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L’imbroglio: la tratta dei migranti in Libia

 

L’imbroglio di chi contro chi?

Tanti imbrogli che si intrecciano e si sovrappongono e in parte si annullano tra loro nel caos Libia, imbrogli in parte svelati dall’ottimo Amedeo Ricucci che ancora insiste a praticare il mestiere in via di estinzione dell’inviato speciale senza obbligo di insistita esibizione video.
Un reportage in presa diretta in cui, per la prima volta, le telecamere riescono ad entrare nei porti libici della ‘Tratta’, a Sabratha, Motred, Zawiyah, raccontandoci dal di dentro chi sono i grandi boss del traffico dei migranti, come operano e di quali complicità godono a livello locale e nazionale, tra milizie anti migranti oggi dopo averli schiavizzati ieri
Nel reportage viene inoltre documentato il lavoro della Guardia Costiera libica, con le sue luci e soprattutto le sue ombre. L’IMBROGLIO infine è un viaggio nell’inferno dei Centri di Detenzione per i Migranti in Libia, che getta una luce inquietante sulla mafia che li gestisce e sulle continue violazioni dei diritti umani.

La dubbia guardia costiera

A contrastare il traffico dei migranti dovrebbe essere la Guardia costiera. L’occhio del Tg1 su quella di Zawiyah. La stessa che, secondo l’ultimo rapporto dell’ONU, sarebbe collusa con i trafficanti. O almeno il suo capo, Abdurahman Milad detto “Bija”.
“Dicono tutti che sono implicato nel traffico. Ma la verità è che io e i miei ragazzi della guardia costiera i gommoni li fermiamo e i trafficanti li arrestiamo. Semmai è a Tripoli che li lasciano andar via”.
“Nel 2015 abbiamo bloccato 17mila immigrati che stavano partendo per l’Italia. Ed era il nostro primo anno di attività. Nel 2016 siamo arrivati a 20mila, e con una sola motovedetta a disposizione. Abbiamo dovuto alzare dei muri di cemento attorno alla base perché i trafficanti, oltre a sparaci in mare per vendicarsi, venivano ad attaccarci anche qui. Ho perso diversi uomini”.
Quello che Bija non dice è che la sua è una milizia privata, anche se con la divisa della Guardia Costiera. E coi trafficanti ammette lui stesso di doverci scendere a patti.

L’orrore dei centri di detenzione

Telecamera nascosta e testimonianza dell’orrore tra i migranti presi in mare e in attesa di rimpatrio nei Paesi africani di origine.
1° immigrato. “Eravamo partiti da Sabratha, e ci hanno preso quasi subito, dopo nemmeno 15 minuti, eravamo 130 sul gommone. Ci hanno picchiato in mare e ci picchiano qui dentro. Continuano a chiederci: perché venite qui in Libia? Perché non ve ne restate a casa vostra?”.
2° immigrato. “Io sono qui da 15 giorni. Ci hanno presi in acqua e per fermare il gommone, hanno sparato in acqua, senza farsi problemi. E qui ci picchiano tutti i giorni, tutti i giorni. E poi ci danno da mangiare una volta sola al giorno”.
Il direttore del Centro. “E’ colpa del governo. E’ il governo che ufficialmente gestisce questo Centro. Ma non paga l’azienda che ci fa il catering. Hanno accumulato 15 milioni di debiti arretrati. E a noi ci tocca arrangiarci”.

L’internazionale impotente

Rappresentante dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni: “Beh, noi dell’OIM non ci occupiamo del cibo”.
Ricucci: La gente dice che per uscire, per essere liberi, bisogna pagare. E’ vero?
“Guardi, io rappresento le Nazioni Unite, o meglio l’OIM, e noi non abbiamo autorità in questo centro. Quindi non possiamo intervenire in casi come questi. Non ci compete..”
Rappresentante UNHCR: “Ci sono già stati diversi report sulla difficile situazione che c’è in questi centri. Sono sovraffollati, sì, al momento si stimano 70-80mila presenze, e poi ci sono poi problemi sanitari e problemi sul piano dei diritti umani. Per questo la nostra prima preoccupazione è quella di avere accesso a questi centri, per poter monitorare la situazione”.
Sono più di 10mila i migranti già rimpatriati quest’anno dalla Libia. Nel 2016 sono stati meno di 3000. A finanziare e a gestire l’operazione è l’OIM, ma serve la collaborazione delle varie ambasciate, che non sempre aiutano. Dai dati Unhcr, sarebbero 295mila fra migranti economici e profughi attualmente in Libia.

Quel circolo vizioso

Un circolo vizioso, annota sconsolato Amedeo Ricucci, che vede guardia costiera e i trafficanti giocare a guardie & ladri più che combattersi. Di fatto, i ruoli degli uni e degli altri non sono affatto distinti e troppo spesso prevalgono le complicità. Dall’Italia, in realtà, e da anni ormai, arriva soprattutto una pioggia di soldi. Che in teoria dovrebbero servire a rafforzare le capacità operative della Guardia Costiera libica e delle forme di Stato che sopravvivono.
Anche dal Tg1 la conferma di quanto sostenuto da larga parte della stampa internazionale e rilanciato con attenzione da Remocontro sull’utilizzo di milizie ieri coinvolte o vicine a trafficanti, ora in chiave repressiva, con buona pace della smentite da parte della Farnesina. Dettagli su soldi circolati attraverso vari passaggi, alcuni noti, altri inconfessabili, e risultati che restano purtroppo legati al ricatto potenziale di quelle stesse formazioni sul mercato del miglior offerente.

 

Clicca sull’immagine per guardare il video

 

Sorgente: TLAXCALA: L’imbroglio: la tratta dei migranti in Libia

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