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MI PIACEREBBE VIVERE IN UN PAESE NORMALE CHE FUNZIONI 

DI GERARDO D’AMICO

Mi piacerebbe vivere in un Paese normale. E non mi riferisco a chi ti taglia la strada mandandoti pure a quel paese, al motorino parcheggiato in mezzo ad una striscia blu per tenersi il posto, a quello la mattina che gli dici buongiorno e ti attraversa con lo sguardo muto. Alla maleducazione

 ci si abitua.
La normalità che vorrei è quella che fa di una comunità di persone un popolo. I valori.

Mi piacerebbe un Paese dove una mamma a cui hanno ammazzato la figlia non inforcasse un microfono in chiesa come sul palco di Sanremo, e non dicesse a quella bara sei grande, hai vinto tu, hai imparato dall’esempio che ti abbiamo dato. Invitando gli amici della figlia uccisa ad andare da lei, a farsi risolvere eventuali problemi: non era il luogo, non era l’occasione, soprattutto il risultato chiuso in una bara non testimoniava a favore di questa capacità.
Mentre la gente applaudiva, come fosse stata ad un programma TV.

Mi piacerebbe un Paese in cui si organizzasse un osservatorio per spingere ed aiutare chiunque, maschio, femmina, transessuale, asessuato ad eccellere e primeggiare, invece di lamentarsi che solo il 12% dei primari sono donne.
O si espongono con denunce, segnalazioni, rimostranze precise con nomi e cognomi casi concreti in cui a parità di titoli un maschio sia stato preferito ad una femmina, come dirigente sanitario, oppure si pretendono le quote rosa in un settore, come quello della salute, in cui non dovrebbe valere il genere ma solo la bravura e la preparazione.
A me non interesserebbe se ad operarmi di qualcosa fosse un uomo o una donna, pretenderei sicuramente che fosse un/a medico preparato.

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui un giornalista degno di questo nome e ruolo non intervistasse una signora che dichiara di non essere medico nè ostetrica, ma poi serenamente consegna a mezza pagina di un giornale locale ma molto letto un panegirico fuori di testa sulla Lotus Birth, illustrandone gli illimitati vantaggi tra cui la “separazione dolce dal cordone”, e poi il miracolo: dopo tre giorni dal distacco dall’utero, la placenta che ancora irrorava il cordone che si contraeva.
Tutto questo, senza chiedere magari ad un medico vero cosa dica la scienza, e quali rischi corra il bambino.

Pare che funzioni così anche altrove, nei Paesi ricchi, del benessere, dove la gente avendo il sovrappiù ha perso di vista e disprezza l’essenziale: vedi alla voce vaccini.
Ma un po’ mi sono scocciato.

Sorgente: MI PIACEREBBE VIVERE IN UN PAESE NORMALE CHE FUNZIONI – ALGANEWS

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