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Milano, l’ex pm Gherardo Colombo striglia Palazzo Marino sulla legalità: gli audit interni sotto accusa – milano.corriere.it

milano.corriere.it -Il caso . Milano, l’ex pm Gherardo Colombo striglia Palazzo Marino sulla legalità: gli audit interni sotto accusa.

Il primo report dell’attività svolta dal Comitato per la legalità presieduto dall’ex magistrato di «Mani pulite»: «Davanti a reati commessi dai dipendenti del Comune è un errore affidare le indagini ai vigili senza avvisare la Procura» – di Paola D’Amico

Il Comitato per la legalità bacchetta l’amministrazione Sala. Il primo report dell’attività svolta dal pool di saggi presieduto da Gherardo Colombo — un anno di incontri settimanali e audizioni dentro e fuori il Palazzo — è la presa d’atto che la macchina comunale è un catino pieno di buchi.

A cominciare dalla «riorganizzazione» che «ha presentato lacune non ancora colmate», come si legge nella relazione pubblicata sul sito del Comune, e ha portato per esempio ad arruolare dirigenti dall’esterno (ex art. 110) invece di «far ricorso alle professionalità esistenti» all’interno dell’Amministrazione.

Tra le righe trapela disappunto per non aver potuto contribuire di più «al controllo preventivo» della complessa macchina burocratica, perché il Comitato ha conosciuto solo a posteriori «atti che riguardano strettamente la propria competenza».

Ci sono «prassi» che il documento passa ai raggi «x» e boccia drasticamente. Come quella di «affidare alla Polizia locale lo svolgimento di accertamenti interni all’Amministrazione, quando si ipotizzi la commissione da parte di dipendenti comunali di reati legati all’esercizio della funzione».

Avvisando l’autorità giudiziaria solo dopo la prima fase di «accertamento interno», senza poi avere «riscontro dalla Procura circa l’esito delle indagini svolte».

Lavare i panni sporchi in casa propria non va bene secondo i saggi o perlomeno «presenta serie criticità sotto il profilo della legalità».

 La relazione accende un faro, poi, su altri due grandi temi: il patrimonio e i centri sportivi. Per quanto riguarda il patrimonio a costituire il vulnus è la mancanza di un «inventario completo e aggiornato» degli immobili di proprietà.
Il Comitato mette il dito nella piaga quando spiega che le informazioni sullo stato di fatto e sull’utilizzo degli immobili sono «molto carenti».

E va oltre individuando anche «difetti» dal punto di vista della trasparenza e del controllo «nella procedura di assegnazione degli immobili».

Senza contare che «dopo la consegna del bene» non sempre viene svolta «una attività di controllo e rendicontazione rispetto all’utilizzo che ne viene fatto».

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Per quanto riguarda i centri sportivi, invece, partendo da una segnalazione dei gestori del centro Carraro, mette a fuoco carenze che vanno dai mancati controlli sulla gestione dei centri sportivi a quelli sullo stato di manutenzione.

Dai colloqui con i singoli assessori, il Comitato prende atto che alcune falle del sistema sono note: l’ufficio del settore sportello unico per l’edilizia, per esempio, è ritenuto «a rischio dal punto di vista dei casi di malversazione», complici i tempi lunghi di evasione delle domande (10-12 mesi) e di gestione delle pratiche.

E noto è anche l’organico carente numericamente dell’Unità anticorruzione. Tra i temi più rilevanti (ma superati dall’intervento di Anac) infine le vicende di M4 e della gestione degli spazi in Galleria

Sorgente: Corriere della Sera

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