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Lucia Del Grosso » RENZI E’ DI SINISTRA? Di Paolo Desogus

Mi dicono che ieri sera Renzi, in una trasmissione televisiva, ha affermato di “essere di sinistra”.
In molti hanno protestato, altri si sono fatti anche qualche risata.
Deluderò forse qualche compagno, ma non credo che ci sia di che prendersela o ridere: credo infatti il nostro ex premier abbia tutto il diritto di farlo. Renzi è anzitutto di sinistra perché ha proseguito e completato le politiche degli anni Novanta quando gli eredi del Pci e del cattolicesimo sociale erano al governo: la precarizzazione del lavoro, l’esclusione dello stato dall’economia, la riforma in senso liberale della scuola, il principio di sussidiarietà (cioè di delega al privato) nella sanità non iniziano con Renzi, ma con i suoi predecessori di Ds e Margherita. Renzi le ha semmai completate, portandole alle estreme conseguenze La stessa cultura antiparlamentare, votata a conferire più potere all’esecutivo a detrimento della rappresentanza, ha le sue radici negli anni della sinistra al governo.
Poi, certo, molti dei protagonisti di quella stagione hanno votato No alla riforma Boschi-Renzi. Ma non deve affatto sorprendere che una parte importante di ceto politico e di elettori del vecchio Ulivo abbiano invece votato Sì.
Molti di loro hanno votato coerentemente con un indirizzo politico nato in precedenza. Renzi è allora di “sinistra” perché questa parola ha nel corso degli anni subito una trasformazione semantica che ne ha ribaltato il senso originale finendo per diventare il termine che indica scelte politiche di tipo neoliberale.
Accusare allora l’ex Presidente del consiglio di indebita appropriazione politica o di essere l’usurpatore degli eredi della tradizione comunista o del cattolicesimo sociale è un modo per rinviare ancora una volta un’analisi critica di cosa siano stati i governi dell’Ulivo e quale sia stato il reale significato politico delle scelte prese dai suoi ministri. Bisognerà prima o poi riconoscere che il renzismo nasce ben prima di Renzi. La stessa gestione del partito politico – personalistica e verticistica – è nata con Prodi e Veltroni e per molti versi, nonostante la scissione, continua ora in Mdp e sebbene in forma molto meno accentuata persino in SI.
Se allora Renzi è di sinistra è perché il senso che è stato dato a questa parola è contrario a quelli che dovrebbero essere i valori di sinistra: cioè la giustizia sociale, l’emancipazione attraverso il lavoro, il diritto a una vita dignitosa e non dipendente dalle oscillazioni del capitale. Da qui una conclusione amara: parlare di “sinistra” senza un aggancio concreto alla realtà, senza recuperare una generale strategia del conflitto tra capitale e lavoro non ha senso. Così come non ha senso continuare a evitare che accanto alla parola sinistra non ci siano aggettivi. La sinistra deve indicare un indirizzo politico, un orizzonte, una visione del mondo: può essere socialista, laburista o anche liberale, come in fondo quella di Renzi (e per la verità anche di molti suoi finti oppositori). Parlare genericamente di sinistra è parlare di tutto e niente.

Sorgente: Lucia Del Grosso » Blog Archive » RENZI E’ DI SINISTRA? Di Paolo Desogus

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