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Non c’è più tempo: andate via tutti» In fuga in strada, nascosti nei rifugi

Milioni di persone si allontanano dalla Florida, mentre «Irma» disegna una nuova curva. Coprifuoco a Miami. «Servono mille infermiere»

d Giuseppe Sarcina inviato a Tampa

Il primo colpo d’occhio: più di cinquecento persone ammucchiate in una palestra scolastica. E’ uno dei 260 rifugi predisposti dal governatore della Florida, Rick Scott. Molti anziani e famiglie con tante giovani donne afroamericane, soprattutto. La gente si è portata da casa qualche coperta, le seggioline da campeggio, le sedie a sdraio, qualche lenzuolo e qualche cuscino. Niente materassi, a parte quello gonfiabile di Dayana, una settantenne di New York che vive qui da dieci anni: «L’ultima volta che ho dormito così era l’11 settembre del 2001».
I più fortunati sono sdraiati per terra, gli altri si sono sistemati sui gradoni. Il silenzio è anomalo: perfetti sconosciuti dividono l’aria già viziata, gomito a gomito, in quella che all’improvviso è diventata la prima linea del fronte. Sulla parete la scritta «Gibbs High School di St. Petersburg»: è la scuola superiore locale, un edificio tozzo, costruito nel 2005 su questo lungo uncino di terra che si tuffa nella grande baia di Tampa.

Le sorprese di Irma

Secondo le ultime proiezioni del National Hurricane Center, la furia di Irma colpirà qui, risalendo la costa occidentale dello Stato. Miami, da giorni blindata, dovrebbe essere lambita o addirittura neanche schivata. Il sindaco di Miami Beach ha comunque dichiarato il coprifuoco, entrato in vigore alle 20 di ieri sera.
La giornata della vigilia comincia presto. Alle 6 di mattina si riforma la lunga colonna formata dal gigantesco esodo sulla litoranea orientale. Sale da Miami Beach, attraversa Palm Beach, costeggiando la villa di Donald Trump a Mar-a-Lago. Poi si spezza in diversi tronconi: c’è chi cerca riparo nell’interno, nella zona di Orlando; chi forza la marcia e punta verso Jacksonville e da lì la Georgia; altri ancora tagliano nella direzione opposta: Alabama.
Ma alle 8 comincia a profilarsi uno scenario finora non previsto. Le simulazioni degli esperti disegnano una nuova curva: il ciclone, che ha già lasciato una scia di 27 vittime nell’arcipelago dei Caraibi, dovrebbe salire fino all’altezza dell’Avana e da lì svoltare verso nord, fino a toccare il territorio americano sulla costa occidentale. Vedremo se sarà davvero così. Ma intanto è una frustata: di corsa a Tampa, allora.

L’ansia di Tampa

Alle 10, guidando da Orlando, sulla statale numero 4 si incrocia un flusso di auto che si ingrossa man mano ci si avvicina alla costa. Alle 14 si procede oramai a passo d’uomo: questa non è una normale congestione, è un’altra fuga in massa. Alle 15 le autorità dispongono l’evacuazione dei quartieri più esposti di Tampa.

Fughe personalizzate

Ci sono diversi modi per mettersi al sicuro. L’automobile certo, oppure gli autobus sempre più affollati. Ma nelle ultime ore dall’aeroporto di Daytona Beach sono decollati decine e decine di Cessna, costosissimi voli privati che consentono a chi può permetterselo di liberarsi in pochi minuti dalla morsa del traffico, dagli allerta che brillano ogni mezz’ora sui telefonini. Dall’incubo.
Ogni due ore la radio trasmette la voce del governatore Scott che fa il punto, con drammaticità crescente. Le deviazioni di Irma costringono ad aggiustare costantemente l’asse degli interventi. A metà pomeriggio sull’autostrada occidentale compaiono i primi mezzi militari carichi di bottigliette di acqua, due generatori, scatoloni di cibo. Del resto il governatore Scott è di una chiarezza brutale: lungo le spiagge che vanno da Saratosa a Bradenton a Saint Petersburg il livello dell’acqua potrebbe innalzarsi anche di 4,5 metri e mezzo. «Ve ne dovete andare o non riuscirete a sopravvivere». Parole da brividi, quando si passa davanti alle casette nei viali interni tra le palme, i laghetti e le bandiere americane. I proprietari le hanno sigillate con pannelli di truciolato o con lamiere ondulate. Reggeranno? Certo che quelle tegole, quei tetti di ardesia, quegli infissi di legno ora fanno paura, leggendo i bollettini meteo: Irma sembra aver smorzato la sua furia, ora è categoria tre sulla scala di cinque. Ma i venti raggiungeranno almeno i 200 chilometri orari.
Scott chiede alle infermiere di farsi avanti: «Ce ne abbiamo tante, ma ne occorrono altre mille», Servono anche più volontari, nonostante ce ne siano già oltre 17 mila al lavoro. Uno di loro, Dereh Weston, 38 anni, professore di musica, coordina le operazioni nella scuola-rifugio di St. Petersburg. Una squadra di 25 ragazzi e ragazze che identifica gli ospiti con un braccialetto arancione, accompagna le persone con mobilità difficile, prepara da mangiare e pulisce i gabinetti. Weston passerà le notti con tutti loro e resta fiducioso: «Stiamo aspettando cuscini, coperte e materassini».

L’attesa

Dentro le persone sono quietamente in attesa. Tutti rispettano le regole di normale civiltà stampate sul manifesto dell’entrata: vietato fumare, bere alcolici, ascoltare musica ad alto volume, eccetera. Dave, 74 anni è seduto su uno scabello: legge assorto un thriller di James Patterson, mentre ai suoi piedi sua moglie Susy dorme sul pavimento avvolta in una coperta a fiori. «Abbiamo una casetta vicino alla riva. La polizia è venuta a cercarci stamattina: abbiamo obbedito all’ordine di evacuazione. Che cosa potevamo fare? Passeremo un paio di giorni qua dentro, ma più tardi vado in cortile a fare una passeggiata». Come il signor Dave, 6,3 milioni di cittadini della Florida hanno ricevuto lo stesso ordine. Nei rifugi come la scuola dei «Gibbs», «la casa dei gladiatori», sono arrivati in 54 mila. Gli agenti sono riusciti a portare anche gli «homeless», come Rick, 75 anni, viso paonazzo, accasciato su un gradino: «Sono un reduce del Vietnam» e scopre un braccio segnato dalle cicatrici. Il governatore Scott sta già pensando ai giorni successivi all’impatto. La società elettrica teme una lunga serie di black-out: circa 4,1 milioni di utenze, tra uffici e case private, sono a rischio. Al momento sono senza luce 25 mila abitazioni.
La benzina continuerà a scarseggiare, anche se nel pomeriggio, tra Tampa e Orlando, diversi distributori erano aperti. A sera un’immagine compare sullo specchietto retrovisore. Sembra uno scherzo: sulla baia un giovanotto vola con il suo kate-surf. A poche ore dalla tempesta.

Sorgente: Corriere della Sera

 

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