dell’Unione, l’Spd potrebbe trovarsi nella condizione di dettare alcune condizioni.

La “Coalizione Giamaica“, dai colori della bandiera del Paese, vedrebbe insieme Unione, Fdp e Verdi. Un governo di questo tipo, mai sperimentato in Parlamento per l’opposizione dei Verdi nel 2005, ha trovato applicazione a livello locale, in Saarland tra 2009 e 2012.

Anche quest’anno, con temi in agenda come l’abbondono del carbone e il futuro del diesel, un’alleanza di questo tipo tra i due partiti minoritari sembra improbabile.

Il “Nero-Giallo” escluderebbe così i Verdi lasciando insieme Unione e Fdp. Anche in questo caso, però, i rapporti in passato sono stati tesi: nel suo secondo mandato, tra 2009 e 2013, Angela Merkel contò proprio su questa alleanza, che provocò malumori tra le fila liberali per il pugno duro tenuto dalla cancelliera soprattutto in tema di tasse e finanze pubbliche.

Le promesse elettorali dell’Fdp vennero disattese negli anni di governo, e alle elezioni del 2013 il partito di Lindner rimase addirittura fuori dal Bundestag.

Oggi il programma liberale, in patria, è orientato sull’istruzione mentre a livello europeo conferma una linea dura, come quella imposta alla Grecia negli anni di crisi dall’allora ministro dell’economia liberale Philipp Rosler. Unione e Fdp si sono
comunque riavvicinati negli ultimi tempi, soprattutto a livello locale.

In alternativa, l’Unione potrebbe tentare la coalizione “Nero-Verde”, un progetto però respinto dagli ecologisti già nel 2013.
Anche se la Cdu/Csu di Angela Merkel sarà con ogni probabilità il primo partito, non è da scartare a priori la possibilità di un governo di sinistra che la escluda.

È il caso della coalizione “Rossa-Viola-Verde”, che metterebbe insieme Spd, Linke e Verdi. Un’ipotesi comunque improbabile, anche se è di questo tipo il governo che al momento guida la capitale Berlino.

Il “Semaforo”, in tedesco “Ampel”, è l’ipotesi di coalizione tra rossi dell’Spd, gialli dell’Fdp e Verdi. Una prospettiva che, secondo i sondaggi, oggi non consentirebbe però la formazione di un governo: secondo T-online, tuttavia, se anche le indagini demoscopiche dovessero sbagliare, i punti di contatto tra Lindner e Schulz sono troppo pochi per andare al governo insieme.

L’unico partito che sicuramente non entrerà in alcuna coalizione di governo è il nazionalista AfD, che però sembra potersi aggiudicare la gara per il terzo posto tra i partiti più votati. “Nessuno vuole parlare con loro” scrive T-online che li paragona a un elefante in una stanza.

Se però AfD dovesse, come sembra, entrare in Parlamento, il futuro governo dovrà comunque evitare di isolarlo del tutto, almeno per impedire al partito di estrema destra di rafforzarsi ulteriormente.

Sorgente: Numeri, partiti e coalizioni: così vota la Germania

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