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Da M5S a Mdp tutte le trappole sul Rosatellum – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – Da M5S a Mdp tutte le trappole sul Rosatellum Mauro Bazzucchi Giornalista parlamentare, autore e speaker radiofonico

Questa volta, almeno per il momento, la strategia di M5S per colpire e affondare il Rosatellum bis non è il più volte evocato “Vietnam parlamentare”, ma una più raffinata “semina dei trappoloni”.

Pronti a tentare ogni varietà di scontenti e ad esplodere, qualora questi fossero tanti da mandare in frantumi il patto a quattro che tiene attualmente in piedi il testo.

A scorrere i 39 emendamenti messi in campo dai grillini in commissione Affari costituzionali, infatti, la prima cosa che salta agli occhi è la totale mancanza di coerenza tra gli stessi, palesemente concepiti come altrettanti inviti ai franchi tiratori.

Non a caso, sui fronti in cui si è finora concentrato il malcontento, palese o latente, degli avversari dell’ipotesi di nuova legge elettorale.

Si diceva nessuna guerriglia quindi, nessun bombardamento a tappeto come fatto in passato per altri provvedimenti invisi ai pentastellati, per i quali sono state presentate anche diverse centinaia di emendamenti, e questo dipende certamente dal fatto che, in commissione, in mancanza di voti segreti non vale la pena impiegare troppe energie ostruzionistiche, conservando il grosso delle forze per la battaglia d’aula, prevista tra un paio di settimane.

Detto questo, tornando al merito delle proposte di modifica grilline, il menù per gli scontenti di ogni risma è veramente ricco, a partire dal ritorno ex-abrupto al Tedeschellum affondato in aula lo scorso giugno.

Che questo testo sia stato affondato proprio dai deputati grillini, poco conta ora: l’importante è dotare gli aspiranti pugnalatori dell’accordo quadripartito di uno strumento potente di distruzione.

E se questo può dare nell’occhio, gli emendamenti M5S offrono anche alternative più agili, come l’ammissione del voto disgiunto (ora tassativamente vietato dal Rosatellum bis) e reclamato dalla sinistra radicale, le preferenze (amate da Fdi) e soglie di sbarramento più alte, che ovviamente piacciono ai più grandi.

Ad agitare le acque, però, oggi non è stata nessuna delle citate trappole, ma un emendamento grillino immediatamente ribattezzato “Anti-Silvio”, che qualora approvato impedirebbe l’indicazione dell’ex-Cavaliere quale “capo politico” di FI poiché ineleggibile e incandidabile in base alla legge Severino.

Un’iniziativa che ha immediatamente provocato una levata di scudi dal fronte azzurro, nel quale però si segnala un emendamento, tra i 16 presentati, eguale e contrario (già bollato come “blinda-Berlusconi”) a firma Francesco Paolo Sisto, secondo cui la forza politica che prende più voti tra quelle collegate in coalizione è quella che ha diritto di indicare il leader della coalizione stessa.

Nel mucchio di trappoloni e trappoline a cinque stelle, si è ben mimetizzato un emendamento che, intervenendo su un versante sensibile per il Movimento, chiede di eliminare l’obbligo di depositare lo statuto al Viminale, contestualmente a liste e simboli.

Anche da sinistra l’offerta di trappole è ben assortita, se si pensa che tra i 21 emendamenti presentati assieme da Mdp e Sinistra italiana, ve ne sono sia per il ritorno al Mattarellum che al Tedeschellum.

Ma a farla da padrone qui è la richiesta della possibilità del voto disgiunto, oltre a quella dell’abolizione o comunque di facilitazioni per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste.

Nel perimetro delle forze che sostengono il Rosatellum bis, l’intestatario del testo base e capogruppo del Pd ha voluto evidenziare la propria soddisfazione per il numero tutto sommato contenuto degli emendamenti totali (321) e ha voluto precisare che dal suo partito, così come da Forza Italia, sono arrivate solo richieste di aggiustamenti tecnici che non vanno a incidere sull’impianto della legge, come ad esempio l’emendamento interpretativo del relatore Fiano sull’attribuzione dei seggi tra le liste nel caso di una coalizione non raggiunga la soglia del 10 per cento.

Sta di fatto, però, che vi sono una trentina di proposte di modifica da parte dei deputati Dem, non ancora consultabili, che Rosato si è affrettato a definire “a titolo personale”, forse per prevenire l’emergere di casi politici per mano della minoranza orlandiana.

Per il momento, è filtrato il contenuto di un emendamento a firma Lauricella che impedisce l’assegnazione automatica del voto espresso nei collegi uninominali alle liste presenti nel proporzionale, collegate a quel candidato.

Niente di trascendentale, dunque, il che lascia intuire un atteggiamento soft della sinistra Pd, anche se il ministro della Giustizia Andrea Orlando è tornato a chiedere “una legge che dica prima quali sono le alleanze perché non vogliamo farle dopo”.

Completano il quadro, un solo emendamento della Lega, sei di Ap, 26 di Fdi, 12 di Cd-Des, 21 di Sc-Ala e 120 del gruppo Misto. Un vaso di Pandora che comincerà ad essere scoperchiato e votato martedì prossimo alle 10;30.

Sorgente: Da M5S a Mdp tutte le trappole sul Rosatellum

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